Autore: fabio

  • Caraffa d’acqua al tavolo, qual è il prezzo corretto?

    Definire il prezzo corretto per una caraffa d’acqua potabile trattata nella ristorazione è un tema non così facile come può sembrare. I fattori che concorrono alla definizione del prezzo sono diversi tra loro, ed è necessario considerarli uno per uno, ragionare in maniera non solo tecnica, ma anche normativa e quindi imprenditoriale.

    I costi dell’acqua potabile trattata nella ristorazione

    Nel settore HORECA – acronimo che racchiude Hotel Ristoranti e Bar- fare una analisi dei costi legati ad un erogatore d’acqua alla spina non è così semplice. Nel caso di noleggio o di acquisto cambia il computo dei costi anche se grosso modo i valori non cambiano. Quello che è certo è che in entrambi i casi, noleggio o acquisto di un erogatore la qualità dei materiali forniti sposta in maniera significativa il costo generale.

    In questo articolo volutamente non faremo una disamina accurata dei singoli costi, sarebbe presuntuoso e forse troppo saccente, daremo una indicazione di massima sui diversi aspetti lasciando al lettore la capacita di visione generale secondo il suo punto di vista.

    I costi fisici di un erogatore d’acqua alla spina

    Non ha senso il confronto con chi non rispetta la normativa vigente. Vi è una grossa differenza di costi e quindi una oscillazione di prezzo significativa. Prendiamo in esame un sistema basilare, un semplice contalitri, associato ad un filtro conforme al DM25 del 2012 : il suo lavoro modesto lo può fare, riduce la presenza di cloro e migliora la caratterisiche organolettiche. Altra cosa è un sistema di filtrazione che monitora, migliora le caratteristiche chimico fisiche dell’acqua, garantisce contro i rischi di una eventuale crescita microbica. Un sistema valido per una di sicura e certa manutenzione, Un sistema protetto contro rischi accidentali, un sistema con presenza di debatterizzatori UV o filtri con membrane cave etc…

    erogatore acqua
    erogatore acqua ristorante

    I costi della manutenzione di un erogatore d’acqua alla spina

    La manutenzione periodica degli erogatori d’acqua nella ristorazione è FONDAMENTALE, lo abbiamo scritto in maiuscolo volutamente. La frequenza, la qualità del servizio, la qualità dei materiali impiegati sono parte integrante dei costi. Anche se la casa madre che produce le cartucce filtranti indica un limite temporale (generalmente 12 mesi) e una capacità filtrante espressa in litri è del tutto SBAGLIATO – e anche qua il maiuscolo non è a caso- definire la frequenza di intervento sui dati di targa del materiale di consumo. La valutazione deve sempre essere fatta in base ad una attenta analisi di tutti i punti critici dell’impianto. Anche per il piccolo Bar sono necesari almeno due passaggi annui, per le ristorazione la frequenza di controllo e cambio delle parti a rischio deve essere maggiore. Non dobbiamo tralasciare nei costi correnti le analisi chimico fisiche e batteriologiche- che sono obbligatorie – con frequenza minima da valutare in sede HACCP

    I costi del servizio tecnico.

    Da non confondere con i costi dell’interveto programmato fatto di ore di lavoro e materiale di consumo, con il costo di struttura per un servizio tecnico. Mantere un adeguato ed elevato servizio di assistenza necessita di una struttura aziendale non banale. Dall’esterno il ristoratore che si approggia a questa o quell’altra azienda poco sà del tema legato alla formazione, agli orari strampalati, alla reperibiltà, alla necessità di avere sempre un sostituto per ferie-malattie-imprevisti. Il fatto che un tecnico sia sempre disponibile è per molti un fatto scontato, e per molti non capiscono i costi che vi sono dietro. Un servizio tecnico che si rispetti ha sempre un ampio magazzino di ricambi e parti di consumo (e questo costa)

    I costi della corretta comunicazione

    L’acqua in caraffa servita ai tavoli nella ristorazione ha la piena dignità, anzi possiamo dire che non avendo viaggiato per centinaia di km al caldo, nella plastica, per essere ferma da mesi se non anni, ha una grande dignità. E’ sana, buona e sostenibile. Ma la normativa impone, ed è giusto che sia così, che il consumatore sia consapevole della qualità dell’acqua. Il Dl 181 del 2003 (art 13) impone sulle caraffe la dicitura “acqua potabile trattata” o “acqua potabile trattata e gasata”. Caraffe – stampa – comunicazione hanno un costo non banale.

    Il prezzo dell’acqua in caraffa servita ai tavoli in un ristorante

    Facendo l’elenco delle oeprazioni necessarie a garantire un elevato livello qualitativo dell’acqua alla spina nella ristorazione e dei loro costi, è evidente che non la si può regalare. Anzi il suo prezzo elevato è del tutto giustificato e non potrà mai essere sminuito. Ovviamente il lettore vorrebbe sapere un numero, un riferimento, ma facciamo fatica a darlo, perchè senza il rispetto di quanto sopra su tutte le operazioni necessarie a garantire un elevato standard qualitativo, faremmo il gioco dei furbetti che inquinano il mercato. Per dare un riferiento di benchmarket ossia un valore di riferimento, la caraffa d’acqua servita al tavolo deve avere un prezzo non sotto a quello di un’acqua minerale in bottiglia di vetro servita allo stesso tavolo. Se è maggiore tanto meglio.

    acqua minerale in bottiglia
    Acqua potabile trattata servita in caraffa

    Il prezzo e il sottobosco dei furbetti nel settore della ristorazione

    In ogni buona famiglia c’è sempre lo scappato di casa, anche nel nostro settore abbiamo chi per dolo chi per necessità non riesce a gestire il prodotto/servizio adeguato ed è costretto a limare sulla qualità, dell’erogatore o del materiale di consumo, o peggio ancora ridurre la qualità del servizio. Pur di stare sul mercato è costretto a fare una politica di prezzo aggressivo. E’ un gatto che si morde la coda, con prezzi bassi a maggior ragione non riesce gestire un processo qualitativo ed è quindo costretto a svendere il prodotto/servizio con innegabili ricadute su tutto il marcato. Un prodotto di bassa qualità non può essere portato in tavolo con prezzo della caraffa corretto.

    Ecco perchè il nostro settore deve lavorare sodo per creare una forte immagine che separi il mondo dei furbetti da quello dell’acqua potabile trattata di elevata qualità. Anche questo ha un costo, che deve ritornare indietro attraverso un prezzo della caraffa adeguato, sufficiente a pagare il corretto canone di noleggio o di assistenza

  • La nuova invasione dei prodotti low cost asiatici

    Negli anni ad ondate abbiamo visto l’arrivo di impianti e componenti per il trattamento dell’acqua dall’oriente, per chi ricerca il prezzo più basso non ha che da scegliere. Anche se oggi una parte del mercato cinese si è evoluto con i prezzi cresciuti di parecchio (la qualità che sia fatta in Italia o in Cina costa) esistono ancora parecchie aziende di basso livello.  I mercati emergenti sono come sempre aggressivi sul prezzo,  è la loro arma. Dall’India, dal Vietnam, per fare un esempio arrivano sistemi a prezzi strabilianti. Addirittura alcune aziende Cinesi fanno delocalizazzione in questi paesi o comprano e rivendono. 

    Esempio di Nickelatura a contatto con l’acqua da bere su rubinetti low cost

    Un fenomeno già vissuto, ma lo scenario è cambiato

    Per chi opera nel settore da parecchi anni confrontarsi con prezzi e qualità bassi sicuramente non è una novità. Qualche volta ci siamo tolti qualche sassolino dalla scarpa, soprattutto verso la concorrenza sleale, ma nella stragrande maggioranza dei casi ci siamo adoperati per divulgare gli strumenti per riconoscere la qualità. Ad esempio il tema dei filtri in linea pericolosi etc…

    Cosa è cambiato ?

    Il mercato non è più lo stesso.

    Ieri i prodotti per il trattamento al punto d’uso erano una novità, Internet era agli albori ed era abbastanza facile carpire la fiducia dell’ingnaro consumatore.

    Oggi con una facile ricerca è possibile rapidamente risalire alla fonte e capire la provenienza e per gli adetti al settori la qualità del prodotto.

    Ieri l’impianto normativo era confuso e con varie vie di fuga per i “furbetti”.

    Oggi Le norme di riferimento sono molto più precise, chiariscono in maniera certa le resposabilità di tutta la filiera, dal produttore/importatore sino all’azienda incaricata della assistenza e manutenzione.

    L’obbligo rendere esplicità l’orgine della merce, per i furbetti del settore è un tema dolente. Tante aziende continuano a far credere di essere i produttori E non sempre è così mentre banalmente comprano e rivendono

    Le norme precise per i prodotti

    Sul web, nei canali social appaiono in maniera martellante ditte che propongono sistemi di filtrazione o gruppi di frigogasatura di chiara importazione e dubbia qualità. Rimaniamo allibiti, quando appare la mendace rivendicazione di prodotto fatto in Italia o Europa. E’ obbligo dichiarare la provenienza della merce.

    Rimaniamo allibiti quando sistemi di filtrazione o gruppi di raffreddamento, vengono proposti senza uno straccio di reale certificazione CE, senza nessun riferimento ai necessari certificati sulle parti a contatto con l’acqua destinata al consumo umano. Nessun riferimento alla norma sul trattamento al punto d’uso, sull’efficacia e la sicurezza dei dispositivi di trattamento (DM 25-2012).

    Non è un caso che l’ultimo attacco di Codacons contro il mondo delle acqua potabile trattate abbia preso di mira aziende con prodotti di importazione.

    Le responsabilità di chi importa e chi vende

    Nel momento che la merce varca la frontiera della Comunità Europea, l’importatore diventa a a tutti gli effetti un produttore e risponde della qualità e delle norme a tutela della qualità. Ad esempio andare in Cina e comprare un osmosi a produzione diretta è abbastanza semplice, con i soldi in mano si aprono quasi tutte le porte (quelle del paradiso no). In dogana, conoscendo i porti migliori, o come aggirare i controlli, ad esempio indicano che non si tratta di impainti per acqua da bere, si riesce a sdoganare la merce. Per immetterli sul mercato è necessaria la validazione presso un laboratorio riconosciuto da Accredia, e qui viene il bello. E’ un lavoro complesso e i costi non sono banali. I più scaltri o temerari emettono dichiarazioni di conformità e sperano nell’assenza di controlli.

    Un esempio per fare chiarezza, se importo un dispositvo marchiato CE in Europa, con tanto di analisi test e dichiarazionidi laboratori esteri, il CE è in carico all’amministratore dell’azienda che ha effetuato l’import. Se per malaugurata sorte ci fosse un serio problema, la responsabilità per le legge è di chi compra e importa l’impianto.

    Pezzi di ricambio e assistenza

    Il low cost spesso dimentica la parte fondamentale del post vendita, l’assistenza e i pezzi di ricambio, l’Italia oggi è un cimitero di prodotti importati per qualche mese e poi abbandonati

    Puntare alla Qualità e rinunciare al prezzo più basso

    La scelta non è se utilizzare prodotti importati o meno, ma se utilizzare prodotti di qualità o meno. Il mercato asiatico oggi produce in eccellenza in tanti settori.

    bombola co2 alluminio
    Bombola Co2 Alluminio di alta qualità

    Nel nostro campo ad esempio, da diversi anni importiamo bombole co2 in alluminio eccezionali, (non a caso è il produttore è lo stesso che fornisce Soda Stream). Hanno la certificazione TUV tedesca, il TPed la tracciabilità del lotto etc…

    Conviene di gran lunga proporre un prodotto sicuramente non economico (oggi una bombola in ferro riciclata e riverniciata la si trova a 50/60 €) che trasmetta fiducia e serenità alla clientela.

    Quando si inizia la guerra al prezzo più basso la discesa è rapida e senza fine, ci sarà sempre qualcuno che venderà a meno rivolgendosi a fornitori sempre più scarsi.

    Oggi vi è opportunità importante, vista la guerra portata avanti dall’industria delle acqua confezionate per denigrare il trattamento al punto d’uso è smarcarsi dalla fanghiglia del low cost e bassa qualità per puntare ad essere visibili con la giusta qualità e il giusto servizio e il giusto prezzo.

  • Istituto Superiore di Sanità e trattamento dell’acqua potabile

    Con l’uscita l’anno scorso del Decreto Legge 18/2023 L’ISS ha fatto un enorme lavoro per mettere in pratica le indicazioni contenute nella Legge. Per chi conosce le reali risorse a disposizione del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità non che rimanere incredulo per l’enorme mole di lavoro svolto.

    L’istituzione del CeNSiA ossia del nuovo organismo centralizzato di coordinamento dell’intera filiera delle acque destinate al consumo umano, è sicuramente un passo avanti. Vengono chiamati in causa tutti i soggetti che partecipano e rendono sicura la filiera idropotabile.

    Il trattamento al punto d’uso

    Erogatore GWS Industries

    La Legge entrata in vigore l’anno scorso, come recepimento del della direttavia Europea ha dato dignità formale al mondo del trattamento dell’acqua (già) potabile. Nella realizzazione delle linee guida per la valutazione del rischio per la sicurezza della distribuzione interna (ISTISAN 22/33) le associazioni di categoria, tra cui AMITAP, sono state chiamate a collaborare e portare un crontributo fattivo basato sull’esperienza.

    Nella recente presentazione del primo rapporto sulla qualità dell’acqua potabile in Italia è emerso in maniera chiara che la rete acquedottistica è controllata in maniera costante e certa, con una frequenza elevata, con valori decisamente buoni. Per chi volesse leggere il Comunicato Stampa

    “Potabilizzatori” e depuratori fuori posto

    L’utilizzo di terminologia non corretta è pericolosa, l’abbiamo sempre detto. Il trattamento al punto d’uso non può essere una necessità di rendere potabile, quello che è già potabile. I sistemi domestici così come quelli negli uffici come nella ristorazione hanno la funzione fondamentale di rispondere ad una esigenza ben chiara. Bere con piacere, con una scelta consapevole e sana.

    Le acque minerali

    Rispondono ad una esigenza ben precisa, il consumatore può scegliere liberamente il tipo di acqua da bere. Tralasciamo volutamente il tema della pubblicità ingannevole, per soffermarci sul piacere di bere acqua priva di odori, sapori e gusti allontano il consumatore dall’acqua del rubientto e lo spingono al consumo dell’acqua confezionata.

    Acqua e parametri organolettici, la qualità emotiva

    Anche se è vero che odore o gusto possono non influenzare la qualità sanitaria, è anche vero che bere è un piacere. Soprattutto in Italia è esiste la cultura della buona tavola, esiste il piacere di assaporare con gusto il cibo e gli alimenti. L’acqua è un alimento !

    La dignità piena del trattamento al punto d’uso

    Con questi semplici passaggi rimandiamo al mittente il tentativo di screditare il nostro settore. Se è vero che non ha senso creare ingiustificate paure per spingere il consumatore a dotarsi di un “potabilizzatore” per essere tranquillo a casa, è ancor di più vero che esiste una alternaitva sicura, e valida all’acqua confezionata. I sistemi di trattamento al punto d’uso garantiscono acqua sana con parametri organolettici di eccellenza. I sistemi di trattamento uso sono di diversa natura, possono fornire acqua liscia fredda o gasata, acqua ricca di sali o leggera.

    La necessità di una corretta informazione

    Il mondo del trattamento al punto d’uso è oggi a livello mondiale una realtà in forte espansione, alle aziende la scelta di collocarsi sul mercato con politiche che tengano conto della qualità del prodotto, del qualità del servizio e della comunicazione. Aziende che basano il loro principio sul mordi e fuggi, prendi i soldi e scappa, o la guerra del prezzo con il prodotto/servizio più scadente ci saranno sempre. ( e poco ci possiamo fare se non rendere chiara e netta la distinzione

    La necessità di una corretta manutenzione

    L’ISS e il Ministero della Salute su questo punto batto e ribattono il chiodo. Per chi lavora da anni nel settore non può che associarsi a questo punto di vita, lavorare, comunicare informare e gestire questa parte fondamentale del trattamento al punto d’uso. A chiusura e conferma di quanto detto vi inviatiamo a fare l’ultimo sforzo e leggere quanto scritto nelle FAQ dell’ISS

  • A cosa puntano le acqua minerali

    Perchè denigrano i sistemi di trattamento il punto d’uso

    Con una cadenza lenta ma costante sui mezzi di informazione e sui media in generale compaiono iniziative che mettono in discussione il mondo del trattamento dell’acqua potabile sia in ambito domestico che nella ristorazione. L’attacco frontale del Codacons di cui abbiamo parlato nei mesi scorsi, non ultimo la presa di posizione della testata “il fatto alimentare” contro la fornitura di acqua potabile trattata nel settore ristorazione.

    Attacchi strumentali e sgrammaticati

    A leggere i diversi attacchi ripresi e ampliati dalla stampa cartacea in prima battuta verrebbe da pensare di non preoccuparsi. Le argomentazioni tecniche e in diritto sono poca cosa. Chi scrive con intento denigratorio sembra abbia poca conoscenza del tema. Il gioco di mettere insieme concetti tra loro diversi, ad esempio il tema della corretta comunicazione , da quello distinto della qualità dell’acqua erogata , per screditare il prodotto servizio è di bassa lega.

    Quale il vero obiettivo dei mandanti?

    Pensare che le azioni del Codacons, del Fatto Alimentare, delle testate giornalistiche al soldo possano impedire lo sviluppo e la crescita del mercato dell’acqua a Km zero è del tutto illusorio. Anche chi si pone al servizio di questa campgna di fango lo sa benissimo. Non saranno due o più articoli scadalistici, confezionati più o meno bene a stroncare un mercato solido sia a livello italiano che internazionale. Il fatto è che piano piano viene veicolato il concetto che l’acqua potabile trattata è si ammessa, ma comunque di serie B rispetto alle acqua confezionate, che sono il top della qualità e quindi per conseguenza, se si è disposti a pagare una caraffa da 75 cc a 2 € a maggior ragione bisogna essere pronti a pagarne il doppio per la qualità superiore.

    Un pericolo da non sottovalutare

    Negli anni, a fatica, si è imposta nella ristorazione l’acqua a KM zero, percepita dalla clientela come un prodotto/servizio di alta qualità.Mantenere elevato lo standard qualitativo è necessario per non trascinare il settore nella guerra dei prezzi al ribasso.La qualità della filtrazione e il servizio di manutenzione periodico associato è il fulcro che deve sempre essere posto al primo piano per poter continuare a sviluppare un settore in forte crescita con i giusti margini

    Un invito

    Un invito ad operare sempre con la massima qualità, sia nella scelta dei prodotti e consumabili, sia nel servizio di manutenzione periodica è doveroso.Se dovessimo fare un confronto serio, tra l’acqua a Km zero e I km dell’acqua confezionata siamo prontiSe dovessimo fare un confronto serio tra l’acqua a corrente e qualla che rimane chiusa in contenitori di plastica per mesi e mesi siamo prontiSe dovessimo fare un confronto serio tra i trattamenti delle acque minerali ( è si sono trattate) e i trattamenti al punto d’uso siamo pronti.

    Sempre che si lavori in regime di elevata qualità, anche nella comunicazione

  • Trattamento acqua potabile, cosa dire e cosa non dire

    Trattamento acqua potabile, cosa dire e cosa non dire

    L’attacco del Codacons al settore del trattamento acqua è frontale, ingiusto e strumentale.

    • Frontale perchè non gli interessa distinguere chi lavora in maniera corretta, chi cerca un miglioramento continuo da coloro che il fine è solo la parte economica.
    • Ingiusto perchè da un punto di vista tecnico le motivazioni portare sono prive di significato logico e normativo
    • Strumentale perchè è bene chiaro che serve a portare acqua al mulino di produce e vende acqua preconfezionata

    Sono tutti aspetti che andrebbero approfonditi, in questo articolo ci interessa rispondere in maniera chiara al primo punto.

    Cosa ci distingue

    Per far una semplice e rapida valutazione sulle posizioni opposte presenti sul mercato:

    Dire che l’acqua del rubinetto debba essere depurata o purificata o peggio ancora potabilizzata è sbagliato in quanto si induce nel potenziale cliente un allarme ingiustificato. L’acqua della rete idrica è potabile e adatta al consumo umano (contato, inalazione,ingestione).

    Le parole sono pietre e il loro utilizzo una questione delicata: Se si utilizza la parola “depuratore” come termine generico e comunque si spiega nel dettaglio che si tratta di un apparecchio per il trattamento dell’acqua GIA’ potabile, si può commettere una inesattezza ma non certo una truffa. Se invece utilizzo la parola depuratore per indurre a credere che l’acqua del rubinetto NON sia potabile commetto una scorrettezza grave. Stessa cosa per il termine purificatore: è da bandire, e non utilizzare mai. veicola il concetto sbagliato di un’acqua pura che non esiste. L’acqua pura è un concetto chimico ma non biologico. L’acqua deve essere ricca di sostanze necessarie al corpo umano.

    La parola potabilizzatore, quella proprio no, è fuorviante di suo, l’acqua è già potabile

    La questione purtroppo deve essere vista anche in altri termini, volendo separarci visimamente e in maniera netta da coloro che utilizzano e giocano in maniera ambigua con le parole per manipolare aspetti importanti è necessario che si utilizzino termini chiari e puliti.

    Non entriamo nella disucssione sul concetto di acqua potabile, ne tanto meno se l’acqua di rete sia potabile o meno. Un secolo e passa di lavoro per portare l’acqua in casi di tutti eliminando le epidemie idordiffuse è sufficiente per definire chiudere la questione.

    Perchè trattare l’acqua già potabile ?

    Per le stesse ragioni per le quali parecchie persone preferiscono l’acqua preconfezionata. L’acqua di rete anche se potabile spesso non è piacevole e non corrisponde ai nostri bisogni.

    Perchè è libera la scelta consapevole di bere acqua leggera oppure ricca di sale. Deve essere scritto a caratteri cubitali che una scelta consapevole è legata alla corretta informazione nel proporre diversi sistemi di filtrazione.

    Ovvio che sul tipo di apparecchio o materiale di consumo che si utilizzano dobbiamo essere certi della qualità. DA anni lavoriamo in maniera costante a creare conoscenza sul tema

    Gli aspetti salutistici dell’acqua

    Ci sono tanti aspetti deontologici che devono portare a far riflettere sul tema della corretta informazione in questo campo. Dire che bere aiuta la diuresi, anche se per alcuni può apparire ovvio, è corretto, dire che l’acqua è parte integrante del processo digestivo, è corretto. Dire che l’acqua ha una funzione termoregolatrice, è corretto. Dire che…. sarebbe opportuno fermarsi qua. La fisiologia dell’acqua nel corpo umano è cosa molto complessa ed ancora per certi versi inesplorata. Sostenere effetti di questa o quell’acqua in maniera generalizzata non è possibile.

    Molteplici sono le teorie sulla corretta alimentazione, e la dimostrazione soggettiva- io l’ho provata e mi fa bene- non è scientifica. Ad oggi quello che possiamo dire con certezza è che i fattori sono tanti, ètà, sesso, tipo di lavoro, attività fisica, alimentazione in generale, clima, patrimonio genetico del singolo etc…

    Le teorie sulle acqua particolari “alcaline, idrogenate, magnetiche, vitalizzate” al momento non hanno nessun riscontro oggettivo, alcuen sono vere e proprie bufale.

    E’ da evitare nella maniera più assoluta proporre il trattamento al punto come una scelta medico-sanitaria. Diventa penalmente rillevante proporre il trattamento come soluzione a patologie gravi. Ci capita di vedere pagine internet o depliant pubblicitari che raccontano di guarigioni miracolose da patologie gravi come il cancro, grazie all’utilizzo di sistemi o acque particolari. Utilizzare questi argomenti è da persone senza cuore e malvage.

    Cosa dice la legge

    Il DM 25 e le linee guida dicono in maniera chiara che solo quanto approvato dall’EFSA (autorità europea per l sicurezza alimentare) può essere riportato nella comunicazione pubblicitaria. Nel caso specifico dell’acqua, a quanto ci risulta, è solo ammesso dire che l’acqua ricca di sali aiuta a prevenire malattie cardiovascolari. (Il che non vuol dire che bere acqua ricca di sali faccia bene).

    e le acque minerali ?

    Anche per le acque preconfezionate il discorso non cambia, ma a non rispettare questa indicazione le prime sono le acqua preconfezionate, ma loro delle multe se ne fanno un baffo, i margine è tale che il gioco vale la candela.

    La necessità di dotarsi di un sistema di trattamento al punto d’uso

    Semplici verità:

    • il trattamento migliora le caratteristiche organolettiche
    • rimuove i residui di disinfettante residuo
    • rimuove quanto rilasciato dalla rete distributiva domestica
    • riduce il tenore salino (a richiesta)
    • riduce inquinanti specifici (ad esempio PFAS, Nitrati, trialometani, etc..)

    E’ sufficiente essere correttamente informati e quindi gestire le proprie scelte.

    E la plastica?

    L’utilizzo della risorsa acqua km zero: è necessario insistere su questo argomento. Lavoriamo per migliorare l’ambiente per ridurre gli sprechi. E’ corretto insistere su questo tema. La nostra non è una campagna contro le acque confezionate, le acque minerali sono un mondo ontologicamente diverso.

    Questa consapevolezza deve essere ben ponderata. Il tema del confronto e uno dei motivi di questo attacco che sembra stramplato. Il ricorso al TAR nasce dalla necessità di valorizzare oltre modo le acque confezionate denigrando i sistemi di trattamento al punto d’uso. Ma da buon esperti del mercato ben sappiamo che un sistema di filtrazione di qualità associato ad un servizio di manutenzione efficace definisce un rapporto qualità/prezzo che inevitabilmente si pone sul mercato in maniera positiva.

  • Codacons: acque potabili trattate e acque minerali

    Codacons: acque potabili trattate e acque minerali

    Il 17 aprile di quest’anno il Codacons ha presentato presso il TAR del Lazio un ricorso per l’annullamento degli atti amministrativi del Ministero della Salute. Sul sito del Codacons è presente un comunicato stampa generico che fornisce poche notizie se non le solite frasi generiche che generano poca chiarezza.

    Il ricorso al Tar, come è strutturato

    Abbiamo avuto modo di leggere attentamente il ricorso, non lo pubblichiamo per rispetto delle aziende coinvolte, qui a seguire un breve riassunto.

    il ricorso al TAR da parte del Codacons e dell’Associazione dei diritti del malato e del cittadino si rivolge contro

    • il Ministero della Salute , l’Istituto Superiore di Sanità  e Censia (nuovo istituto previsto dal Dlgs 18-2023)
    • Contro interessati: due aziende del settore

    Il ricorso richiede  l’annullamento del decreto DM 25 del 2012, delle linee guida nonché del Dm174 del 2004  ove non sono state aggiornate le liste positive.

    Nelle premesse si indica una crescente diffusione dei sistemi di trattamento, e viene rimarcata una differenza sostanziale tra le acque minerali e quelle filtrate (chiamate anche manipolate).

    Quindi si ravvisa una carenza normativa nell’individuare le autorità di vigilanza e controllo atte a far applicare i decreti in questione. Oltre a ciò sarebbero assenti nel Dm 25 del 2012  vincoli tecnici e parametrici, ma solo  “mere” indicazioni divulgative.

    A dimostrazione di quanto asserito, i ricorrenti hanno comprato su internet  un dispositivo ad osmosi inversa con accumulo reclamizzato come “depuratore a osmosi con accumulo, mineralizzatore e centralina a display”. Nella confezione era presente un manuale e delle dichiarazioni di conformità, senza nessuna indicazione ed analisi della qualità dell’acqua erogata.

    Sulla base di questi fatti, il Codacons e Associazione per il diritto del malato e del cittadino,  dopo una lunga e articolata dimostrazione di essere in diritto per presentare il ricorso, afferma

    a)“Violazione e falsa applicazione D.lgs. n.18 del 2023 e della Direttiva (UE) 2020/2184 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2020. Violazione e falsa applicazione del D.M. 174/2004. Violazione art. 32 Cost.”.

    Questo perché secondo il Ricorrente, esistono indicazioni “nuove” nate dalla normativa che ha sostituito il vecchio DL 31/2001 sia sotto forma di nuove sostanze da considerare, sia di controlli da effettuare sull’acqua che fuoriesce dai dispositivi di trattamento al punto d’uso

                b). Violazione e falsa applicazione sotto altro profilo del D.lgs. 18 del 2023 e della Direttiva(UE) 2020/2184 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2020- Disparità di trattamento

    Detto questo il punto saliente del ricorso è la denuncia del DM25 “in quanto sottraendo quindi le
    acque trattate dagli stessi dispositivi, dai rigidi controlli previsti dalla nuova normativa prevista
    del Dlgs. N. 18/2023, creando una disparità di trattamento tra le società che imbottigliano
    l’acqua minerale e le società che di fatto la trattano attraverso i dispositivi ex D.M. 25/2012
    ”

    “Si ravvisa quindi una disparità di trattamento in relazione ai controlli previsti per le acque
    minerali e quelli per le Acque trattate e/o filtrate, a discapito della salute dei consumatori finali
    ”  (Anche se sembra che il discapito maggiore lo abbiano chi confeziona l’acqua minerale in bottiglia)

    • c). Violazione dell’art. 2 del Codice del Consumo – Diritti del consumatore, in particolare del diritto ad una adeguata informazione e corretta pubblicità (art. 2 comma 2 lett. c), in combinato disposto con gli artt. 5, 20 comma 2, 21 comma 1 lett.b.

    Dopo una miscellanea di luoghi comuni sul diversi sistemi di trattamento, (ad esempio si confondono gli addolcitori con sistemi di trattamento al punto d’uso).  Si fa riferimento alla necessità di una corretta informazione al consumatore, e quindi il ricorrente conclude che:

    “Cosicché l’ingannevolezza, secondo la scrivente difesa è da mancata indicazione degli elementi
    tecnici relativi alla composizione dell’acqua trattata alla procedura di filtrazione adottata nonché
    sulla proposta di vendita, che facilmente induce il consumatore medio ignaro nel paragonare
    similarmente gli effetti nonché la composizione dell’acqua trattata con l’acqua minerale.
    ”

    La richiesta del Codacons è categorica: annullare il DM 25 il DM 174 e nominare un commissario “ad acta” per gestire il vuoto normativo.

    Come rispondere ad una attacco strumentale

    Controbattere ogni argomentazione passo passo è un lavoro non da poco, lo faremo in seguito se sarà necessario, non tanto per spiegare la ratio delle leggi esistenti e il loro inquadramento ai Ricorrenti, ma per fare chiarezza

    Confondere i complessi sistemi di trattamento per la potabilizzazione degli impianti acquedottistici con i sistemi di trattamento al punto d’uso è pura follia.

    L’acqua è un alimento e come tutti gli alimenti vengono prodotti in regime di autocontrollo.  Alle autorità di vigilanza e controllo il compito di monitorare la reale applicazione delle norme previste.

    In campo domestico la gestione degli alimenti non è soggetta a verifica domiciliare da parte delle autorità competenti, sono previste  invece norme soggette a controlli al momento dell’acquisto, AGCOM ASL etc…

    In campo pubblico, nei ristoranti, negli alberghi casette dell’acqua etc.. è compito dell’OSA verificare e monitorare la qualità dell’acqua erogata, con analisi e gestione dei rischi. Dove non presente la figura dell’OSA intervengono i piani di sicurezza dell’acqua. Sul tema della comunicazione sia il DM25 del 2012, che il DL181 del 2003 sono ben chiari, la dicitura di acqua potabile trattata deve essere posta sul contenitore e sull’impianto.

    Per maggiori dettagli rimandiamo ad un recente articolo sul tema della documentazione richiesta per il settore della ristorazione

    la vittima che insegue il carnefice

    Sono anni, decenni, che il settore del trattamento dell’acqua potabile, familiarmente chiamati depuratori, non vuole essere accomunato alle acque in bottiglia. Sono prodotti ontologicamente diversi. Le acque minerali non sono acqua potabile, hanno una loro storia, un inquadramento normativo a se stante, un loro mercato di riferimento. Certo è che il mondo del trattamento negli anni ha tolto una base d’acquisto significativa ai rivali. Per similitudine possiano dire che le biciclette elettriche e i monopattini sono mezzi di trasporto come gli scooter, ma sono cose differenti, servono entrambi a spostarsi, ma succede che chi va in bici non compra più lo scooter…

    Da questo si capisce come ogni azione per denigrare il settore del trattamento dell’acqua potabile abbia un senso. il Codacons che dovrebbe tutelare il cittadino consumatore potrebbe formulare meglio i ricorsi, potrebbe appararire un interesse di parte nella contesa di mercato. Invece di fare il confronto che non ha senso dovrebbe avanzare suggerimenti per migliorare il settore. Bah, vai a capirli….

    Lo diciamo a gran voce, acque minerali fate il vostro e non inseguiteci in per metterci i bastoni tra le ruote, le nostre acque non hanno ruote. Non fateci pubblicità con i vostri ricorsi, non ne abbiamo bisogno.

  • PFAS e acqua destinata al consumo umano e loro rimozione

    PFAS e acqua destinata al consumo umano e loro rimozione

    Sono sicuramente nella categoria degli “un inquinati emergeti”.  Si conoscono da anni ma possiamo definirli emergenti perchè che con la nuova direttiva recepita dal in Italia dal DL 18 del 2023 sono menzionati esplicitamente con soglie di rischio ben precise.

    In tutta Europa, Italia compresa è una continua segnalazione di ritrovamento di concentrazioni che in alcuni casi superano i valori limite. Ad esempio nella zona di Spinetta Marengo (di cui si è occupata di recente la Rai) o nel vicentino, o in Val Susa

    Già in passato abbiamo scritto in proposito, alcuni aggiornamenti e precisazioni sono necessari a seguito della normativa recente.

    fonte Agenzia Europea Ambiente

    Cosa dice il DL18 del 2023 in merito ai PFAS

    Nella nuova normativa non è previsto il controllo di routine ma deve essere fatto quando vi sono indizi che potenzialmente ne indichino la loro presenza, ad esempio lavorazione industriali dove spesso sono stati utilizzati i perfluorati (concerie, utilizzo di schiumogeni, tessile etc..)

    L’allegato III al punto 3 definisce i metodi di prova e le famiglie da ricercare mentre l’allegato I definisce i limiti di concentrazione massima ammissibile espressa come somma di PFAS o come PFAS totali).

    Merita una rapida lettura quanto predisposto dal Ministero della Salute in merito. Leggi scheda informativa

    la rimozione dei PFAS

    La rimozione dei PFAS in soluzione nell’acqua è un processo non complicato, ma come sempre non esiste la bacchetta magica. 

    Il Carbone Attivo si comporta bene, soprattutto quando la sua struttura è composta da meso-pori e micro-pori, ossia una struttura di superfice estesa.  I tempo di contatto tra l’acqua e l’inquinante necessita di un tempo non istantaneo, quindi sono sicuramente preferibile sistemi GAC ossia Carbone Attivo in forma Granulare, di qualità e con un diametro il più ampio possibile per abbassare la velocità del fluido ed aumentare il tempo di contatto.  Da ultimo va segnalato che nell’ampia famiglia dei PFAS, quelli a catena corta, ossia con struttura molecolare più piccola sono i più difficili da essere catturati dal processo di adsorbimento.

    Gli impianti a Osmosi Inversa sono sicuramente efficacie su tutta la gamma dei PFAS. Non è un caso che anni orsono durante l’emergenza PFAS nel Vicentino alcune ASL abbiano dato indicazione favorevole al loro utilizzo in ambito domestico

    Le Resine Anioniche si comportano bene, nello scambio ed hanno una efficienza elevata, con riduzioni vicine al 99% ma scontano la complessità impiantistica e il tema della rigenerazione.

    Una nota importate a questo breve ricapitolo deve essere dedicata ai fenomeni secondari e alla loro messa in sicurezza. Il trattamento dell’acqua potabile, soprattutto con la rimozione della cloro copertura rendono l’acqua “libera” ma nello stesso tempo fragile. Fenomeni di ricrescita della carica micorbica devono essere sempre tenuti sotto controllo, non è un caso che scongliamo sempre l’utilizzo del solo carbone attivo se non associato a sistemi di contenimento del problema, come l’utilizzo di sali d’argento o membrane a fibra cava.

    Seconda nota importante la letteratura scientifica sulla rimozione dei PFAS è ampia e consolidata, ma seguendo il DM25 del 2012 per poter rivendicare l’efficacia di un prodotto o dispositivo serve comunque una analisi di prestazioni presso un laboratorio terzo