Autore: fabio

  • News 07 2015 Antiparassitari e acqua destinata al consumo umano

    ANTIPARASSITARI: aspetti tossicologici e presenza nelle acque

    Con il termine antiparassitari, o pesticidi, si intende un vasto insieme di differenti sostanze, con natura chimica spesso complessa: insetticidi, erbicidi, fungicidi, nematocidi, acaricidi, alghicidi, rodenticidi e sostanze antimuffa; tutti composti di natura organica, e i pertinenti metaboliti, ovvero i prodotti di degradazione e di reazione. A questa estesa famiglia di composti appartengono anche aldrin, dieldrin, eptacloro e eptacloroepossido, sostanze valutate in modo più specifico per la loro maggiore tossicità e, quindi, con valore limite di concentrazione più basso. Si conoscono attualmente oltre 1000 sostanze utilizzate come antiparassitari, solo in Italia sono presenti circa 400 differenti principi attivi. I pesticidi sono utilizzati in agricoltura, per difendere le colture da parassiti (organismi che vivono a spese di altri organismi) e, in generale, da popolazioni molto numerose di insetti che si nutrono di queste piante, nonché da funghi e da erbe infestanti.

    Le fonti di assorbimento di antiparassitari sono molteplici, generalmenteuna combinazione tra gli apporti provenienti dall’ambiente, dagli alimenti e dall’acqua.

    L’esposizione diretta o indiretta delle persone e dell’ambiente a tali sostanze può avere effetti negativi, quali disturbi cronici e a lungo termine, particolarmente preoccupanti nei bambini, nelle persone anziane e nei lavoratori esposti.

    Antiparassitari e composti assimilati costituiscono i più importanti prodotti messi in circolo dall’attività umana con capacità di permanenza nell’ambiente per moltissimi anni.

    Gli antiparassitari appartengono alla famiglia dei cosiddetti Interferenti Endocrini, ovvero di quel gruppo molto vasto ed eterogeneo di contaminanti ambientali che si caratterizzano per la capacità di interagire, mediante molteplici meccanismi, con il sistema endocrino dell’organismo umano[1]. Gli antiparassitari sono inquinanti emergenti.

    La famiglia dei pesticidi è, come detto, molto vasta per questo non è possibile sintetizzare gli effetti che queste sostanze, ognuna caratterizzata da una propria tossicità, hanno sull’organismo umano, anche perché in genere sono presenti nelle acque e negli alimenti in forma di “cocktail”. Può essere quindi interessante analizzarne uno in particolare, quello che è stato maggiormente usato nel recente passato e ancora oggi in alcune parti del mondo: il DDT (diclorodifeniltricloroetano).

    L’analisi rischio/benefici sull’uso dei pesticidi va fatto ricordando ciò che questa sostanza ha prodotto nel tempo sull’uomo e sull’ambiente.

    Il DDT, negli anni ’40 e ’50, è stato l’insetticida clorurato più usato, durante laII Guerra mondialedalle truppe Alleate e da certe popolazioni civili per il controllo degli insetti del tifo e della malaria. Intere regioni d’Italia furono irrorate di DDT, per il controllo del tifo trasmesso dallepulci e la lotta alla malaria (che fu completamente debellata), allora presente in alcune zone come ad esempio inMaremma, procurata dallezanzare anofele.

    Nel dopoguerra l’uso del DDT si fece sempre più esteso, non solo ai fini di sanità pubblica ma anche come insetticida per proteggere colture agricole e derrate alimentari.

    Fig.1 Irrorazione di terreni agricoli con DDT alla fine degli anni ’40

    Nel1948 il chimico svizzero Paul Hermann Müller fu insignitocon il Premio NobelinFisiologiaeMedicinaper la “scoperta della grande efficacia del DDT come veleno da contatto contro molti artropodi“, ma già nel1950 laFood and Drug Administrationdichiarò che “con tutta probabilità i rischi potenziali del DDT sono stati sottovalutati” e si cominciarono a porre restrizioni al suo uso.

    L’OMS ha stimato che i programmi di controllo e abbattimento della malaria con l’uso del DDT avevano salvato la vita di oltre cinque milioni di persone, tuttavia i rischi dovuti alla sua persistenza ambientale si dimostrarono molto elevati.

    Dagli anni ’60, in seguito a dubbi nati in seno alla comunità scientifica e a campagne ambientaliste condotte inizialmente negli Stati Uniti e poi in Europa, l’uso del DDT fu fortemente limitato. La Svezia fu la prima nazione a vietarne l’uso nel 1970, mentre negli Stati Uniti fu messo al bando due anni dopo. Dal 1978 una direttiva europea proibì la commercializzazione e l’uso di prodotti per l’agricoltura contenenti DDT e altri insetticidi organo clorurati; in quell’anno l’uso del DDT venne proibito anche in Italia.

    Negli USA campioni di sangue e di tessuto grasso raccolti tra la popolazione nei primianni ’70hanno sempre mostrato livelli misurabili di DDT. Uno studio successivo, realizzato alla fine dello stesso decennio, mostrò che le concentrazioni di DDT nel sangue erano in calo, ma che il DDT e i suoi metaboliti erano ben presenti nel campione.

    I principali organi bersaglio sono il sistema nervoso e il fegato. Il DDT ha inoltre effetti negativi a livello dell’omeostasi endocrina, della riproduzione, dello sviluppo fetale e del sistema immunitario. La IARC (International Agency for Research on Cancer) ha classificato il DDT tra i possibili cancerogeni per l’uomo (gruppo 2B).

    Molto pericolosa è la formazione di metaboliti, a volte ancor più pericolosi del DDT stesso. Molte specie animali riescono a metabolizzare il DDT (Figura 2) e, mediante eliminazione di una molecola di HCl, generano il DDE (diclorodifenildicloroetano).

    Fig.2 Sintesi del DDE a partire dal DDT per sottrazione di una molecola di HCl

    Gran parte del DDT accumulato nel tessuto adiposo umano è in realtà il DDE, derivato dalla trasformazione del DDT originariamente presente nell’ambiente. Il DDE è poco biodegradabile, è estremamente solubile nei tessuti adiposi ed è in grado di rimanere nell’organismo per lungo tempo. L’emivita dei sottoprodotti del DDT va da un mese nel ratto a circa 6 anni nell’uomo.

    Presenza negli alimenti

    Gli alimenti che sono maggiormente colpiti dall’uso di pesticidi sono la frutta e la verdura, a causa del loro impiego diretto in queste colture, ma residui di queste sostanze sono molto diffusi anche nel suolo e nell’acqua.

    Un uso intensivo di antiparassitari non esplica soltanto la funzione di protezione dell’oggetto del trattamento stesso ma può contaminare i frutti e gli ortaggi attraverso le foglie e la buccia: le verdure in foglia o quelle con labucciasottile (come i pomodori) sono quelle che in media contengono maggiori residui dipesticidi[2].

    Un recente studio promosso da Legambiente[3] mostra un gran numero di generi alimentari non conformi per il contenuto di pesticidi. Nella tabella seguente vengono evidenziati i campioni risultati irregolari perché superanti i limiti massimi di residuo (LMR) stabiliti per le varie colture:

    Genere Campioni Irregolari %

    VERDURA 2916 26 0,9

    insalate* 459 7 1,5

    ortaggi da foglia** 224 2 0,9

    ortaggi da fusto*** 193 5 2,6

    pomodori 447 1 0,2

    cereali 285 0 0

    legumi 228 1 0,4

    zucchine 121 0 0

    peperoni 98 0 0

    patata 233 1 0,4

    carote 122 0 0

    altre verdure 506 9 1,8

    FRUTTA 2962 21 0,7

    mele 558 4 0,7

    pere 281 3 1,1

    pesche 389 5 1,3

    uva 189 3 1,6

    fragole 206 0 0

    agrumi 617 2 0,3

    frutta esotica **** 143 0 0

    piccoli frutti***** 57 2 3,5

    altra frutta 522 2 0,4

    PRODOTTI DERIVATI 1958 2 0,1

    oli d’oliva 338 1 0,3

    vino 841 0 0

    miele 2 0 0

    marmellate e confetture 20 0 0

    passate di pomodoro 68 0 0

    pasta 104 0 0

    pane 96 1 1

    * lattuga, radicchio, cicoria, rucola, verza, indivia, valerianella, scarola

    ** cavolo, spinaci, prezzemolo, basilico, salvia e menta

    *** sedano, finocchio, asparago

    **** ananas, banane, mango, papaia, avocado

    ***** fragola di bosco, lampone, mirtillo nero, mora di rovo, ribes, uva spina

    Tab.1 antiparassitari rilevati in alcuni generi alimentari

    Un recentissimo studio di Greenpeace[4] mostra invece che due terzi dei campioni di suolo e acqua prelevati nei meleti europei contengono residui di antiparassitari con livelli di tossicità elevati per l’ambiente e l’uomo.

    Presenza nelle acque

    Anche l’acqua contaminata assorbita dal terreno contribuisce alla presenza di pesticidi negli alimenti, anche in quelli di natura animale.

    La ricerca degli antiparassitari acquista particolare importanza nelle acque superficiali destinate alla potabilizzazione, essendo meno protette di quelle sotterranee. Da parte degli organi di controllo vi è pertanto molta attenzione nella ricerca di queste sostanze in quanto trattasi di prodotti ad alta pericolosità; ad esempio, fra questi il lindano e il metilparathion sono ritenuti cancerogeni, mentre sono mutageni molti composti di differenti tipologie chimiche come lo stesso DDT, il dieldrin, il diclorvos, il malathion e molti altri.

    Il rapporto nazionale Ispra[5] sui pesticidi nelle acque riporta i dati relative al biennio 2011-2012. In questo periodo sono state cercate complessivamente 335 sostanze. Nelle acque superficiali sono stati trovati pesticidi nel 56,9% dei 1.355 punti controllati. Nelle acque sotterranee sono risultati contaminati il 31,0 % dei 2.145 punti. Le concentrazioni misurate sono spesso basse, ma il risultato complessivo indica un’ampia diffusione della contaminazione. I livelli sono generalmente più bassi nelle acque sotterranee, ma residui di pesticidi sono presenti anche nelle falde profonde, purtroppo anche in quelle naturalmente protette da strati geologici poco permeabili. Sono state trovate 175 sostanze diverse, un numero più elevato degli anni precedenti. La contaminazione è più diffusa in quelle aree prevalentemente di pianura dove è praticato un intenso utilizzo agricolo e in relazione alle caratteristiche idrologiche del territorio.

    Le sostanze che più spesso hanno determinato il superamento dei rispettivi valore limite sono: glifosate, etolaclor, triciclazolo, oxadiazon, terbutilazina e il suo principale metabolita. Nelle acque sotterranee, 152 punti (6,3% del totale) hanno concentrazioni superiori al limite. Le sostanze più frequentemente rinvenute sopra il limite sono: bentazone, metalaxil, terbutilazina e desetil-terbutilazina, atrazina e atrazina-desetil, oxadixil, imidacloprid, oxadiazon, bromacile, 2,6 diclorobenzammide, metolaclor. Fra i principi attivi ricercati non si è pertanto trascurata l’indagine su quelli non più in uso da anni data la persistenza nell’ambiente di alcuni di questi, come i derivati triazinici.

    Fig.3: Irrorazione di pesticidi alla vegetazione di una spiaggia caraibica

    Va detto inoltre che con il progredire del monitoraggio nel corso degli anni si osserva un aumento della frequenza di pesticidi nei campioni, sia nelle acque superficiali sia in quelle sotterranee; tale crescita è concomitante all’aumento delle frequenze e dell’efficacia delle analisi specifiche.

    Nelle acque destinate al consumo la probabilità di trovare queste sostanze è maggiore rispetto alle acque minerali naturali, data l’ubicazione di molti giacimenti in aree protette ed isolate; tuttavia vi sono acquiferi localizzati in aree di pianura e collinari, per cui il controllo di queste sostanze in tali ambienti può assumere un importante significato. Per le acque sottoposte a trattamenti di potabilizzazione è stata dimostrata la formazione di una serie di prodotti di reazione dovuti all’interazione tra l’ossidante e il pesticida[6]. Cloro, monocloammine, biossido di cloro, ozono, permanganato di potassio, perossido di idrogeno e radiazione UV, utilizzati in ambito acquedottistico, sono in grado di interagire ed ossidare i pesticidi: oltre il 40% ha dimostrato un’elevata reattività con produzione di sottoprodotti di degrado, i cui effetti sulla salute umana sono in fase di studio.

    Tecniche di rimozione

    Le tecnologie a membrana (nanofiltrazione e osmosi inversa) sono efficaci nella rimozione dei pesticidi tuttavia, siccome la maggior parte di queste sostanze è idrofobica, è facilmente removibile attraverso l’adsorbimento; per questo motivo i carboni attivi rappresentano la soluzione più semplice ed efficace nel trattamento delle acque contaminate da antiparassitari.

    In ambito domestico i filtri contenenti carbone attivo, dalle semplici caraffe ai più professionali dispositivi di trattamento collegati alla rete idrica, risultano efficaci. Occorre, come sempre, fare molta attenzione alla sostituzione periodica degli elementi filtranti onde evitare il rilascio “a pacchi” dell’inquinante dopo la saturazione.

    In ambito acquedottistico risulta molto efficace il dosaggio di carbone attivo in polvere[7] in fase di chiariflocculazione[8], tecnica che consente di rimuovere peraltro anche gran parte della materia organica (NOM = Natural Organic Matter).

    Alcuni studi[9] hanno dimostrato l’efficacia del trattamento combinato di carbone attivo in polvere con resine anioniche. Le resine, pur non avendo un’efficacia diretta nella rimozione dei pesticidi si sono dimostrate molto utili in quanto in grado di trattenere la materia organica ad alto peso molecolare, che può causare un repentino intasamento dei pori del carbone, migliorandone così le prestazioni nel tempo.

    Limiti di concentrazione

    Un’acqua è pura in relazione ad un termine di confronto perché gli ordinari contaminanti dovuti all’attività dell’uomo o di origine naturale sono presenti nell’aria, nel suolo e nelle acque, anche nelle aree più remote e nelle quantità più diverse. Un contaminante è una sostanza che può essere dannosa per la salute umana in relazione alla quantità che viene assunta. Un’acqua presenta quindi i requisiti di purezza se le sostanze indicate nelle tabelle di legge sono in concentrazione inferiore ai rispettivi limiti indicati.

    Nelle acque i pesticidi si trovano normalmente con concentrazioni molto basse, dell’ordine dei ng/L[10], per cui il monitoraggio di queste sostanze richiede tecniche estremamente sensibili ed avanzate, che non tutti i laboratori possono permettersi. I centri che effettuano il monitoraggio dei microinquinanti organici sono dotati di HPLC (High Performance Liquid Chromatography) che è considerata, oggi, la tecnica cromatografica più efficace. L’accoppiamento di un HPLC con uno spettrometro di massa (MS) consente inoltre di ottenere dettagliate informazioni qualitative e quantitative sui componenti della miscela analizzata; rappresentando attualmente la migliore soluzione tecnologica per la rivelazione di questi composti nelle acque.

    Fig.4: HPLC-MS in uso presso un laboratorio di analisi per le acque destinate al consumo umano

    Di seguito le concentrazioni massime ammesse per i pesticidi nell’acqua:

    OMS[11] sono suggeriti valori guida per alcuni pesticidi

    US EPA[12] sono stabiliti valori limite per le singole sostanze

    Direttiva 98/83[13] e D.Lgs 31/2001[14]

    Insetticidi, erbicidi, fungicidi, nematocidi, acaricidi, alghicidi e rodenticidi di natura organica, prodotti connessi e i pertinenti metaboliti, prodotti di degradazione e di reazione 0,10 mg/L
    Aldrin, dieldrin, eptacloro, eptacloro epossido (singoli composti) 0,03 mg/L

    D.M. 10 febbraio 2015[15]

    Insetticidi, erbicidi, fungicidi, nematocidi, acaricidi, alghicidi, rodenticidi, prodotti connessi e i pertinenti metaboliti, prodotti di degradazione e di reazione (singolo composto) 0,05 mg/L
    Aldrin, dieldrin, eptacloro, eptacloro epossido (singoli composti) 0,01 mg/L


    [1]AA.VV. “ Interferenti endocrini nelle acque destinate al consumo umano” Franco Angeli, 2011
    [2] Un motivo in più per sciacquare bene o sbucciare gli alimenti prima del consumo: a parte i pesticidi sistemici, che attraversano la buccia e penetrano all’interno della polpa, la maggior parte degli interferenti rimane infatti concentrato sulla scorza esterna.
    [3] Fonte: Elaborazione di Legambiente su dati Arpa e Dipartimenti regionali per le attività sanitarie
    [4] “Tossico come un pesticida – Gli effetti sulla salute delle sostanze usate in agricoltura” Rapporto Greenpeace, maggio 2015
    [5] Ispra 208/2014
    [6] Pesticide Degradates in Water Treatment: Oxidative Formation and Partitioning Parameter Estimation – Water Research Foundation, 2011
    [7] Water 21 (Magazine of the International Water Association), February 2008
    [8] Questa pratica è utilizzata anche in alcuni impianti di potabilizzazione genovesi, non tanto per la rimozione dei pesticidi , problema non rilevante in queste acque, quanto per ridurre la concentrazione di NOM
    [9] NOM and pesticides removal using a combination of ion excange resin and powdered activated carbon (PAC) – Water Research 42 (2008) 1635-1643
    [10] 1 ng/L = 1 ppt, ovvero 1 parte su 1000 miliardi
    [11] Organizzazione Mondiale della Sanità
    [12] Agenzia per la Protezione Ambientale Americana
    [13] Direttiva Europea riguardante la qualità delle acque destinate al consumo umano
    [14] Decreto Legislativo nazionale, recepimento della Direttiva Europea 98/83
    [15] Decreto Ministeriale riguardante la qualità delle acque minerali naturali

  • Carboni attivi

    Principio di funzionamento

    Il carbone attivo ha un forte potere di assorbire sostanze sulla sua superficie  tramite il principio dell’adsorbimento.

    Definizione: ponendo a contatto due fasi, p.e. una fase gassosa e una fase solida, si ha l’addensamento di una sostanza presente in una fase, sulla superficie di separazione tra le due

    Per spiegare tale principio in maniera semplice ci riferiamo ad una nota fobia e terrore,  far cadere un oggetto d’oro sul mercurio.  Il mercurio non entra in soluzione con il metallo prezioso, non si crea una lega metallica, ma l’aderenza del primo sul secondo è tale che non è possibile se non in particolare condizioni separare i due metalli. La stessa cosa avviene sul carbone attivo con diversi composti.

    I fattori che influenzano la capacità di adsorbimento, oltre alla caratteristiche proprie dei materiali a contatto è la sicuramente la superficie.  La superficie specifica, ossia il rapporto tra massa e superficie, nel carbone attivo è elevata, un grammo di CA può raggiungere i 2000 m2!

    carbone attivo  in visione micro

    Un po’ di storia

    La capacità di adsorbimento del carbone era nota da tempo, in epoca rinascimentale per migliorare la chiarezza e il gusto dell’acqua la si faceva scorrere su di un letto di carboni. Ad Urbino nel Palazzo Ducale  è  visitabile il poderoso  sistema di rifornimento idrico.  Sono  presenti le vasche di filtraggio a sabbia e a Carbone Attivo

    Le maschere antigas della prima guerra mondiale erano fornite di cartucce  composte da carbone attivo, In casi di avvelenamento da ingestione, oltre alla classica lavanda gastrica, si utilizza la somministrazione di carbone attivo.  Il suo potere cessa quando si satura la struttura esterna  del carbone non riuscendo più adsorbire 


    Produzione del carbone attivo

    Il Carbone attivo è un prodotto sia dalla distillazione secca a temperature comprese tra i 400 e 600 °C, in ambiente anaerobico, di residui vegetali, quali segatura, gusci di mandorle, noci oppure è di origine minerale

    A secondo del tipo di origine possono avere caratteristiche diverse. Sia come potere di adsorbimento sia come sicurezza nella limitata cessione di sostanze indesiderate.

    La materia prima viene trattata con lavorazioni successive prima di essere impiegata nel campo tecnico. I carbone prodotto allo stato di polvere viene inviato a cicli di lavaggio che possono essere a base di acqua, di solventi acidi o altro ancora. Lo scopo e limitare al massimo il rischio di cessione molecolare della materia a contatto del fluido da depurare.

    Efficacia nel campo del trattamento della acque destinate al consumo umano

    L’impiego di Carbone Attivo nel campo del trattamento delle acque per la loro potabilizzazione o affinamento è particolarmente indicato quando le sostanze indesiderate hanno una origine organica o composti a base di cloro.

    La tabella qui a seguire ha lo scopo indicativo di evidenziare le diverse capacità di adsorbimento del carbone Attivo: Tabella efficacia carbone attivo

    Esiste la possibilità di rigenerare il C. A. Un getto di vapore saturo nella quantità e nel tempo stabilito lava i C A. Il vapore trascina con se gli inquinanti che devono essere recuperati tramite distillazione frazionata.

    Limiti e rischi

    Nelle diverse applicazioni possibili l’utilizzo dei carboni attivi presenta limiti. Un adeguato dimensionamento vedrà l’efficienza del sistema garantita per il suo impiego.

    Il tema della proliferazione batterica all’interno dei Carboni Attivi deve essere considerato con la massima attenzione. La struttura porosa e l’origine vegetale fanno si che i carboni attivi sono un ottimo terreno di proliferazione della flora batterica.

    immagine batteri

    Quando il loro impiego è civile, destinato a migliorare il contenuto dell’aria e dell’acqua l’esperienza insegna che i rischio è elevato. Nel dimensionamento degli impianti si tiene conto di questo fattore utilizzando sistemi batteriostatici o battericidi.

    Il termine batteriostatico indica la capacità di impedire lo sviluppo della flora batterica ma non di eliminarla. Il numero di colonie batteriche che transitano all’interno del sistema rimane inalterato. Nel caso di un sistema battericida, in funzione della sua efficacia siamo in grado di ridurre o eliminare completamente la flora batterica.

    Additivi

    Generalmente si opera con aggiunta di adittivi che hanno la funzione di creare un fattore ossidante Vedi il Nitrato d’Argento o il dipolo Rame-Zinco.

    Volendo esistono sistemi meccanici, dove membrane microporose, nell’ordine del millesimo o anche meno di millimetro fermano il batteri

    L’utilizzo di lampade a radiazione ultravioletta è sicuramente il mezzo più efficace.

    Si potrebbe anche utilizzare composti quali ipoclorito di sodio, biossido di cloro, acido per acetico, ma andremo a inficiare il risultato dell’operazione voluta, inquinando quello che negli scopi iniziali era l’obiettivo.

    Tecnologie costruttive

    L’impiego del carbone attivo per le applicazioni sull’acqua potabile avviene generalmente in tre forma. Granulare (GAC), in Polvere (Everpure), Estruso (CTO). La scelta deve essere fatta in funzione dell’applicazione specifica

    Qualità dei filtri

    L’applicazione dei filtri a carbone attivo sull’acqua destinata al consumo umano è cosa seria. Le mescole a volte possono essere di bassa qualità, con presenza di sostanze inquinanti. Può succedere che la tenuta meccanica sia insufficiente e che il carbone migri portandosi dietro e quindi nell’organismo le sostanze che doveva rimuovere.

    carboni attivi a confronto, cinesi ed americani

    Nella foto si vede la differenza tra un filtro Matrix made in USA e un filtro asiatico il primo dopo un anno di lavoro, il secondo dopo una sola settimana. ( si notino le macchie di ruggine…. )

    Ecco perché GWS consiglia solo filtri certificati, di origine certa. Prodotti Italiani o made in USA. Utilizzate i filtri di bassa qualità solo per la prefiltrazione

    Fornitura Filtri Everpure

    Fornitura filtri In Line

    Fornitura Filtri CTO

  • Debatterizzatori UV

    Che cosa è, principio di funzionamento di un debatterizzatore UV

    La lampada UV sfrutta l a capacità dei raggi ultravioletti di bloccare la riproduzione del DNA, distruggendo quindi ogni forma di vita. L’acqua viene fatta scorrere in una apposita camera e irradiata con una dose sufficiente di raggi ultravioletti.

    I raggi ultravioletti non sono visibile ad occhio umano e sono suddivisi in quattro categorie a secondo del loro livello energetico, a cominciare dal più basso, UV A per finire al livello Vacum  UVV.


    Un po’ di storia

    La capacità germicida dei raggi UV venne scoperta sul finire dell XIX secolo,  I primi impieghi nel campo della potabilizzazione delle acqua furono agli inizi del ‘900.
    Si trattava di tecnologie sperimentali e costose che per parecchi anni si dimostrarono antieconomiche nei confronti di sistemi di disinfezione chimici.

    A Marsiglia  furono i primi tentativi di applicazione sulla  rete cittadina. Oggi con lo sviluppo della tecnica, l’applicazione di questi impianti a rete cittadine piccole e grandi prende sempre più campo.

    Efficacia delle radiazioni UVc

    L’efficacia del trattamento UV come germicida dipende da parecchi parametri, i principali sono la dose specifica (energia per tempo di esposizione rispetto alla superficie ), la lunghezza d’onda del raggio UV, la torbidità del mezzo, la temperatura.  Nella tabella “Efficacia germicida” sono riportate le dosi necessarie per distruggere le diverse forme di vita.

    Tipologie di lampade UV e tecnologie costruttive


    Vedi articolo dettagliato

  • Negli ultimi decenni l’attenzione e l’applicazione degli impianti a raggi UV per la sterilizzazione dell’acqua ha subito un forte incremento,  da una parte la tecnica è migliorata e si sono ridotti drasticamente I costi , nello stesso tempo sono cresciute le esigenze legate agli aspetti organolettici dell’acqua.  L’utilizzo di raggi UV al posto dei sistemi clorazione (o altri disinfettanti) garantisce contro la formazione dei sottoprodotti di disinfezione.

    Le lampade a Raggi UV utilizzate nel settore del trattamento dell’acqua potabile possono essere di vario tipo, a vapori di mercurio ad alta o media pressione, lampade allo xenon (pulsazione) ad eccimeri o a LED.

    I LED per la loro bassa potenza e per lo spettro vicino al campo visivo non sono utilizzabili per una sterilizzazione dell’acqua.

    Nel campo del trattamento al punto d’uso sono generalmente utilizzati a vapori di Mercurio a bassa pressione.  Questo perchè sono poco  influenzate dalla temperatura dell’acqua, perchè hanno un picco di emissione intorno alla lunghezza d’onda di  254 nM, (valore il più efficace per l’effetto battericida) e hanno una durata sufficiente mente lunga (dalle 6000 alle 9250 h)

    Nello stesso tempo il costo di queste lampade non è eccessivo.

    Debatterizzatori UV

    La camicia in che separa la lampada dall’acqua deve essere rigorosamente in un materiale permeabile ai raggi UV, generalmente si utilizza il quarzo puro (biossido di silice).  Alcuni particolari impianti utilizzano tubi in teflon, materiale permeabile ai raggi uv con un grado di trasmittanza comunque inferiore al quarzo.

    L’involucro al cui interno scorre l’acqua deve essere costituito da materiale atto a venire a contatto con l’acqua destinata al consumo umano e nello stesso tempo non deve deteriorarsi sotto l’azione dei raggi UV.
    L’acciaio inox e alcune soluzioni in teflon sono oggi le soluzioni più utilizzate.
    L’utilizzo di lampade a raggi UV negli impianti di affinamento dell’acqua è fortemente raccomandata.

    Limiti e rischi

    I rischi sono praticamente inesistenti, ci sono casi di fotodegradazione dei nitrati in nitriti, legati comunque ad una lunga esposizione e ovviamente alla presenza di nitrati.

    Ricordiamo che come tutti gli impianti per il trattamento dell’acqua potabile è necessaria una costante manutenzione, sostituendo le parti di consumo e procedendo alla sanificazione pulizia delle parti.

    Le lampade ormai esauste devono essere smaltite come rifiuti speciali. Contengono mercurio.

    Nel caso di acqua fortemente calcarea  bisogna procedere con frequenza alla pulizia dalla  camicia in quarzo, il calcare che vi si deposita sopra la rende opaca e quindi non lascia filtrare i raggi UV

    Efficacia Germicida delle Radiazioni Ultraviolette

    La tabella seguente riporta il livello di esposizione (microwatt-secondo per cm.quadrato) cui deve essere sottoposta l’acqua per eliminare gli elementi indicati (batteri, spore, alghe, protozoi, virus, lieviti).

    Ad esempio con un livello superiore a 30000 microwatt-secondo per cm.quadrato la quasi totalità degli elementi indicati vengono eliminati.

    Livello energetico necessario ad una lunghezza d’onda di 2537 Angstrom necessario alla distruzione del 99.9% dei seguenti Microorganismi UV Energia espressa  in Micro Watt- secondo per centimetro quadrato:

     BATTERI
    Agrobactrium tumetaciens
    Bacillus anthracis
    Bacillus megaterium (vegetative)
    Bacillus megaterium (spores)
    Bacillus subtilis (vegetative)
    Bacillus subtilis (spores)
    Clostridium tetani (Tetano)
    Corynebacterium diphtheriae
    Escherichia coli
    Legionelia bozemanii
    Legionelia dumoffii
    Legionelia gormarii
    Legionelia micdadei
    Legionelia longbeachae
    Legionelia pneumophia
    Leptospira interrogans (infectious jaundice) ( Leptospirosi )
    Mycobacterium tuberculosis
    Neisseria catarrhalis
    Proteus vulgaris
    Pseudomonas aeruginosa (laboratory strain)
    Pseudomonas aeruginosa (envir. strain)
    Rhodospirillum rubrum.
    Salmonelia enteritidis
    Salmonelia paratyphi (enteric fever)
    Salmonelia typhimurium.
    Salmonelia typhosa (typhoid fever) (Febbre Tifoide)
    Sarcina iutea
    SSerratia marcescens
    Shigelia dysenteriae (dysentery) (Dissenteria)
    Shigelia flexneri (dysentery)
    Shigelia sonnei
    Staphylococcus epidermidis
    Staphylococcus aureus
    Staphylococcus faecalis
    Streptococcus hemolyticus
    Streptococcus iactis
    Veridans streptococci
    Vibrio cholerae (colera)
    8500
    8700
    2500
    52000
    11000
    58000
    22000
    6500
    7000
    3500
    5500
    4900
    3100
    2900
    3800
    6000
    10000
    8500
    6600
    3900
    10500
    6200
    7600
    6100
    15200
    6000
    26400
    6200
    4200
    3400
    7000
    5800
    7000
    10000
    5500
    8800
    3800
    6500
    SPORE
    Aspergillus flavus (yellowish green)
    Aspergillus glaucus (bluish green)
    Aspergillus niger (black)
    Mucor ramosissimus (white gray)
    Penicillum digitatum (olive)
    Penicillum expensum (olive)
    Penicillum roqueforti (green)
    Rhizopus nigricans (black) 
    99000
    88000
    330000
    35200
    88000
    22000
    26400
    220000
    ALGHE
    Chlorelia vulgaris (algae)  22000
    PROTOZOA
    Nematode eggs
    Paramecium 
    92000
    200000
    VIRUS
    Bacteriophage (E. coli)
    Hepatitis virus
    Influenza virus
    Pollo virus (Poliomyeiitis)
    Rota virus
    Tobacco masaic virus
    6600
    8000
    6600
    21000
    24000
    440000
    LIEVITI
    Baker’s yeast
    Brewer’s yeast
    Common yeast cake
    Saccharomyces var. ellipsoideus
    Saccharomyces sp
    8800
    6600
    13200
    13200
    17600
  • Resine a scambio ionico

    Spesso queste vengono associate esclusivamente alla durezza dell’acqua, mentre la loro applicazione e’ su di un campo molto piu’ ampio. Resine selettive possono agire sui Nitrati e Nitriti, su Metalli Pesanti, sul Ferro e su altri composti.

     Nel campo del trattamento dell’acqua potabile al punto d’uso diventa assai complesso e quindi antieconomico intervenire con resine selettive per migliorare la qualita’ dell’acqua da bere.

    Apparecchiature troppo semplici nascondo problematiche che possono creare gravi rischi per la salute umana. Il controllo della carica batterica nelle resine e’ fondamentale, piccole cartucce contenti resine a perdere non dispongono degli adeguati sistemi di prevenzione, nello stesso tempo questi sistemi basati su cartucce usa e getta non dispongono di indicatori che segnalano l’esaurimento della capacita’ filtrante.

     Nel campo del trattamento dell’acqua di pozzo si utilizzano deferrizzatori basati su tale principio.

     Di fatto le resine a scambio ionico, nel campo domestico vengono utilizzate solo per gli addolcitori.

    Il tema degli addolcitori non e’ centrale rispetto all’acqua destinata al consumo umano. La presenza di calcare e’ sicuramente un problema per l’utilizzo tecnico dell’acqua, le incrostazioni rovinano gli elettrodomestici, impongono l’utilizzo di ammorbidenti o brillantanti nei lavaggi, gli impianti il riscaldamento dell’acqua calda sono vittime del deposito del calcare, perdendo efficienza e deteriorandosi.

    Un acqua dura di per se non e’ sconsigliata al consumo umano, per approfondire l’argomento Acqua Calcio e Salute rimandiamo alla pagina specifica del sito.

     Trattiamo in questa sezione il tema degli addolcitori rispondendo ad un principio di completezza, e perche’ questi quando installati influenzano l’acqua destinata al consumo umano.

     Le resine a scambio ionicho lavorano sul principio di catturare uno ione e cedere a colmare la lacuna con un’altro ione. Nel caso del Calcare (CaCO3) lo ione calcio viene sostituito da uno ione sodio.

    Le resine che fungono da collettore devono essere rigenerate continuamente in maniera che vi sia sempre disponibile sodio per lo scambio. Si avra’ quindi un ciclo di lavaggio in cui le resine ormai cariche di ione Calcio verranno lavate e rigenerate con una soluzione fortemente satura di ione Sodio.

     Tecnicamente gli addolcitori sono costituiti da candele contenenti resine e un tino contenente salamoia. Dal quale viene prelevata la quantita’ necessaria di soluzione salina per il lavaggio e la rigenerazione. Il prodotto di questo processo viene poi scartato nelle acque reflue.

  • Acqua potabile

    Il concetto di potabilità dell’acqua è un concetto legale, diverse Leggi e direttive definiscono i requisiti minimi per poter esprimere un giudizio positivo.  Qui a seguire  una raccolta delle leggi e norme vigenti che concorrono  a definire e ragionare sul tema della  potabilità dell’acqua destinata al consumo umano.

    Il DL 31/2001 è al momento il punto di riferimento principale, recepisce la direttiva europea EU 98/83. La legge stabilisce requisiti minimi per poter dichiarare l’acqua potabile, ossia non nociva per la salute umana. E’ un concetto legale, che si discosta dal concetto di qualità reale. Ad esempio, se il limite, (oltre il quale l’acqua non è più potabile) per il piombo è fissato a 10 μg/litro avere il parametro vicino allo zero è senz’altro meglio che averlo vicino a 10 μg/l.

    Il Dl 31/2001 è seguito da diversi decreti correttivi, il DLgs 27 del 2002 ne è un esempio.

    La direttiva Europea 1787 del 2015 pone come limite ottobre 2017 per l’adeguamento delle legislazioni nazionali per la modifica dell’allegato II e III della direttiva 98/83 

    News agosto 2017 pubblicato il nuovo Decreto 192

    Sempre sul tema delle acque destinate al consumo umano riportiamo, il parere della commissione Europea sulla richiesta di sforamento dei parametri  fissati dalla diretiva, è un esempio della ratio  con cui si muove il legislatore a livello comunitario

  • Installazione

    L’installazione e la manutenzione degli impianti per il trattamento dell’acqua potabile è normata da diverse leggi nazionali, norme UNI, direttive Europee nonchè leggi regionali. I soggetti abilitati ad operare nel settore devono avere la qualifica in camera di commercio secondo la lettera D del DM 37/08

    L’installazione secondo  le regole dell’arte prevede il rispetto delle diverse nomre UNI  che recepiscono le EN europee

    Parte importante delle Linee guida del DM 25 è dedicata al tema dell’installazione e della manutenzione

    Le ASL  richiedono la dichiarazione di confomità generalmente all’apetura di un nuovo locale

  • Vendita impianti

    Per promuovere la vendita di impianti per il trattamento dell’acqua potabile è necessario seguire regole ben precise, il cliente al momento dell’acquisto deve essere adeguatamente informato sulle carattersitiche del prodotto scelto. La comunicazione deve essere trasparente e non di fantasia. Ad esempio il termine depuratore non è consentito, in quanto improrpio ed impreciso, vi è l’obbligo di definire il prodotto come impianto per il trattamento dell’acqua potabile. Sulle scatole e sui manuali deve essere ben evidente la dicitura “questo impianto necessita di regolare manutenzione”.

     

    Non è solo il Codice del  Consumo a regolare queste norme,  altre specifiche sono presenti ad esempio la legge sulle garanzie.

    Un tema molto importante, quando si parla di vendita, riguarda la comunicazione sugli effetti benefici dell’acqua trattata, non considerando gli imbonitori da circo  che promettono miracoli, è importante seguire la normativa vigente il regolamento CE 1924 del 2006 stabilisce in maniera chiara come operare