Autore: fabio

  • Somministrazione acqua trattata

    Nel campo pubblico, (ristoranti, alberghi, bar, mense, uffici) gli obblighi principali di legge sono il rispetto del regolamento UE 852 che definisce la prassi per una corretta prevenzione igenico-sanitaria. (HACCP) Regolamento UE 852-2004

    Con il DL 181 del 2003 si rende obbligatoria la comunicazione al cliente sull’origine dell’acqua servita con la precisa frase “ acqua potabile trattata / e gasata”. La legge sancisce in maniera chiara che l’acqua potabile trattata può essere venduta al pubblico (in forma estemporanea)

    Il vecchissimo DPR 719  fornisce indicazioni sulla vendita e sul concetto di utilizzo estermporaneo

    Per i chioschi dell’acqua diamo riferiment al Manuale di corretta prassi igenica redatto dall’associazione Acqua Italia, in accordo con il Ministero della Salute

  • Le sostanze indesiderate

    Le sostanze indesiderate nell’acqua destinata al consumo umano

     

     

    Quando parliamo di sostanze indesiderate dobbiamo muoverci con molta attenzione. L’acqua di rete e’ gia’ potabile, il gestore garantisce nei termini di legge che i parametri delle sostanze in essa disciolte non superino i parametri previsti dalla normativa. Ossia il gestore garantisce una qualita’ legale dell’acqua. Il termine indesiderate potrebbe rilevare una connotazione emotiva e non legata ad una realta’ scentifica, con una solida base sperimentale. Ad esempio la fobia sul sodio e’ generata da una comunicazione non corretta da parte di alcune marche di acque minerali che mettono in contrasto il benessere con la presenza di sodio nell’acqua (che tra l’altro e’ impossibile essendo il sodio per natura esplosivo a contatto con l’acqua, al massimo si trattera’ dello ione sodio).

     

    Uscendo dal tunnel emotivo e soggettivo del tema delle sostanze indesiderate e’ possibile tracciare un quadro reale sugli inquinanti presenti e sulle loro patologie connesse.

    Nello stesso tempo e’ interessante descrivere le diverse cause di possibili inquinamenti dell’acqua al rubinetto:

     

    • L’origine dell’inquinamento presente al POU potrebbe in alcuni casi essere legato alla vetusta’ dell’impianto distributivo o ad un non corretto dimensionamento.
    • L’utilizzo dei tubi in piombo e’ cessato da alcuni decenni, ma parecchi edifici non hanno provveduto alla loro sostituzione. In Italia il problema ha una valenza soprattutto per i centri storici.
    • L’utilizzo di serbatoi di accumulo e’ presente sia per necessita’ di garantire un’adeguata scorta dove il servizio non e’ costante sia per sopperire una inadeguata rete distributiva.
    • In alcuni casi le tubazioni nel terreno compiono dei Sifoni che in caso di rottura trascinano all’interno elementi contaminanti.
    • Raramente l’acquedotto e’ causa di un superamento dei parametri che garantiscono la qualita’ delle acque, in questi casi la cittadinanza e’ informata dei fatti.
    • Lavori di scavo o di ripristino possono essere causa di un deterioramento temporaneo della qualita’ dell’acqua potabile al POU.

     

    Un argomento oggetto di profondi studi e di ricerca di soluzioni ottimali e’ quello legato ai sottoprodotti di disinfezione, questi sono generati dalle sostanze disinfettanti utilizzate dai gestori degli acquedotti per rendere l’acqua stabile contro i rischi di una proliferazione batterica.

     

    La tabella sulle sostanze indesiderate non e’ certo esaustiva, ma ha lo scopo di catalogare in ordine sistematico le sostanze nocive indicando quali sono i rischi per la persona e quali trattamenti hanno efficacia. Sulla questione degli effetti possibili e’ bene non creare allarmismi. Il superamento del valore di parametro non implica una patoligia immediata, solo nell’utilizzo prolungato per anni statisiticamente si possono avere delle consegueze patologiche.

     

    L’Organizzazione della Sanita’ stabilisce il criterio del rischio su base statistica. Il superamento del valore guida di. Incrementa di x casi su una popolazione di xxxx.

    Tabella sostanze indesiderate

     

    Contaminante Organico Valore guida (mg/l) Parametro di legge dl 31-2001 (mg/l) Effetti possibili patologie Origine Trattamento consigliato
    Atrazina 0,003 Problemi cardiovascolari

    Tumore al seno

    Erbicida, agriculture Carboni Attivi
    Benzene 0 0,001 Rischio Tumore

    Anemia

    Smog

    Vernici

    Pesticidi

    Carboni Attivi

    Stripping

    Benzopirene PAH 0 0,0001 Tumore

    Sterilità

    Olii minerali

    Rilascio rivestimenti

    Carboni Attivi
    Bromati 0 0,01 Tumore

    Sistema Nervoso

    Sottoprodotto – Ozono

    industrie

    Carboni Attivi
    Clorito 0 0,2 in deroga fino 2006 0,8 Anemia nei neonati e bambini Sottoprodotto biossidodicloro Carboni Attivi
    Clorobenzene 0 Sistema nervoso Solventi Carboni Attivi
    Dibromocloro

    propano

    0 0,03 Aumento rischio cancro Carboni Attivi

    Stripping

    Dicloroetilene 0,1 Sistema nervoso

    Cancro

    Crescita

    Solventi  Carboni Attivi

    Stripping

    Ftalati 0 Aumento rischio cancro PVC e altre plastiche Carboni Attivi
    Etilbenzene 0,7 Sistema nervoso Carboni Attivi
    Dibromoetilene 0 0.00005 Cancro Adittivo carburante Carboni Attivi

    Stripping

    Acido aloacetico 0 Cancro Sottoprodotto disinfezione Carboni Attivi
    PCB 0 Cancro Carboni Attivi
    Stirene 0,1 Sistema nervoso Carboni Attivi
    Tetracloroetilene

    Tricloroetilene

    0 0,01 Aumento rischio cancro Solvente

    Industrie meccaniche

    Carboni Attivi
    Trialometani THM 0 0,03 Aumento rischio cancro Sottoprodotto disinfezione Carboni Attivi
    Tricloroetano 0,2 Sistema nervoso Solvente Carboni Attivi
    Cloruro di Vinile 0 0.0005 Aumento rischio cancro Tubazioni rilascio contenitori PVC Carboni Attivi

    Osmosi Inversa

    Antiparassitari 0 0.0001 per un solo composto

    0,0005 totali

    Danni epatici, renali, alterazione del sistema nervoso Aumento rischio cancro Uso agricolo Carboni Attivi

    Osmosi Inversa

     

     

     

    Contaminante Inorganico Valore guida Parametro di legge Effetti possibili Patologie Origine Trattamento consigliato
    Antimonio 0,006 0,005 Crescita colesterolo

    Diminuzione glucosio

    Dermatiti

    Ceramiche, Discariche raffinerie Osmosi Inversa

    Ultrafiltrazione

    Arsenico ( +3, + 5 )

    Valenza (3 e 5)

    0 10 ppm Cancro

    Circolazione sanguinea

    Problemi all’

    Epiderme

    Scarichi industriali

    Erosione depositi naturali

    Protettivi del legno

    Osmosi Inversa

    (SOLO per +5)

    Scambio ionico

    Allumina attivata

    Aresenico (composti organici) 0 10 ppm Cancro

    Circolazione sanguinea

    Problemi all’

    Epiderme

    Scarichi industriali

    Erosione depositi naturali

    Protettivi del legno

    Carbome Attivo
    Amianto 7 mfl Cancro intestinale Depositi naturali vasche eternit Osmosi Inversa

    Ultrafiltrazione

    Filtrazione meccanica

    Bario 2.0 Non previsto Sistema cardiovascolare Depositi naturali
    Berillio 0.0004 Lesioni interne Scarichi industriali Osmosi Inversa

    Allumina attivata

    Carbone attivo

    Cadmio 0,0005 0,005 Danni Renali Corrosione tubi, depositi naturali

    Vernici

    Osmosi Inversa
    Cloro 4 Aumento rischio cancro Disinfentante Acqua Osmosi Inversa Carbome Attivo

     

    Cromo  ( +3,+6) 0.1 Sistema cardiovascolare

    Problemi epatici

    Reni

    Depositi naturali

    Scarichi industriali

    Osmosi Inversa

    Carbone attivo + KDF

    Cromo composti organici 0.1 Sistema cardiovascolare

    Problemi epatici

    Effetti Genotossici

    Depositi naturali

    Scarichi industriali

    Carbome Attivo

     

    Rame 1,3 1 Irritazione Gastrointestinale

    Effetti epatici e renali

    Depositi naturali

    Tubazioni

    Scarichi industriali

    Osmosi Inversa
    Cianuro 0,2 0,05 Tiroide

    Sistema nervoso

    Plastiche

    Fertilizzanti

    Scarichi industrie

    Osmosi Inversa
    Fluoruri 4.0 1,5 Fluorosi Depositi naturali

    Fertilizzanti

    Osmosi Inversa
    Piombo 0 0,01 In deroga sino 2013

    0,025

    Problemi renali

    Ipertensione, nell

    Infanzia rallenta

    sviluppo

    Tubazioni

    Scarichi industriali

    Depositi naturali

    Osmosi Inversa
    Mercurio 0.002 0,01 Danni renali Componenti elettrici

    Scarichi industriali

    Carbone attivo
    Mercurio composti organici 0.002 0,01 Danni Renali Componenti elettrici

    Scarichi industriali

    Carbone attivo
    Nickel 0.1 0,02 Apparato cardiocircolatorio

    Allergie cutanee

    Patologie

    gastrointestinali

    Leghe acciaio

    Industria metallurgica

    Osmosi inversa
    Nitrati 0,010 0,05 Metemo -globinemia Fertilizzanti

    Depositi naturali

     

    Osmosi inversa

    Resine scambio ionico

    Nitriti 0,001 0,001 – 0,005 Metemoglobina

    Cancro

    Fertilizzanti

    Depositi naturali

    Redox Nitrati

    Osmosi inversa

    Resine scambio ionico

    Selenio 0.05 0,01 Perdita capelli e unghie

    Problemi circolatori

    Raffinerie petrolio Osmosi inversa Allumina

    attivata

    Solfati 500 250 Diarrea Depositi naturali Osmosi inversa
    Alluminio 0,2 0,2 Alzhaimer

    Acqua torbida

    Depositi naturali

     

    Osmosi inversa

    Nanofiltrazione

    Cloruri 250 250 Sapore salato Depositi naturali Osmosi inversa
    Ferro 0,3 0,2 Sapore metallico

    Sedimenti

    Colore rossastro

    Depositi naturali

    Tubazioni

    Scambio ionico

    Osmosi Inversa

    Manganese 0,01 0,05 Sapore metallico

    Sedimenti

    Depositi naturali Scambio ionico
    MTBE Solvente

    Aumento rischio cancro

    Carbone attivo
    Zinco 5 Sapore metallico Scarichi industriali

     

    Osmosi inversa

     

     

    Fonti:  Water Quality Association,  Universita di Genova, Ministero della Salute

  • Sottoprodotti di disinfezione nell’acqua potabile

    I sottoprodotti di disinfezione

     

    Per garantire la qualità dell’acqua al punto d’uso s utilizzano sostanze disinfettanti. La dose viene calcolata in funzione di diversi fattori, tra cui lo stato della rete distributiva, la sua estensione, l’origine dell’acqua immessa in rete.

     

    I prodotti più utlizzati, sono l’ipoclorito, il biossido di cloro e l’ozono, in alcuni paesi si utilizzano le cloroammine (USA-Spagna). In un primo tempo il loro impiego era studiato in funzione dei costi, delle complessità tecniche, e nei residui organolettici (sapore-odore).

    Negli utlimi decenni si è scoperto che i disinfettanti utilizzati generano sottoprodotti che possono avere effetti nocivi per la salute umana.

    La formazione di questi sottoprodotti dipende dalla quantità, dal tipo di reagaenti utilizati, dalla qualità dell’acqua, dalla sua acidità, dalla presenza di materia organica (TOC ) e dalla temperatura.

    • L’utilizzo dell’acido ipocloroso genera pricipalemente i Trialometani (THM),e Clorati
    • Il biossido di cloro a sua volta genera Clorati e Cloriti
    • L’ozono oltre che ad essere di per se nocivo genera Bromoformio
    • Le cloroammine determina la formazioni di cloroammine organiche, nitrati e nitriti

    Gli acquedotti garantiscono con il loro incessante lavoro che la presenza di queste sostanze sia minima, decisamente al disotto dei parametri di legge.

    In alcune realtà per superare questi inconvenienti si utilizzano sistemi di disinfezione a Raggi UV.

    Articolo sui Sottoprodotti della Disinfezione

     

     

  • Arsenico e acqua destinata al consumo umano

    ARSENICO: aspetti tossicologici e presenza nelle acque

     

    La tossicità

    Ruolo e presenza nell’organismo

    Pur non ricoprendo un ruolo di essenzialità nell’organismo umano, molti sono gli effetti biologici che l’arsenico può generare, a seconda della concentrazione e della forma chimica nella quale viene assunto. L’arsenico si presenta in due distinte forme ioniche, quella trivalente e la pentavalente, e lo si trova nei cibi, nell’acqua e nell’ambiente, a causa dell’elevata distribuzione geologica che lo vede presente in natura in oltre 200 diversi minerali, nonché in seguito alla crescente produzione ed utilizzo di prodotti contenenti arsenico (insetticidi, erbicidi, conservanti per il legno, additivi per i mangimi di polli e suini, composti farmaceutici, scarichi industriali).

    L’arsenico sembra influenzare positivamente lo sviluppo e la crescita tuttavia, ad oggi, non è stata provata una reale essenzialità di questo elemento per la funzionalità dell’organismo umano. Più chiari sono invece gli aspetti tossici: una volta introdotto nell’organismo l’arsenico si accumula in molti organi e tessuti come il fegato, i muscoli, i reni, il cervello, la tiroide, la pelle ed i capelli; la sua vita biologica è di circa 10 ore, in questo periodo viene convertito dalla forma inorganica a quella organica per essere escreto attraverso le urine. Come per molti elementi anche la tossicità dell’arsenico è strettamente legata alla forma chimica con cui si presenta: quello inorganico è più pericoloso di quello organico, inoltre l’inorganico trivalente, l’arsenito As(III), è più pericoloso del pentavalente, l’arseniato As(V). La forma metallica (valenza 0) non è assorbita dallo stomaco e dall’intestino e non esercita effetti nocivi sull’uomo, mentre l’arsina (AsH3) è un composto volatile, tossico, ma che non è presente nell’acqua. Le reazioni chimiche coinvolte durante il metabolismo dell’arsenico inorganico dopo assorbimento nell’organismo prevedono il passaggio dalla forma inorganica a quella organica, si ha la riduzione della forma pentavalente con la formazione di composti metilati quali l’acido monometilarsonato (MMA V) e l’acido dimetilarsinico (DMA V), dell’acido monometilarsonoso (MMA III) e dell’acido dimetilarsinoso (DMA III), composti tossici che vengono eliminati attraverso le urine.

     

    Fig.1 Le principali forme dell’arsenico presenti nelle acque naturali e le relative metabolizzazioni

    L’arsenico inorganico può esercitare effetti tossici dopo esposizioni acute (breve periodo) o croniche (lungo periodo). Ci sono inoltre evidenze che attestano la cancerogenicità dell’arsenico inorganico se assunto in elevate concentrazioni.

    In dosi acute l’arsenico inorganico può causare dolori addominali, vomito, diarrea, debolezza, torpore e formicolio delle estremità, crampi muscolari, eruzione cutanea. Gli effetti cronici più diffusi riguardano la pelle, le alterazioni gastrointestinali, cardiovascolari, anemia, polmonari, neurologiche immunologiche ed alterazioni delle funzioni riproduttive e dello sviluppo. Ad esempio effetti cronici sulla pelle, per un uomo medio del peso di 70 kg, si riscontrano dopo un periodo di 5-15 anni ed un’assunzione media di 700 µg/die, oppure dopo 6 mesi-3 anni per esposizioni di 2800 µg/die.

    Le tabelle che seguono mostrano le frequenze di comparsa di sintomatologie e di evidenze cliniche in soggetti cronicamente esposti ad arsenico inorganico tramite consumo di acqua.

     

    sintomi (%)
    spossatezza 70,5
    mal di testa 20,5
    bruciore agli occhi 44,2
    nausea 10,9
    dolore addominale 38,4
    tosse 57
    evidenze (%)
    iperpigmentazione 100
    anemia 47,4
    epatomegalia 76,9
    edema dei piedi 11,5
    malattia polmonare 28,8
    ipercheratosi 61,5

     

    Tab.1: alcuni sintomi di tossicità                                                        

      

    Rispetto al passato è notevolmente aumentata l’evidenza che l’assunzione di arsenico con la dieta sia causa di tumore. E’ verificato che l’esposizione prolungata a dosi di centinaia di microgrammi/litro di arsenico inorganico nell’acqua è causa di tumore alla pelle, alla vescica, al polmone, al rene e al fegato; se tali effetti negativi sulla salute umana non possono manifestarsi per il consumo di acque distribuite in ambito europeo e che rispettano i limiti di concentrazione di legge (deroghe comprese) essi rappresentano un reale problema per le popolazioni di molti paesi nel mondo. Casi documentati d’avvelenamento da arsenico riguardano le popolazioni dell’India, Taiwan, Bangladesh, Cina, Messico e Cile, mentre in Italia i problemi ambientali da rilascio di arsenico riguardano principalmente alcune aree in Sardegna, Toscana e Lazio.

     

    Le fonti di assorbimento

    Come per ogni elemento le fonti di assorbimento sono molteplici, una combinazione tra gli apporti provenienti dall’ambiente, dagli alimenti e dall’acqua. Il numero di paesi al mondo le cui popolazioni utilizzano acque contaminate (ovvero la cui concentrazione è elevata, sopra ai limiti di legge) da arsenico è elevato, oltre 80; per un totale di oltre 150 milioni di persone, la maggior parte delle quali risiede in Asia.

     

    Ambiente

    L’arsenico è un elemento ubiquitario, si trova in natura in ogni parte del globo a causa della sua elevata mobilità geochimica. L’arsenico è presente nella crosta terrestre in concentrazioni basse (2 ppm), nelle acque oceaniche il suo tenore è di 0,3 μg/L e nelle acque continentali è in genere compreso tra 0,05 e 1,00 μg/L.

    Tra gli elementi chimici minori e/o in traccia l’arsenico è uno dei più mobili, sia nell’idrosfera che nell’atmosfera. Nelle acque naturali la sua elevata mobilità è data dal fatto che in ambiente ossidante l’arsenico è presente in forma di arseniato, ovvero allo stato di ossidazione (+5), e non subisce processi di precipitazione o di adsorbimento di rilievo ad esclusione dal precipitato generato dagli idrossidi di ferro.

     

    Alimenti

    L’intossicazione da arsenico con l’alimentazione può verificarsi solamente in caso di accidentale contaminazione, oppure a seguito di un eccessivo uso di farmaci contenenti questa sostanza.

    I cibi di origine marina sono molto più ricchi di arsenico rispetto a tutti quelli di origine terrestre, anche l’acqua può essere una fonte significativa di questo elemento.

    Studi condotti in diversi paesi mostrano che mediamente, con la dieta, vengono assunti meno di 200 µg/die di arsenico e molto spesso anche meno di 100 µg/die; d’altra parte quantità comprese tra 12 e 25 µg/die sono sufficienti per soddisfare i normali fabbisogni del soggetto adulto. Allo stato attuale delle conoscenze non esiste un range di sicurezza ben definito per quanto riguarda l’assunzione di arsenico; studi recenti indicano di non superare il limite di 15 µg/kg di peso corporeo alla settimana, mentre se vengono raggiunte le dosi di 3-6 mg/die può avvenire una compromissione del funzionamento del sistema nervoso e l’insorgenza di stati patologici gravi.

    La tabella seguente indica le concentrazioni di arsenico mediamente presenti in alcuni generi alimentari:

      

    ALIMENTO µg/kg
    pesci marini 2466
    molluschi e crostacei 2041
    pesce d’acqua dolce 443
    carne suina 8,2
    carne bovina 7,8
    pollame 29,9
    uova 6,2
    latte intero 1,4
    formaggio 5,2
    pane 12,9
    pasta 9,5
    riso 284,1
    patate 5,5
    lattuga 2,4
    fagioli 3,1
    pomodori 1,8
    funghi 46,4
    mele 3,8
    banane 3,3
    oli e grassi 19,0
    vino 5,8
    birra 3,0

    Tab.3 Presenza di arsenico in alcuni generi alimentari

    L’arsenico nelle acque: presenza e tecniche di rimozione

    Le acque possono rappresentare una fonte di arsenico non trascurabile. Nel nostro Paese sono note le concentrazioni di arsenico nei territori laziali, in particolare nel viterbese, territori che negli ultimi anni sono frequentemente apparsi sui media a causa del superamento ripetuto dei limiti di legge per quanto riguarda la qualità delle acque erogate. Il 31 dicembre 2012 scadeva infatti la legge deroga che consentiva agli acquedotti di distribuire l’acqua alla cittadinanza pur avendo la stessa una concentrazione superiore al limite di legge, usufruendo appunto del beneficio di deroga previsto e concesso dalla legislazione nazionale e dalle direttive europee. Le deroghe possono, per legge, essere concesse, sino a un massimo di tre ciclo di tre anni ciascuno, un tempo più che sufficiente per affrontare il problema idrico, o attraverso la ricerca di fonti alternative di approvvigionamento o adottando tecniche di rimozione adeguate.

    Il problema dell’arsenico nel viterbese è quindi soprattutto di natura amministrativa; dal punto di vista tecnico infatti la questione non è particolarmente complicata essendo molteplici le tecniche di dearsenificazione disponibili e applicabili, soprattutto a livello centralizzato. Dal punto di vista economico, allo scadere delle deroghe, oltre all’ammontare richiesto per l’adeguamento tecnico degli impianti (per i 112 comuni del Lazio e gli investimenti richiesti stimati ammontano a circa 85 milioni di euro) vanno considerate le sanzioni amministrative che puntualmente arrivano dall’Europa.

    Famose sono le acque arsenicali–ferruginose di alcuni acquiferi trentini, in particolare quelle di Levico Vetriolo utilizzate, soprattutto in passato, in ambito termale per il trattamento dell’ansia patologica. Di seguito si riportano le principali caratteristiche di composizione dell’acqua minerale “Forte”, utilizzata presso il centro termale ma in passato anche imbottigliata per la vendita in farmacia.

     

    Caratteristiche organolettiche
    colore incolore
    torbidità limpida
    sapore acidula con sapore di ferro
    Caratteristiche chimico-fisiche  
    temperatura acqua alla sorgente 9,8 °C
    pH 1,9
    conducibilità elettrica specifica (20°C) 11762 microS/cm
    residuo fisso (180°C) 7209 mg/L
    Sostanze disciolte  
    azoto ammoniacale 0,37 mg/L
    azoto nitrico < 0,2 mg/L
    magnesio 96 mg/L
    calcio 140 mg/L
    fluoruri 0,2 mg/L
    cloruri 1,2 mg/L
    solfati 5170 mg/L
    manganese 5,9 mg/L
    zinco 154 mg/L
    rame 29 mg/L
    piombo 1,9 mg/L
    cadmio 0,26 mg/L
    arsenico 10 mg/L
    alluminio 57 mg/L
    ione ferroso 1370 mg/L
    ione ferrico 18 mg/L

    Tab.4: Caratteristiche di composizione dell’Acqua Forte di Levico-Vetriolo (analisi 1979)

     

    E’ chiaro che un’acqua con queste caratteristiche (da notare la concentrazione di arsenico pari a 10 mg/L, ovvero 1000 volte il limite fissato per le acque destinate al consumo quotidiano, oltre alla presenza di metalli pesanti, in particolare ferro), pur essendo un prodotto assolutamente naturale, va considerata a tutti gli effetti alla stregua di un medicinale e come tale utilizzata sotto il controllo del medico termalista.

    La figura 3 mostra le concentrazioni di arsenico presenti nelle varie regioni del territorio italiano.

     

    Fig.3: Concentrazioni di arsenico nelle acque sotterranee presenti sul territorio italiano

     

    Esistono diverse tecniche per la rimozione dell’arsenico. Visto che rimuovere l’arsenico nella forma pentavalente è molto più semplice rispetto a quello trivalente, la regola generale è quella di sottoporre preventivamente l’acqua a trattamenti di ossidazione tali da consentire la conversione dalla forma (III) a quella (V).

     

    In ambito acquedottistico/industriale le tecnologie standard possono utilizzare uno o più dei seguenti processi: ossidazione, precipitazione, adsorbimento, scambio ionico, filtrazione su membrana.

    Ossidazione – si tratta di utilizzare a monte del processo di rimozione un agente ossidante per realizzare o la conversione dalla forma (III) a quella (V) e successiva rimozione. L’ossidante può essere di natura chimica, fisica o biologica. La rimozione dell’arsenico tramite ossidazione (con aria, ossigeno, ozono) è una tecnica ammessa e utilizzata anche nel settore dell’imbottigliamento delle acque minerali. Nella seguente tabella si riassumono i principali ossidanti e i relativi dosaggi richiesti:

     

    ossidante dosaggio
    aria e ossigeno tempi di contatto di alcuni giorni
    ozono 0,64 mg O3/ mg As(III)
    cloro 0,95 mg Cl2/ mg As(III)
    biossido di cloro 1,8 mg ClO2/ mg As(III)
    monocloroammine 0,69 mg NH2Cl/ mg As(III)
    permanganato di potassio 1,06 mg KMnO4/ mg As(III)
    perossido di idrogeno

    0,45 mg KMnO4/ mg As(III)

    Tab.5: Aspetti operativi riguardanti alcuni processi di ossidazione

     

    Precipitazione – è un processo da utilizzare a valle dell’azione di un agente ossidante e si basa sul dosaggio di un reagente chimico in grado di far coagulare e precipitare alcune sostanze presenti nell’acqua, come ad esempio l’arsenico. Nella seguente tabella si riassumono i principali reagenti chimici ed i relativi dosaggi richiesti:

     

    reagente dosaggio
    sali di alluminio 10 – 50 mg/L
    sali di ferro 5 – 30 mg/L
    Idrossido di calcio 800 – 1200 mg/L

    Tab.6: Aspetti operativi riguardanti alcuni processi di precipitazione

     

    Adsorbimento – è un processo utilizzato per la rimozione dell’arsenico nell’acqua potabile che conta su un discreto numero di mezzi filtranti adsorbenti, tra i quali quelli più utilizzati sono l’allumina attivata e l’idrossido ferrico.

    mezzo adsorbente capacità rimozione
    allumina attivata > 90%
    Idrossido di ferro > 95%
    biossido di titanio > 95%
    carbone attivo > 60%
    zeolite > 80%
    ferro zero valente > 95%

    Tab.7: Efficienza di alcuni mezzi adsorbenti

     

    Scambio ionico – è un processo utilizzato per la rimozione dell’arsenico nell’acqua potabile che sfrutta la capacità di scambio di resine anioniche fortemente basiche. Tale soluzione è efficace nei confronti della forma arseniato, pertanto in caso di utilizzo di questa tecnologia è importante prevedere una fase di preossidazione. Lo scambio ionico è fortemente influenzato dall’alcalinità dell’acqua, dal pH, dalla presenza di ioni antagonisti (come nitrati e solfati) che possono ridurre l’efficienza di rimozione e dal TDS (è sconsigliato perché poco efficiente per acque con residuo fisso superiore a 500 mg/L)

    Processi a membrana – delle varie tecnologie a membrana solo l’osmosi inversa e la nano filtrazione si dimostrano efficaci nella rimozione dell’arsenico. Entrambe le tecnologie sono in grado di ridurre del 95% la concentrazione di As(V), mentre la resa nei confronti della forma trivalente è inferiore.

     

     

    In ambito domestico: diverse sono le questioni sollevate.  Se l’acqua non ha i requisiti di potabilità, tutti gli interventi sono da considerarsi di potabilizzazione, con la responsabilità oggettiva di chi opera nel garantire i requisiti minimi imposti dal Dl 31/2001 e sm. Se  la presenza di Arsenico è significativa si pone anche il problema dello smaltimento delle parti di consumo che non può essere equiparato a rifiuto domestico

     

    In casa gli spazi sono ridotti, pertanto non è possibile l’applicazione di nessuna tecnologia che preveda l’utilizzo di reagenti e che, a seguito di coagulazione, generi sostanze sedimentabili da smaltire. Le tecnologie si riducono quindi all’uso di membrane, resine a scambio ionico e sostanze adsorbenti.

    Osmosi inversa – si può ridurre il 95% dell’arsenico pentavalente presente nell’acqua, la forma trivalente invece viene trattenuta con modesti risultati, complessivamente comunque la riduzione è significativa.  Se i valori in ingresso superano la soglia di potabilità è fondamentale il collaudo all’atto dell’installazione e il monitoraggio costante seguendo le indicazioni del produttore.

     

    Caraffe filtranti – presentano un’efficacia molto variabile, a seconda della marca la cartuccia può contenere diverse resine con rendimenti specifici compresi tra 12% e 90%.

    Resine a scambio ionico – le resine anioniche hanno una buona efficacia nei confronti della forma pentavalente e ridotta per la forma trivalente

     

    Adsorbimento su carbone attivato – l’efficacia dell’adsorbimento su carbone attivato dell’arsenico è molto modesta

     

    Adsorbimento con resine – si tratta di resine macroporose aventi il gruppo funzionale FeO(OH) che svolge la sua azione tramite adsorbimento e non attraverso lo scambio di ioni. L’efficacia è molto elevata per entrambe le forme, la trivalente e la pentavalente.  Devono essere seguiti scrupolosamente i tempi e le portate indicate del  produttore/fornitore

     

    Limiti di concentrazione

    Prima di elencare i limiti di concentrazione per l’arsenico previsti dai più importanti riferimenti normativi, è interessante notare come per alcuni elementi in traccia di rilevanza tossicologica esista una discrepanza tra le indicazioni riguardanti la mobilità geochimica, la biodisponibilità e la tossicità cronica da un lato e le leggi e le normative a difesa della salute dall’altro. Secondo il prof. Mario Dall’agliol’incongruenza nasce dal confronto tra elementi che, rispetto all’arsenico, hanno una mobilità geochimica esigua ed una tossicità cronica inferiore e per i quali, nonostante ciò, sono stati fissati limiti di concentrazione ancora più cautelativi (come il mercurio (Hg la cui concentrazione massima ammessa nelle acque è 1 mg/L). Per altri elementi invece, seppur dotati di un’elevatissima mobilità geochimica ed una notevole tossicità, il limite di concentrazione è molto più permissivo; è il caso del boro (B) per il quale, nonostante la comprovata utilità fisiologica, appare eccessivo il valore di 1 mg/L previsto per le acque destinate al consumo umano e di 5 mg/L per le acque minerali naturali. Il seguente elenco riporta i limiti di concentrazione per l’As nell’acqua previsti dai più importanti riferimenti normativi nazionali ed internazionali:

     

    OMS 0,01 mg/L
    EPA 0,010 mg/L
    Direttiva 98/83 10 mg/L
    D.Lgs 31/2001 10 mg/L
    D.M. 29 dicembre 2003 10 mg/L

     



    O.Conio, R.Porro “L’arsenico nelle acque destinate al consumo umano” – Franco Angeli, 2004

    Water 21 – Magazine of the International Water Association, April 2013

    Susan Murcott “Arsenic contamination in the world: an International source book” IWA October 2012

    Maurizio Barbieri – Università degli Studi La Sapienza di Roma “L’arsenico e le acque in Italia” documento aggiornato 2 febbraio 2011

    Le caratteristiche dell’acqua sono tratte dal volume Le Terme di Levico e Vetriolo – Studi e ricerche di medicina termale edito dalla direzione sanitaria dell’Azienda Speciale Gestione Terme di Levico-Vetriolo , 1991

    A.Colombetti, F.Mantelli “The presence of arsenic in water of Italy: a review” tratto da “Arsenic in water for human consumption” a cura di Sabrina Sorlini e Carlo Collivignarelli – Lambert Academic Publishing, 2011

    “L’acqua: madre della vita e motore dei processi geologici. Il problema delle acque potabili in Italia e nel mondo” atti della conferenza del prof. Mario Dall’Aglio – Università “La Sapienza” di Roma, 7 febbraio 2002

    Il mercurio può provocare danni al fegato e al cervello. Raramente è presente in natura a causa della ridotta mobilità geologica, quando lo si rileva l’origine deriva da inquinamento industriale.

    Il boro è un elemento tossico, in grado di generare dermatiti da contatto e disturbi gastrointestinali e di interferire con il metabolismo di numerose sostanze. La sua presenza nell’ambiente è spiccata nelle zone geotermiche dove ha un’origine naturale, mentre le cause d’inquinamento vanno ricercate in alcune tipologie di scarichi industriali contenenti detergenti, vetro, ecc

    Organizzazione Mondiale della Sanità

    Agenzia per la Protezione Ambientale Americana

    Direttiva Europea riguardante la qualità delle acque destinate al consumo umano

    Decreto Legislativo nazionale, recepimento della Direttiva Europea 98/83

    Decreto Ministeriale riguardante la qualità delle acque minerali naturali

  • Alluminio e acqua destinata al consumo umano

    Alluminio: aspetti tossicologici e presenza nelle acque

     

    La tossicità

    L’alluminio non svolge alcun un ruolo fisiologico importante, al contrario manifesta un’evidente tossicità per il sistema nervoso centrale con una capacità di accumulo ed una persistenza diffusa nell’organismo umano, anche se prevalentemente nel cervello, nelle ossa, nei reni, nei polmoni, nel fegato e nella tiroide. Nei soggetti con una regolare funzione renale l’alluminio viene normalmente escreto, ma nei casi in cui la funzionalità renale è ridotta questo metallo può accumularsi oltremisura nell’organismo, con pericolose conseguenze per la salute.

    E’ evidente la correlazione tra elevate concentrazioni di alluminio nel corpo umano e l’insorgenza di patologie neurodegenerative, tuttavia per quanto riguarda il morbo di Alzheimer le ricerche scientifiche hanno prodotto risultati contrastanti e, ad oggi, sono inconcludenti; non è ancora chiaro infatti se l’accumulo di alluminio possa essere una conseguenza della malattia piuttosto che un agente causale. Un dato certo è che nel sangue e nel cervello dei pazienti affetti da Alzheimer e da sindrome di Down sono presenti livelli di alluminio molto alti.

     

    Le fonti di assorbimento

    L’esposizione umana totale nell’arco della vita all’elemento alluminio è enorme, dato che questo elemento può essere assorbito sia con la respirazione sia attraverso la pelle ne risulta che importanti fonti sono l’argilla naturale presente nel terreno e la polvere.

    Un’altra fonte di assorbimento molto importante è l’alimentazione (la presenza di alluminio è diffusa, specialmente nei vegetali, le foglie del tè, il caffè, il latte ed alcuni vini).

    La naturale presenza negli alimenti di origine animale dipende dal tipo di alimentazione (cibo e acqua) con cui si nutrono gli animali, mentre per i vegetali la presenza di questo elemento va ricercata nella natura del suolo e dell’acqua che vengono a contatto con la pianta. Sali di alluminio vengono utilizzati spesso negli alimenti trasformati e sono presenti anche in molti prodotti salati. Altre fonti di esposizione anche alcuni medicinali (ad esempio una compressa di Maalox contiene 200 mg di alluminio ossido idrato) e, soprattutto in passato, l’uso di pentole e utensili da cucina non smaltati fabbricati con questo metallo. La cessione di alluminio da parte di pentole e tegami in cui la cottura avviene per un certo periodo di tempo è notevole, ad esempio bollendo per 20 minuti dell’acqua in una pentola di alluminio si osserva una migrazione apprezzabile di questo elemento (alcuni mg/L).

    L’assunzione giornaliera di alluminio con la dieta è compresa tra 2 e 5 mg.

     

    L’alluminio nelle acque

    L’alluminio è un elemento estremamente diffuso in natura, la sua presenza sulla crosta terrestre è circa 82 g per ogni kg di roccia, tuttavia la sua bassissima mobilità geochimica fa sì che la sua naturale presenza nelle acque sotterranee sia normalmente molto modesta (le concentrazioni riscontrate sono generalmente comprese tra 1 e 20 microg/litro), al contrario di altri elementi come l’arsenico e il boro, meno presenti ma molto più mobili. Ciò non autorizza a sottovalutare l’impatto sulla salute che può avere l’alluminio presente nelle acque, sembra infatti che la biodisponibilità di questo elemento attraverso l’acqua sia molto più elevata di quella derivante da altre fonti.

    Recenti studi hanno evidenziato un effetto contrastante nell’assorbimento dell’alluminio dovuto alla silice, in particolare le ricerche hanno dimostrato che l’acqua con significative concentrazioni di silice favoriscono l’eliminazione dell’alluminio con le urine, con un miglioramento apprezzabile delle capacità cognitive delle persone affette da Alzheimer.

    Per le acque minerali non è stato stabilito un valore limite in relazione alla scarsa presenza di questo elemento in tale matrice, mentre per le acque potabili il limite di 200 microg/litro è dovuto ai processi di potabilizzazione che prevedono, in molti casi, l’impiego di agenti flocculanti a base di alluminio. Sebbene quindi l’acqua non sia tra le principali fonti di alluminio ci sono casi in cui può essere opportuno o preferibile ridurre la concentrazione di questo elemento tossico, che non ha alcun beneficio per la fisiologia umana.

    In ambito domestico questa operazione viene egregiamente svolta dagli apparecchi ad osmosi inversa (riduzione oltre il 90%) e dalle più semplici caraffe filtranti munite di resina a scambio ionico (riduzione oltre il 60%).

     

    Limiti di concentrazione

    La seguente tabella riporta i limiti di concentrazione previsti da alcuni importanti riferimenti normativi nazionali ed internazionali:

     

    OMS[1] nessun limite stabilito
    EPA[2] 50–200 mg/L
    Direttiva 98/83[3] 200 mg/L
    D.Lgs 31/2001[4] 200 mg/L
    D.M. 29 dicembre 2003[5] nessun limite stabilito

     


    [1] Organizzazione Mondiale della Sanità

    [2] Agenzia per la Protezione Ambientale Americana – 50 è il valore limite consigliato e 200 quello imperativo

    [3] Direttiva Europea riguardante la qualità delle acque destinate al consumo umano

    [4] Decreto Legislativo nazionale, recepimento della Direttiva Europea 98/83

    [5] Decreto Ministeriale riguardante la qualità delle acque minerali naturali

  • Normativa di riferimento sugli impianti di trattamento acqua

    L’italia è uno dei pochi paesi della comunità Europea che si è dotato negli anni di una serie di norme riguardanti gli impianti per il trattamento dell’acqua potabile. Il Decreto Ministeriale 25 del marzo 2012 è fondamentale per chi opera nel settore. Poche sono le prescrizioni tecniche. Vengono individuate le responsabilità di chi produce o importa, di chi installa e mantiene e di chi vende. Il messaggio è chiaro, ciascuno è libero di lavorare al meglio, purchè rispetti le norme e sia pronto a dimostrare alle autorità su come opera. Quanto riportato nella comunicazione alla clientela deve essere supportato da prove di laboratorio e dalla letteratura scientifica.
    Le linee guida del DM 25 sono un complemento al Decreto stesso, rappresentano  l’insieme delle corrette pratiche per operare nel settore del trattamento acqua  destinate al consumo umano.
    Gli apparecchi per il trattamento dell’acqua potabile devono essere assemblati con i dovuti criteri di sicurezza per l’utente finale, il marchio CE, racchiude al suo interno un’ampia raccolta di norme UNI per la sicurezza elettrica e non solo.
    Tutti le parti a contatto con l’acqua destinata al consumo umano devono essere conformi al DM 174 del 2004, ossia il rilascio di sostanze da parte dei diversi componenti nell’acqua da bere deve essere minima e certificata da un laboratorio.

    Dm 25 /2012

    Linee Guida DM 25  -maggio 2015 prossima revisione 2017/18

    DM 174/2004 – modifiche attese per

    E’ uscito ed è gia’ in fase di contestazione il Regolamento della  Regione Lombardia, parecchi sono i  punti in contrasto con le norme Europee e l’ultimo DM 25. Il DL 31-2001  chiarisce in maniera perentoria che la  competenza per legiferare nel campo del trattamento dell’acqua potabile è di esclusiva competenza statale,
    Nuove Linee Guida Lombardia Decreto n_10267 del 15_11_2012

  • Tallio e acqua destinata al consumo umano

    TALLIO: aspetti tossicologici e presenza nelle acque

     

    La tossicità

    Il tallio è dannoso per l’organismo umano perchè lo scambia con il potassio e quindi può interferire con i meccanismi di trasmissione dei segnali elettrici che sono mediati da questo elemento a livello del sistema nervoso; ciò può dare luogo a scompensi neurologici come mialgie e distesie, stanchezza, emicranie, depressione, mancanza di appetito, dolori alle gambe, perdita dei capelli e disturbi alla vista.

    Il tallio è altamente tossico per gli organismi viventi, per l’uomo risulta essere più pericoloso di altri metalli come mercurio, cadmio, piombo, rame e zinco.

    Il corpo umano assorbe il tallio molto efficacemente, soprattutto attraverso la pelle, gli organi respiratori ed il tratto digestivo; per queste sue caratteristiche e l’elevata tossicità fu spesso usato in passato per compiere omicidi, fino a quando non ne vennero compresi gli effetti e non venne individuato l’antidoto (il ferrocianuro di potassio più noto come Blu di Prussia).

     

    Le fonti di assorbimento

    Il tallio esposto all’aria, la sua superficie lucente si ossida assumendo una tinta grigio bluastra simile a quella del piombo. Col prolungarsi dell’esposizione, si forma sulla superficie del metallo uno strato di ossido. In presenza di acqua si forma invece uno strato di idruro di tallio. Il suo stato di ossidazione più stabile è il tallio(I), ma sono noti numerosi composti e composti di tallio(III).

    Il tallio è piuttosto abbondante nella crosta terrestre, con una concentrazione stimata a circa 0,7 ppm, è quasi sempre associato a sali di potassio in argille, fanghi e graniti.

    A causa della sua pericolosità è vietato l’impiego del tallio per usi commerciali, nonostante ciò in alcuni paesi si riscontrano ancora intossicazioni da questo metallo.

    Il tallio è stato impiegato soprattutto come componente per creare insetticidi e fuochi di artificio e nei vecchi televisori a tubo catodico, ed è stato molto usato nell’industria elettronica dei semiconduttori, negli interruttori, in alcuni tipi di vetro oltre che negli esami cardiologici per verificare il funzionamento del muscolo cardiaco.  Attualmente è impiegato nell’industria dei superconduttori e in varie applicazioni quali le macchine per risonanza magnetica nucleare.

    Visto l’ampio utilizzo industriale che ne è stato fatto, soprattutto negli anni passati, è possibile e probabile riscontrare inquinamenti da tallio diffusi a livello ambientale, seppur generalmente con concentrazioni modeste.

     

    Alimenti

    Essendo nocivo per l’organismo non deve essere ingurgitato; si sono registrati casi epidemiologici riguardanti cibi come i cereali a causa del solfato di tallio Tl2SO4 che è stato largamente impiegato in agricoltura, in passato, come componente di antiparassitari e rodenticidi. Tale applicazione è stata oggi fortemente ridotta se non eliminata a causa dell’elevata tossicità di questo composto non solo per le piante ma anche per l’uomo.

     

    Il TALLIO nelle acque: presenza e tecniche di rimozione

    Il tallio è parzialmente solubile in acqua e di conseguenza può essere disperso con l’acqua freatica se i terreni contengono i grandi quantità di tale componente. Il tallio può anche disperdersi attraverso assorbimento su fango ed è abbastanza mobile nei terreni.

    Ben note sono le problematiche relative alla presenza di tallio nelle acque che, da qualche tempo a questa parte, hanno coinvolto Pietrasanta (LU) e altri comuni limitrofi (Camaiore), ed in particolare la zona di Valdicastello che in passato era stato sede di una miniera. Dai rubinetti dell’acquedotto viene erogata acqua con concentrazioni di tallio superiori a 2 µg/L, sufficienti a far scattare l’allarme. La comunicazione dell’Università di Pisa – Dipartimento di scienze della terra, segnalava la presenza di livelli di tallio variabili da 1,7 a 10,1 µg/L.

    La situazione non è semplice perché il D.Lgs 31/2001 non contempla il tallio tra i vari parametri da monitorare per la potabilità dell’acqua, e nemmeno la direttiva europea 98/83 lo prevede, pertanto questo elemento non viene controllato routinariamente; tuttavia lo stesso decreto, nell’Articolo 8 (Controlli esterni) comma 3, precisa che:

     

    L’azienda unità sanitaria locale, assicura una ricerca supplementare, caso per caso, delle sostanze e dei microrganismi per i quali non sono stati fissati valori di parametro a norma dell’allegato I, qualora vi sia motivo di sospettarne la presenza in quantità o concentrazioni tali da rappresentare un potenziale pericolo per la salute umana. La ricerca dei parametri supplementari è effettuata con metodiche predisposte dall’Istituto superiore di sanità.

     

    Cioè se viene data evidenza della presenza di una possibile sostanza pericolosa, la legge prevede che vengano fatti regolari controlli per accertarne la pericolosità, il tallio è quindi oggetto di controlli e monitoraggi continui. Non essendo previsto dalla legislazione nazionale e nemmeno da quella europea un limite per la concentrazione del tallio si è preso come riferimento il valore stabilito dall’EPA, pari a 2 µg/L.

    Allo scopo di tutelare la salute pubblica il Dipartimento di prevenzione della Asl 12 ha immediatamente proposto l’emissione di un’ordinanza di non potabilità riguardante un’area relativamente ampia e l’arrivo delle autobotti.

    Questo approccio delle autorità è corretto nei confronti della cittadinanza, che hanno il diritto di conoscere la qualità dell’acqua che viene distribuita, se ci sono delle alterazioni nella sua qualità e se vengono attuati provvedimenti di deroga. La legge (D.Lgs 31/2001 – Art.5 comma 3) prevede che:

     

    Qualora sussista il rischio che le acque di cui al comma 1, lettera a), pur essendo nel punto di consegna rispondenti ai valori di parametro fissati nell’allegato I, non siano conformi a tali valori al rubinetto, le aziende unità sanitarie locali, anche in collaborazione con l’autorità d’ambito e con il gestore, dispongono che:

    a) siano prese misure appropriate per eliminare il rischio che le acque non rispettino i valori di parametro dopo la fornitura;

    b) i consumatori interessati siano debitamente informati e consigliati sugli eventuali provvedimenti e sui comportamenti da adottare.

     

    Questo approccio di trasparenza nella comunicazione è molto diverso da quello adottato nel recente passato nel viterbese, per il problema dell’arsenico.

     

    Tecniche di rimozione

    Non esiste una pratica consolidata per la rimozione del tallio dalle acque, tuttavia sono riconosciute diverse tecniche, in particolare l’EPA ne segnala due, applicabili soprattutto in ambito industriale ed acquedottistico: adsorbimento su allumina attivata e scambio ionico.

    Altre tecnologie che sempre in tale ambito hanno mostrato diversi livelli di efficacia sono:

    • adsorbimento mediante svariati mezzi filtranti quali: diossido di manganese, ferridrato, carbone attivo, zeolite
    • la classica filiera utilizzata in ambito acquedottistico: ossidazione (con ipoclorito di sodio), coagulazione (con aggiunta di flocculante) e filtrazione con letto di sabbia

     

    A livello domestico la tecnologia che può offrire risultati interessanti, in spazi ridotti, è l’osmosi inversa.

     

    Limiti di concentrazione

    La seguente tabella riporta i limiti di concentrazione previsti da alcuni importanti riferimenti normativi nazionali ed internazionali:

     

    OMS limite non previsto
    EPA limite 0,002 mg/L (ideale 0,0005 mg/L)
    Direttiva 98/83 limite non previsto
    D.Lgs 31/2001 limite non previsto
    D.M. 10 febbraio 2015 limite non previsto

     


    [1] Dolore localizzato in uno o più muscoli, che appaiono contratti e dolenti

    [2] Disturbo della sensibilità per alcuni stimoli nervosi che, pertanto, si manifestano con percezioni diverse dal normale

    [3] A.L.Jonn Peter, T.Viraraghavan – Thallium: a review of public health and environmental concerns;  Environment International 31 (2005) 493-501

    [4]Anche la scrittrice inglese Agatha Christie ne fece l’arma del delitto in uno dei suoi romanzi “Un cavallo per la strega”, traendo l’idea dall’esperienza di farmacista.

     

    <5]Inquinamento ambientale e principali contaminanti della catena alimentare – Ministero della salute, 2011

    [6]Basic information about Thallium in drinking water;  EPA, February 05, 2014

    [7] L.G.Twidwell, C.Williams-Beam – Potential techlogies for removing thallium from mine and process wastewater: an abbreviated annotation of the literature; ejmp&ep, 2002

    [8] Organizzazione Mondiale della Sanità Ed. 2008

    [9] Agenzia per la Protezione Ambientale Americana Ed.2009

    [10] Direttiva Europea riguardante la qualità delle acque destinate al consumo umano

    [11] Decreto Legislativo nazionale, recepimento della Direttiva Europea 98/83

    [12] Decreto Ministeriale riguardante la qualità delle acque minerali naturali