Autore: fabio

  • Trattamento acqua : personalizza la tua linea di prodotto

    La nostra è da sempre una azienda agile e pronta alla richieste del mercato, la nostra crescita nel mercato ne è una dimostrazione.

    Personalizziamo i tuoi filtri con lotti anche non particolarmente grandi

    Filtro GAC 10″ Personalizzato

    Internamente abbiamo macchine da stampa per poter personalizzare i vostri filtri, in lotti anche minimi, dai 96-100 pezzi in su. Possiamo farlo sui filtri in linea così come sui filtri a baionetta.

    Filtro a Baionetta Personalizzato

    Creiamo sistemi di filtrazione customizzati a richiesta del cliente

    I sistemi di filtrazione sono generalmente basati alcuni principi base, utilizzando e componenti già presenti sul mercato.

    La nostra lunga esperienza nel settore ci permette di sviluppare sistemi particolari, efficaci, conformi alle normative vigenti, che rispondono a specifiche logiche di mercato. Ad esempio utilizziamo scatolati di elevata qualità estetica con colore, brand e matricola personalizzata, o con soluzioni innovative per risparmaire sul tempo di manutenzione.

    In poco tempo siamo in grado di fornirti la tua grafica anche per gli impianti domestici, per gli uffici e per la ristorazione

    Anche per piccoli numeri siamo in grado di fornirti la grafica necessaria per essere visbili e apprezzari sul mercato, le nostre macchine a stampa sono in grado di stampare sui frontalini degli erogatori GWS le scritte i loghi e le foto che ti servono

    Produciamo erogatori personalizzando il prodotto nei colori e nelle forme

    Da oltre 26 anni progettiamo erogatori d’acqua liscia fredda e frizzante, abbiamo lavorato per aziende medio piccole, ma anche con colossi internazionali. Oggi siamo specializzati ne produrre una ampia gamma di prodotti dal settore domestico a quello della ristorazione. Geometrie, colori, prestazioni e manuali su richiesta del cliente

    Particolare di design

    Per qualsiasi necessita non hai che da contattarci

  • Cos’è un dispositivo medico e perchè i sistemi di trattamento acqua non possono esserlo

    Cos’è un dispositivo medico e perchè i sistemi di trattamento acqua non possono esserlo

    La normativa in vigore, il Regolamento (Ue) 2017/745, definisce “dispositivo medico” qualunque strumento, apparecchio, materiale o altro articolo, destinato ad essere impiegato sull’uomo, durante una pratica medica. Sono inclusi anche i prodotti “specificamente destinati alla pulizia, disinfezione o sterilizzazione dei dispositivi”. I dispositivi sono suddivisi in 3 classi, in funzione della destinazione d’uso e dei rischi che questa comporta: 1 a basso rischio, 2 a rischio moderato e 3 ad alto rischio, con varie sottoclassi nei casi in cui il dispositivo sia disponibile anche sterile, o che permanga nell’organismo per un tempo medio lungo o che modifichi la composizione di tessuti o liquidi biologici.

    Messa in commercio di dispositivi medici

    Mentre per la messa in commercio dei dispositivi di classe 2 (ad es. strumenti chirurgici, siringhe, lenti a contatto, ecc.) e di classe 3 (dispositivi impiantabili, pacemaker, protesi endossee, ecc.) è indispensabile l’intervento di un Organismo Notificato (ad es. l’Istituto Superiore di Sanità) che ne accerti la sicurezza e l’efficacia, per i dispositivi di classe 1 la marcatura CE viene apposta direttamente dal fabbricante.

    Si tratta, infatti, di dispositivi molto semplici che, pur partecipando in qualche modo al trattamento del paziente, non sono invasivi e presentano rischi minimi: si va dai termometri agli occhiali da vista, dai materassi ortopedici ai carrelli porta medicinali, dai guanti in lattice alle garze per medicazione.

    In questi casi il fabbricante è tenuto esclusivamente a predisporre un fascicolo tecnico con tutti i documenti previsti dal Regolamento 2017/745 e a tenerlo a disposizione per eventuali richieste da parte delle autorità sanitarie.

    Gli stessi fabbricanti possono registrare i propri dispositivi nella banca dati europea rendendoli disponibili in tutti i paesi dell’Unione.

    I diversi tentativi di accreditamento

    Alcuni produttori di apparecchiature di trattamento per l’acqua potabile hanno tentato commercializzare i propri prodotti con il marchio CE definendoli “dispositivi medici” ma, più di una volta, negli ultimi anni, sono stati costretti ad eliminare il marchio e sono stati cancellati dalla banca dati. Infatti, pur essendo l’acqua un elemento insostituibile nella maggior parte delle pratiche mediche, e sanitarie in genere, il trattamento dell’acqua non può rientrare nella definizione data dalla normativa, pur nella vasta eterogeneità dei prodotti ricompresi. 

    D’altro canto, anche molte Aziende sanitarie hanno contribuito a confondere i produttori richiedendo, in fase d’asta, sistemi filtranti per acqua potabile marcati “dispositivi medici” in quanto destinati a strutture dove l’acqua trattata viene impiegata per le pulizie e detersione di dispositivi medici e/o per la disinfezione e sterilizzazione di dispositivi medici. 

    Cosa dice il Ministero

    Il Ministero della salute, con specifica nota circolare, ha chiarito che:

    Nonostante i sistemi di filtrazione dell’acqua che verrà poi utilizzata per la pulizia dei pazienti o delle mani degli operatori sanitari, possano avere finalità di prevenzione delle infezioni trasmesse dall’acqua, i dispositivi utilizzati per l’igiene e la pulizia della persona non sono da collocare tra i dispositivi medici, anche se destinati alla prevenzione di una malattia. Essendo inoltre applicati alle tubazioni dell’acqua nei punti di erogazione non possono rientrare nella definizione generale di “dispositivo medico”.

    I filtri di cui si tratta potrebbero, eventualmente, rientrare nell’ambito di applicazione del decreto sui dispositivi medici solo se il fabbricante abbia previsto, quale esclusiva destinazione d’uso dei filtri stessi, che l’acqua trattata venga impiegata per la pulizia e detersione di dispositivi medici o, comunque, che detti filtri rientrino esclusivamente nelle procedure di disinfezione e sterilizzazione di dispositivi medici.

    Roma 15 novembre 2024

    dott.ssa ROSSELLA COLAGROSSI drinking water law senior consultant

    Viale Alessandro Magno, n. 251 – 00124 Roma

    :[email protected]   pec: [email protected] 

  • La trappolina del Codacons

    La trappolina del Codacons

    In parecchi hanno segnalato la ricezione della lettera generica inviata da Codacons ai diversi ristoranti, la pubblichiamo senza timore.

    Si fa fatica a capirne il senso logico

    Si fa fatica a capirne il senso logico, è banale sottolineare che se un ristoratore vende acqua potabile trattata proponendolo come acqua minerale commette un illecito abbastanza grave, ossia frode in commercio e c’è poco da essere convocati dal Codacons,  intervengono i  NAS, punto e basta

    La corretta informazione ai cittadini la stabilisce già il DL 181 all’articolo 13 riguardante la messa in commercio di prodotti sfusi, è obbligo apporre sull’impianto e/o sul contenitore la descrizione del prodotto. Nel nostro caso la dicitura di legge è “acqua potabile trattata” o “acqua potabile trattata e gasata” La salute dei cittadini è tutelata da un inquadramento normativo (unico in Europa) DM 25 del 2012 e successive linee guida, nonché il recente DL 18 del 2023

    Si fa fatica a capire l’abbaglio, (e il senso del ridicolo)

    Si fa fatica a capire, come possa il Codacons aver preso un abbaglio di tale portata, tutto viene posto nel rispetto della legge e in una qualità elevata del prodotto e del servizio legato al trattamento dell’acqua potabile.  Se vi è qualcuno che non rispetta la legge e mette in pericolo la salute del cittadino è compito di tutti segnalare ed intervenire, ma questo intervento a pioggia con lettere inviate a destra e manca ha poco senso.

    E’ un po’ come se il tizio e il caio di turno inviassero a pioggia, ai produttori di acqua minerali una lettera in cui li si accusa di imbottigliare acqua minerale (trattata) o peggio ancora di mettere nella plastica l’acqua presa dalla sorgente e quindi chiedere conto ai produttori, o ancora di inviare centinaia lettere a tutti i camionisti che d’estate portano a spasso per il paese per migliaia chilometri camion carichi di bottiglie d’acqua.   Si cadrebbe nel ridicolo.    Viene bene far notare che è consentito alle acqua minerali il trattamento prima dell’imbottigliamento per la rimozione dei composti instabili non rivendicati nell’etichetta. Art 8 del Dl 176 del 2011 E’ consentito il trasporto e stoccaggio dell’acqua in luoghi salubri e lontano da fonti di calore e non esposti alla radiazione solare, ci mancherebbe.

    In Francia, le acque minerali del gruppo Nestlé sono state prese in castagna per aver manipolato le acque di sorgente, e lo scandalo è stato tirato su da Media Part

    Sarà mica che..

    Il tentativo maldestro è quello di sollevare un polverone, una lettera così sgrammaticata altrimenti non si spiegherebbe, si cerca la bagarre e la lite a tutti i costi.

    Una lite sicuramente non a vantaggio del consumatore che oggi più che mai è orientato ad un consumo responsabile e consapevole.  Non a vantaggio di chi ogni giorno si alza e lavora per garantire sistemi di trattamento in efficienza con una manutenzione costante.  Sarà mica che …

  • Prefiltrazione negli impianti ad osmosi inversa, la corretta sequenza dei filtri

    Prefiltrazione negli impianti ad osmosi inversa, la corretta sequenza dei filtri

    La prefiltrazione negli impianti ad osmosi inversa ha duplice scopo, proteggere le membrane dalla presenza dei composti a base di cloro e nello stesso tempo rendere l’acqua gradevole e sicura nel caso si utilizzi la valvola di miscelazione per correggere la conducibilità del permeato.

    I composti a base di cloro, presenti nell’acqua come disinfettante sono aggressivi e tendono a seccare il film delle membrane, rendendole presto inutilizzabili. (non è un caso che ne processi di pulizia di un impianto non si devono utilizzare prodotti come l’acido ipocloroso, ). Il volume d’acqua trattato dalla prefiltrazione è decisamente superiore al volume d’acqua consumato al punto d’uso. il rapporto scarto e permeato è compreso generalmente tra 1:2 a 1; 3 e anche oltre, e quindi facile il calcolo del tra il consumato al punto d’uso e l’utilizzato reale.

    GAC o CTO ? carbone granulare o carbon block ?

    e’ una annosa questione che per molti poggia su aspetti filosofici legati ad una tradizione che rimanda indietro a scelte fatte nella notte dei tempi per questioni più commerciali che tecniche. (per dire che chi lo fa non sa il perchè)

    Negli impianti a produzione diretta, ossia quelli senza accumulo è necessaria una grande portata, con una caduta di pressione minima. La pompa chiama acqua e la spinge nelle membrane, se manca acqua la pompa va in cavitazone, fa rumore e si rovina presto.

    Il carbon block, se di qualità, ossia con porosità costante tende ad intasarsi presto (se non si intasa è per la sua scadente qualità) ed è quindi necessario proteggerlo con una pre filtrazione a sedimenti. Il rischio che polvere di carbone si stacchi dal filtro carbon block è minima (sempre che il filtro sia di qualità)

    Il filtro a sedimenti va quindi posto prima !

    Il filtro GAC non deve essere protetto in entrata, non ha una maglia fine e il suo compito principale è di rimuovere il cloro, non ha caduta di pressione e l’unico suo punto debole è il rilascio di polvere di carbone che non deve assolutamente andare sulle membrane, le intaserebbe. Ecco perchè nel caso di utilizzo di filtri GAC (granulated active carbon) il filtro a sedimenti deve essere posto dopo.

    Il filtro a sedimenti va quindi posto dopo !

    In questi ragionamenti partiamo sempre dal presupposto di filtri e impianti ad osmosi inversa di qualità, poi nel peggio c’è di tutto e le giustificazioni del peggio in alcuni casi sono ridicole, in altri casi sono fantasiose mentre alcune sono al limite della decenza.

    Il carbon block non è adatto alla prefiltrazione negli impianti a produzione diretta

    Mentre negli impianti con accumulo, non è necessaria una grande portata, perchè lentamente si riempe il vaso, nella produzione diretta dobbiamo concentrare gli sforzi per la massima portata, con una bassa caduta di pressione e una durata nel tempo. Piccoli filtri da 10-12 pollici con carbon block non possono rispondere a tutti questi requisiti, a meno che non scendano drasticamente di qualità, con filtrazioni più grossolane e materiale scadente. Purtroppo in parecchi paesi sono presenti etichette che non corrispondono al contenuto, filtri dichiarati 5 micron ma che nella realtà fanno passare anche gli elefanti.

    La nostra scelta GAC di qualità, Sedimenti di qualità

    I filtri GAC devono essere ben riempiti, avere una granulometria costante e posssedere caratteristiche batteriostatiche, ossia impedire lo sviluppo di flora batterica. IN12 CS con argento in forma ionica, rispondono decisamente a questi requisiti. Una grande portata, una efficacia e sicurezza nel tempo. I filtri a sedimenti sono l’estrema sentinella a garanzia delle membrane

  • Corso Tecnico presso Milano-Acquasemplice

    Corso Tecnico presso Milano-Acquasemplice

    Presso il nostro distributore Acquasemplice a Cernusco sul Naviglio, mercoledì 9 ottobre dalle 14.30 alle 18,00 corso tecnico per il settore Horeca.

    Installazione, Assistenza e Modello di vendita (marketing). Settori diversi fortemente interconnessi per portare avanti con successo il business nel mondo della ristorazione .

    Ore 14,30 Reistrazione partecipanti

    15.00 Come e dove installare gli erogatori, quale sistema di filtrazione utilizzare. Problemi tecnici e regolazioni degli impianti

    Ore16,00 breve pausa

    Ore 16.10 Manutenzione periodica e gestione delle anomalie e dei guasti

    ore 17.10 I giusti prezzi del servzio, come valorizzare competenze e esperienze

    ore 18.30 Chiusura della giornata

    Per prenotarsi ( posti limitati) contattare via mail [email protected] oppure via telefono 02 36545830. Costo partecipazione 20 €

  • Il servizio di assistenza per gli impianti di trattamento dell’acqua potabile

    Il servizio di assistenza per gli impianti di trattamento dell’acqua potabile

    La manutenzione periodica di tutti i sistemi di trattamento dell’acqua è cosa fondamentale. Mantenere in efficenza il gruppo di filtrazione e puliti i condotti dove scorre l’acqua è compito del servizio di manutenzione.

    La manutenzione periodica e l’organizzazione del servizio

    Poche, se non pochissime sono le aziende che hannpo posto sistemi di filtrazione lasciando all’utente finale, il compito di cambiare le parti di consumo e nello stesso tempo provvedere alla pulizia dell’impianto stesso, non solo esternamente, ma soprattutto nei suoi circuiti idraulici. A memoria si ricorda Electrolux-Dometic in Svezia e Tana in Israele.

    Vi sono forti motivazioni che spingono nella direzione, più o meno generale ad affidare il servizio a professionisti.

    Rendere la manutenzione semplice e facilmente esguibile da parte del normale utente non è un muro invalicabile. E’ pur vero che il concetto di “normale utente” dovrebbe essere definito e inquadrato, sia per competenze ossia capace di svolgere azioni non troppo complesse e senza rischio di errore, sia per attitudine, non è detto che alcuni lavori piacciano e ciascuno è liberissimo di affidarli a terzi. Quindi le aziende dovrebbero comunque dotarsi anche parzialmente di un servizio di manutenzione ordinaria.

    Perchè affidare la manutenzione a professionisti

    Come dicevamo poco sopra, riuscire a rendere facile e banale il cambio delle parti di consumo sarebbe possibile, mentre il compito di sanificare in autonomia l’impianto decisamente più complesso. Tipo di reagente, tempo di contatto e lavaggio impianto. Se si usano prodotti a rischio è bene predisporre le sicurezze che rendano l’operazione sicura. Per un semplice filtro collegato ad un semplice rubinettino a collo di cigno il sistema è ipotizzabile, molto meno quando abbiamo impianti ad osmosi inversa a produzione diretta o frigogasatori, in cui le operazioi di lavaggio più complesse.

    La manutenzione per impianti in ambito domestico ed in ambito pubblico

    In questo caso è ben chiaro che le responsabilita di chi opera in ambito privato sono bene differenti di chi opera in ambito pubblico. Un singolo utente può decidere di operare in autonomia come “fai da te” su un suo impianto domestico sotto la sua propria responsabilità. In ambito collettivo, che sia un ufficio, una scuola o la ristorazione collettiva questo non è possibile. E’ necessario affidarsi a professionisti qualificati e riconosciuti dalle norme vigenti. E’ anche possibile che strutture complesse abbiano al loro interno un servizio preposto di manutenzione anche per gli impianti di trattamento dell’acqua potabile, ma agiranno sempre nel rispetto delle migliori pratiche e delle responsabilità di legge.

    La manutenzione ordinaria e straordinaria

    Sono due aspetti del servizio tecnico ben diversi anche se spesso affidati alle stesse persone. Se è vero che la manutenzione ordinaria, ossia cambio delle parti di consumo e pulizia dell’impianto è da fare con cura e giudizio, e serve una adeguata formazione (non solo tecnica ma anche burocratica), è ancor più vero che per gestire guasti ed emergenze serve una cura ed una formazione molto più lunga e complessa, nonchè una attitudine non sempre facile da trovare.

    Per dirla in un altro modo, fare cambio filtri e pulizia è un lavoro, mentre risolevre guasti e criticità comporta la soluzione di problemi, ossia capire le cause prima di interventire, e questo non è da tutti.

    Il servizio tecnico deve intervenire su tutti i fronti

    In un ospedale in servizio di pronto soccorso è sempre attivo, l’organico deve (dovrebbe) far fronte alle evenienze peggiori (cosa che in Italia a furia di risparmiare non è più così) è un costo a prescindere. Alla stessa stregua possiamo dire che in funzione del numero di impianti gestiti, l’assistenza di pronto intervento deve poter rispondere rapidamente. Anche in questo caso il costo è a prescindere dal numero di interventi effettivi fatti. Ci deve essere, punto. Uno o più tecnici pronti ad intervenire per coprire zone e soprattutto fascie orarie e giorni che possono essere anche festivi.

    Il servzio tecnico per la Ristorazione non coincide con il servizio tecnico per il settore Domestico

    Questo è un punto decisamente dolente. Le fasce orarie e il tempo di reazione tra il mondo della ristorazione e quello domestico divergono decisamente. Un ristorante non può stare con l’impianto guasto il fine settimana, imposssibile, mentre un comune cittadino (escluso il cliente rompiscatole) può tranquillamente aspettare due o tre giorni. Ne segue che coprire 7 giorni su 7, almeno 12 ore a giorno, ha un costo decisamente diverso da 5 su 7 8-9 ore al giorno.

    E’ evidente che costi diversi devono essere imputati in maniera diversa, ma questo non sempre è possibile, spesso le aziende fanno una tariffa oraria unica con problemi commerciali non banali.

  • Acqua potabile e cloro, un parametro con limite indiretto

    La presenza di cloro nell’acqua potabile è un fatto evidente, che purtroppo rovina il piacere di bere. Nell’acqua di rete non è solo il cloro a peggiorare la qualità organolettica, influiscono le tubazioni, i serbatoi, la rete distributiva in generale, ma il cloro e i suoi composti sono una delle cause principali ed è per questo che parecchi sistemi di filtrazione hanno come scopo la rimozione di questo fastidioso inquinante. Anche se…

    Perchè si aggiunge il cloro all’acqua di rete ?

    cattivo odore sapore

    Sicuramente non per cattiveria o perfidia a favore delle acque confezionate. Vi è la necessità di preservare e mantenere sana l’acqua all’interno della rete distributiva. L’acqua che entra nelle case attraverso le tubazioni degli acquedotti, può avere origini diverse; da un bacino di captazione, da pozzi che pescano nella falda freatica o ancora dall’acqua fluente di un fiume o torrente.

    A seconda dell’orgine, i trattamenti per garantire un’acqua potabile sono diversi ma garantiscono tutti l’assenza di carica batterica, se non in tracce minimali. Questi trattamenti in diversi casi impiegano dosi massicce di cloro sotto forma di ipoclorito o biossido, cloro che viene rimosso con appositi filtri prima dell’immissione nella rete distributiva.

    La seconda aggiunta di cloro

    Sempre prima dell’immissione nella rete distributiva, con un’acqua ormai praticamente priva di cloro, ne viene aggiunta una quantità precisa per evitare fenomeni di ricrescita. Le tracce minimali di cui parlavamo sopra non presentano rischi sanitari sempre che non siano punti di innesco per fenomeni di ricrescita.

    Il sapore e le tracce di cloro che il consumatore ha da sentire mentre beve l’acqua del rubinetto sono dovute quindi ad una cloro-copertura, ossia ad un dosaggio sempre sotto froma di ipoclorito o biossido che protegge l’acqua da rischi di crescita microbiologica.

    Questo rischio di riscrescita è influenzato da eventi meteorici o da situazione climatiche particolari. Un bacino idrico che riceve acqua a seguito di piogge torrenziali intense necessiterà di un trattamento più robusto ed impegantivo e non è detto che per evitare i fenomeni ri ricrescita non sia necessario aumentare il dosaggio di cloro.

    carica batterica

    Il rischio di epidemie idrodiffuse

    Nel mondo occidentale, la cura della qualità dell’acqua di rete ha fatto passi da giganti negli ultimi 150 anni. Le infrastrutture e i controlli posti in essere danno hanno creato una situazione di vigile fiducia nell’acqua di rete. Esistono ancora piccoli acquedotti in cui la dimensione è tale da non poter implementare processi di trattamento con basso rischio. L’utilizzo dei composti a base di cloro sia come disinfettante primario che come cloro copertura è una garanzia contro il rischio di insorgere di epidemie dove virus, batteri e microrganismi in generale sono veicolati dall’acqua.

    Cloro e OMS

    L’Organizzazione Mondiale della Sanità, non solo per i paesi in via di sviluppo, ma anche per i paesi occidentali ritiene prioritaria l’azione contro il rischio di epdidemia idrodiffusa, piuttosto che intervenire e normare un parametro che comunque porta rischi per la salute.

    La scelta dell’OMS è ragionata e con un solido fondamento. Pensiamo a paesi dove la rete distributiva dell’acqua potabile non ha standard adeguati, in pochissimo tempo si potrebbero creare situazioni disastrose. Ecco perchè l’inidicazione prioritaria da controllare sono i parametri micorbiologici, e per per contenerli a volte è necessario fare ricorso a dosi massicce di cloro.

    I rischi del cloro, i sottoprodotti di disinfezione

    In passato abbiamo già scritto in merito, e per una lettura approfondita rimandiamo all’argomento sul nostro sito , quello che ci preme sottolineare è l’attenzione del legislatore italiano ed europeo su questo tema. Con il nuovo – ormai ha più di un anno – decreto legislativo 18 del 2023 non vi è stata una particolare variazione sul limite di parametro, solo per il clorito, il valore è stato abbassato a 0,25 mg/l ( valore da raggiungere entro il 2026) sempre che non sia utilizzato il biossido di cloro, in tal caso il limite rimante invariato a 700 microgrammi- litro, ossia 0.7 mg/litro

    I rischi della rimozione della cloro-copertura

    I sistemi di filtrazione che vengono utilizzati per migliorare le caratteristiche organolettiche dell’acqua di rete, agiscono rimuovendo la cloro copertura. E importantissimo che tali dispositivi tengano conto di eventuali fenomeni di ricrescita microbiologica e abbiamo le soluzione adeguate per ridurre il rischio, ad esempio con sistemi a membrane cave o carbone impregnato di ioni d’argento. Nello stesso tempo ricordiamo come sempre la necessaria manutenzione periodica, di lavaggio e sostituzione delle parti di consumo.