Il Moca è una cosa seria, non va presa sottogamba. La tracciabilità dei prodotti destinati al contatto con gli alimenti è disciplinata da una serie di leggi ben precise. Da ultimo, nel 2017 è entrato in vigore il regime sanzionatorio per chi non ottempera alle normative vigenti.
Su questi temi abbiamo già scritto in passato sul nostro sito. Per tutte le nostre produzioni e commercializzazioni siamo sicuramente una delle ditte più attente a questo argomento. I prodotti a contatto con gli alimenti, nonché gli alimenti stessi, sono seguiti come sempre con lotto di produzione e quindi con tracciabilità.
La responsabilità delle ditte tutte cessa al momento della consegna del cliente consumatore.
Per i prodotti made in Italy o comunque all’interno della Comunità Europea, altro non facciamo che dare seguito al lavoro intrapreso dai nostri fornitori. Pompe, filtri, raccordi, tubi, impianti, rubinetti, tutti prodotti con il pedigree.
Per gli impianti assemblati e prodotti da GWS, il libro matricole degli impianti è sempre compilato con la destinazione finale. Ogni lotto di produzione interno, sia assemblaggio che produzione da materia prima, associa una Distinta Base compilata a sua volta con lotti di produzione. Per esempio, gli impianti ROD S hanno una matricola che corrisponde ad un lotto di produzione dove ogni componente viene individuato sia per tipologia, che per suo lotto di produzione.
lotto di produzione certificato
Per i prodotti di importazione GWS, ad ogni lotto procede sempre con le analisi presso un laboratorio riconosciuto da Accredia.
Per quanto riguarda i nostri filtri in linea della serie Water Pro, ad ogni arrivo viene inviato un numero adeguato di campioni per verificare che il prodotto sia conforme al DM 174 del 2004 e che da un lotto all’altro non ci siano variazioni di qualità nei materiali utilizzati per la produzione. E’ un lavoro complesso e costoso, ma necessario. Risponde alle normative e serve a dare certezza alla qualità.
La strada più economica sarebbe quella di dare per scontato che i materiali utilizzati per la produzione siano invariati rispetto alle fatte la prima volta. Si risparmiano soldi, ma alla fine la qualità del processo teso a garantire la salute del consumatore scende verso il basso.
Filtri in linea, membrane E MEM , vessel, rubinetti monovia, filtri della serie Swan, sono tutti prodotti di elevata qualità anche se presenti, le certificazioni NSF o TUV per noi non sono sufficienti, per lo Stato italiano non hanno valore. Ogni lotto di importazione passa presso laboratori che verificano la rispondenza al regolamento CE1935 recepito dal DM 174.
Gli impianti ad osmosi inversa lavorano sul principio di separare una soluzione ricca di sali, detta scarto, da una più leggera chiamata permeato.
Generalmente il permeato è l’obiettivo del trattamento e quindi si deve scartare il concentrato. La quantità di acqua scartata pone alcuni evidenti problemi, soprattutto dove l’utilizzo di un impianto ad osmosi inversa è continuativo. Lo scarto rappresenta un costo e in certi casi uno spreco. (Vi è una grande differenza tra scarto e spreco: il primo è necessario il secondo no….)
Vi sono situazioni in cui vi è carenza idrica stagionale, ad esempio in ampie zone del Sud Italia, in cui non è possibile attingere alla risorsa idrica in abbondanza.Vi sono anche casi di bassa portata dovuti alla rete distributiva.
Lo scarto di un impianto ad osmosi inversa può essere il punto debole del sistema di trattamento, ridurlo per migliorare le prestazioni è possibile ma con limiti ben precisi.
Sin dove è possibile ridurre lo scarto dell’osmosi ?
La quantità di acqua scartata da un impianto ad osmosi inversa dipende dalla tipologia costruttiva, dalla qualità delle membrane e dalle pressioni e temperature di esercizio. Le membrane ad osmosi inversa diminuiscono la reiezione, ossia lo scarto, con il diminuire delle loro capacità di separazione. Una membrana da 50 GPD 1812, ossia 150 litri giorno circa, riduce la presenza di sali del 95%. Con le stesse dimensioni una membrana da da 100 GPD 1812 abbatte solo il 90% di sali disciolti.
All’aumentare della temperatura lo scarto diminuisce, questo perchè la membrana si dilata e la porosità aumenta.
Una membrana ad osmosi che lavora a 4 bar con temperatura di 20 °C scarta circa il 90 % dell’acqua in ingresso
Per ridurre lo scarto in maniera brutale, si agisce generalmente sulla contropressione generata dal flow restrictor. Aumentando la pressione del circuito le membrane producono di più, ma non sempre è una cosa saggia.
Le membrane hanno bisogno che l’acqua di scarto lavi la superficie di contatto, evitando il deposito di incrostazioni e biofueling. Se riduciamo lo scarto
Membrana certificata DM 174 E-Mem
diminuendo il flusso in uscita con una restrizione, il deposito aumenta considerevolmente diminuendo nel tempo la produzione e quindi la durata di vita della membrana. L’aumento della pressione di esercizio comporta inoltre uno sforzo su tutti i componenti del sistema, in primis la pompa, che spesso non sono adatti a quelle pressioni e nello stesso tempo diminuiscono l’efficacia del trattamento. Aumentando le pressioni le membrane non riescono ad essere così selettive, e la loro capacità di abbattimento scende dal 95-90 al 90-95 % dei sali disciolti.
Il nostro consiglio, per le membrane domestiche tipo 1812, è di non scendere sotto il rapporto 1 a 2 (ogni 2 litri scartati uno di permeato). Non scendere quindi oltre il 66% di scarto.
L’utilizzo di un circuito di lavaggio delle membrane per gli impianti domestici ha poco senso o meglio, avrebbe senso se strutturato in maniera adeguata, in contro lavaggio e con pompa di spinta. Purtroppo per motivi di economicità e di silenziosità , il flushing – lavaggio delle membrane- altro non è che l’apertura a tempo di una valvola dedicata che funge da by pass sul flow restricor in contemporanea con l’apertura della valvola di ingresso. Per avere efficacia, dovrebbe partire anche la pompa, ma questo genera un rumore che non è accettabile soprattutto se parte nei momenti in cui in casa è chiesto il silenzio. Lo scarico nel sifone genera rumori difficili da gestire.
Alcune tecniche costruttive prevedono un ricircolo, ossia parte dell’acqua scartata viene nuovamente rimessa in circolo con l’ausilio di pompe, oppure facendo lavorare in serie più membrane ed alimentando la seconda con lo scarto della prima e così via. Questa tecnica permette di arrivare ad una soglia di scarto pari al 50% con l’inconveniente di diminuire la durata delle membrane in quanto si impaccano prima. La pompa che spinge in ricircolo non può essere volumetrica a palette, in quanto molto sensibile alla qualità dell’acqua in ingresso. La soluzione ideale sarebbe una pompa centrifuga, che raccoglie parte dell’acqua di scarto per rilanciarla a valle della pompa di spinta.
Comunque in campo domestico, dove gli impianti di trattamento si utilizzano prevalentemente per l’alimentazione, la questione dello scarto assume una valenza modesta in quanto l’acqua “sprecata” è poca. Basta interrogarsi su altri usi e sprechi per capirne la piccola quantità di acqua che confluisce nello scarto.
Ridurre lo scarto perchè l’acqua disponibile è insufficiente, una scelta sbagliata
Quando al rubinetto abbiamo poca acqua disponibile, ossia la rete idrica non fornisce sufficiente portata/pressione, la tentazione è di tirare il collo all’impianto, aumentando il permeato a scapito dello scarto. Oltre alla problematica già sopra descritta, il secondo problema causato da questa scelta costruttiva sbagliata è la cavitazione della pompa e quindi una sua usura precoce.
I nostri impianti sono volutamente semplici ed efficaci. Abbiamo a cura la loro durata di vita: componenti inutili, classiche luci di natale, non ci sono. Il motore non è truccato, non spingiamo al massimo delle prestazioni ben sapendo che la durata di vita della macchina si ridurrebbe di conseguenza in maniera sensibile.
Il diritto di recesso per il consumatore nel caso di acquisto di impianti di trattamento dell’acqua potabile (chiamati spesso in maniera errata depuratori), siano essi impianti ad osmosi inversa, microfiltrazione, erogatori di acqua fredda e frizzante, si esplica seguendo la Normativa Italiana che recepisce le direttive Europee.
Il diritto di recesso è disciplinato principalmente in funzione del modello e modalità di vendita, senza considerare la natura intrinseca dell’oggetto.
La Direttiva Europea 83 del 2001 ha imposto allo Stato Italiano la modifica del Codice al Consumo, da qui la Legge 205 del 2006. Il DL 31 del febbraio 2014 ha prodotto una serie di modifiche sugli articoli 45-67 del Codice al Consumo che che disciplinano le garanzie in fatto di comunicazione per il professionista e recesso per il consumatore per i beni o servizi oggetto di contratti di fornitura.
Il consumatore non può essere costretto a pagare per servizi non resi per scelta unilaterale, anche se precedentemente concordati, come previsto nel codice civile.
Vi è un’importante distinzione tra i contratti stipulati presso un locale commerciale e quelli a domicilio o a distanza (telefono o internet).
Gli articoli 49 e 50 del Codice al Consumo modificati dal DL21 riguardano la definizione dei requisiti per la stipulazione di un contratto fuori dai locali commerciali. Sicuramente interessanti da questo punto di vista i punti dell’articolo 49 che richiedono di definire nel contratto in maniera chiara gli eventuali costi di un diritto di recesso in particolari condizioni.
Articolo 52: diritto di recesso.
Per l’acquisto di beni il termine per esercitare il diritto di recesso è di 14 gg dal ricevimento e possesso dell’oggetto acquistato. Nel caso specifico – ad esempio della stipula di un contratto per l’acquisto di un impianto di trattamento acqua (es.: impianto ad osmosi inversa) – il possesso differisce dalla proprietà e quindi il possesso si intende dal momento dell’installazione e messa in funzione.
La ratio della Legge è quella di permettere al consumatore di valutare il bene acquistato, se vi è consegna senza installazione è evidente che il consumatore non può verificare la rsipondenza alle sue aspettative.
Articolo 53: mancato adempimento dell’obbligo di comunicazione del diritto di recesso
L’assenza di una chiara e precisa informazione al consumatore sul suo diritto di recesso in fase contrattuale allunga il diritto sino a 12 mesi dall’acquisto del bene, o comunque dopo 14 gg da quando l’utente è stato adeguatamente informato sul diritto di recesso.
Articolo 54: esercizio del diritto di recesso
Il consumatore informa entro i 14 gg il professionista, “senza dover fornire alcuna motivazione”, l’onere della prova di aver esercitato il diritto di recesso entro i termini stabiliti spetta al consumatore. Per la comunicazione del diritto di recesso vi è un modulo disponibile come allegato al DL21
Articolo 56: obblighi del professionista nel caso di recesso
eventuali somme anticipate devono essere restituite entro 14 gg dalla comunicazione del recesso, o comunque dalla restituzione da parte del consumatore dei beni oggetto del recesso. Questo se l’onere della restituzione spetta al consumatore, nel caso deve essere indicato nel contratto. Qualora si trattase di un impianto che il consumatore non è in grado di disinstallare e restituire in autonomia (si pensi ad un impianto ad osmosi inversa), va indicato nel contratto specificando i costi – ragionevoli- dell’operazione di rimozione. Se nulla è indicato il costo è pari a zero; inoltre, nel caso in cui non sia possibile spedire il bene a mezzo posta, vi è l’obbligo di ritiro a domicilio a costo zero da parte del professionista.
Articolo 57: Obblighi del consumatore Il punto 2 del presente articolo è fondamentale per chi opera nel campo del trattamento acqua con sistemi di filtrazione, siano essi osmosi inversa, multrifiltrazione o erogatori d’acqua.
Il presente sancisce in maniera chiara che il consumatore deve farsi onere dalla “diminuzione del valore del bene risultante dalla manipolazione diversa da quella necessaria per stabilire la natura, le caratteristiche e il funzionamento del bene”. E’ fondamentale che in fase di vendita siano ben chiari i termini del recesso, indicando costi accessori eventuali per la deinstallazione, che il cliente sottoscrive al momento della stipula del contratto. Il valore indicato per i costi di disinstallazione e di ripristino dell’impianto devono essere reali e non possono avere la funzione di deterrente alla decisione. Nel caso l’impianto sia stato fornito in maniera gratuita con l’obbligo di manutenzione decennale NON è possibile chiedere un costo di ripristino del sistema di filtrazione, in quanto l’oggetto in partenza aveva valore nullo.
Articolo 58: decadenza dei contratti accessori Il recesso risolve i contratti accessori, ad esempio finanziamento connesso senza oneri per il consumatore.
Articolo 59: Eccezioni al diritto di recesso Il punto C stabilisce che beni personalizzati non possono essere oggetto del diritto di recesso. Ad esempio, nel nostro caso, se viene richiesta una particolare colorazione dei rubinetti da installare sul lavello. Il punto E stabilisce che non possono essere oggetto del diritto di recesso “beni sigillati che non si prestano ad essere restituiti per motivi igienici o connessi alla protezione della salute della persona e sono stati aperti dopo la consegna”. Si tratta di un punto molto importante, che chiarisce che eventali componenti utilizzati nel trattamento acqua non possono essere oggetto del diritto di recesso, ad esempio un filtro Everpure, una volta installato, ossia tolta la sua protezione e messo in funzione, non può essere restituito.
E’ una domanda che si ripete nel tempo, per avere sempre le stesse risposte che smentiscono questa paura.
L’acqua ricca di CO2, ossia anidride carbonica alimentare E290 disciolta sotto forma di acido carbonico, ha diverse proprietà. Vediamo quali:
1) L’acqua frizzante disseta di più? No, ma possiede una leggera funzione anestetizzante delle papille gustative (da qui il piacere del momentaneo sollievo dalla sete)
2) Aiuta la digestione? Sì, stimola la produzione gastrica dell’acido cloridrico, e quindi aiuta le persone con una digestione lenta (non indicata a chi soffre di iper secrezione acida, ossia ulcere ed erosioni gastriche)
3) Toglie la fame? No, non ha effetto di aumentare la sazietà, anzi pare il contrario.
Non a caso si utilizza in alcuni aperitivi….
(“Nutrition, Metabolism & CardiovascularDiseases“)
4 ) Nei casi di aerofagia dello stomaco, ossia di gonfiore dovuto all’assunzione di aria durante il pasto, l’acqua frizzante è da sconsigliare. Per quanto riguarda i casi di aerofagia dell’apparato intestinale, invece, l’acqua gassata inibisce la fermentazione con effetti positivi.
5) L’acqua frizzante ha un apporto calorico? No, l’acqua frizzante non contiene calorie. La C02 alimentare E290 è, infatti, un additivo per definizione senza calorie.
6) E’ causa di osteoporosi ? No, non ha nessun effetto negativo sull’assorbimento del calcio nelle ossa.
(Fare attenzione invece alla Cola)
In sostanza, a parte casi patologici non ci sono controindicazioni nel farsi sane bevute di acqua frizzante!
Finalmente a Milano un punto vendita rivoto ai professionisti con prodotti GWS per il trattamento dell’acqua potabile.
Assortimento e prezzi che rispecchiano al 100% il nostro catalogo on line.Presso il centro Acquasemplice a Milano è disponibile un’ampia gamma di raccordi John Guest, sia metrici che in pollici, in pronta consegna. Non solo i raccordi più gettonati come il dritto maschio PM010813E, anche quelli più “ricercati”.
La gamma delle membrane per impianti ad osmosi inversa è composta da tre diverse case produttrici, Filmtec, Ami ed E-MEM. Membrane per impianti domestici 50 GPD o a produzione diretta 150 GPD. Su richiesta è possibile avere in meno di 48 ore anche membrane industriali e relativi Vessel.
I filtri a baionetta tipo Everpure sono presenti nella gamma completa, così come i nostri Water Pro AG11 e AG03. I filtri in linea disponibili sono i nostri Water Pro IN, oppure gli Omnipure da 6,10 e 12 pollici, a carbone attivo, a sedimenti e argentizzati.
In pronta consegna a magazzino nel centro Acquasemplice Milano anche erogatori d’acqua frizzante a banco di ghiaccio per la ristorazione o ermetici per il settore domestico.
Il progetto Acquasemplice nasce dall’esigenza di centri di distribuzione per i professionisti del settore di materiali di qualità in pronta consegna per il settore del trattamento dell’acqua potabile: non solo qualità dei materiali ma anche qualità nel servizio. Competenza sui prodotti e sulle scelte impiantistiche.
Vendere un addolcitore può essere facile o difficile, quello che è certo che per installarlo serve competenza ed esperienza. Non è un caso che siano presenti le valvole Clack: muli da lavoro, indistruttibili con tutti i pezzi di ricambio. Gli addolcitori che montano valvole Clack sono noti per essere di facile programmazione e altamente affidabili.
Sei un professionista e a Milano cerchi un centro di distribuzione di filtri Everpure o Water Pro? Rivolgiti ad Acqua Semplice
Acqua Semplice Milano si trova a Cernusco sul Naviglio, in via Guido Cavalcanti 9, facile da raggiungere da uscita Agrate o Carugate. Orario di apertura dal Lunedì al Venerdì dalle 08.30 alle 18.30 – Tel 0236545830
A seguito delle numerose presenze registrate durante gli incontri del 2018, GWS organizza un nuovo ciclo di corsi tecnici riservati ai professionisti.
Tutte le competenze tecniche e normative del personale Global Water Service saranno a disposizione di installatori e manutentori che desiderino approfondire i temi elencati di seguito.
Argomento
Data e luogo
Problematiche dell’acqua di rete, trattamento al punto d’uso ed erogatori acqua frizzante per i settori HORECA e domestico
Relatori: Eric Gambaro (GWS) e Roberto Crosa (FdS – Frigeria Drinking System)
MODULO I (Problematiche acqua di rete e trattamento al punto d’uso) • Tecniche di rimozione, affinamento e controlli • Cenni normativi
MODULO II (Erogatori acqua frizzante domestici e per la ristorazione) • Scelta costruttiva • Installazione e manutenzione
• 21 Febbraio 2019, Milano • 21 Marzo 2019, Roma • 22 Marzo 2019, Napoli • 5 Aprile 2019, Genova
Addolcitori e rimozione del calcare
• Principi di funzionamento • Dimensionamento di un addolcitore • Scelta costruttiva •Installazione – programmazione valvole Clack • Manutenzione • Cenni Normativi
• 16 Maggio 2019, Milano • 23 Maggio 2019, Roma • 24 Maggio 2019, Napoli
Iscrizioni
L’iscrizione è subordinata al pagamento della quota di iscrizione di € 35 a persona, inclusiva del pranzo.
L’adesione dovrà avvenire tramite mail a [email protected] o telefonicamente allo 010-7451845.
Capita di professionisti del settore che ci chiedono consigli e ragguagli su impianti ad osmosi inversa a produzione diretta che dopo poco tempo di esercizio o installati da poco, erogano acqua dagli odori sgradevoli e puzza di marcio.
Generalmente il motivo è abbastanza semplice: la formazione di carica batterica.
Causa. Il problema nasce quasi sempre dai pre filtri. L’acqua di rete non è detto che sia sterile, infatti a volte presenta già in partenza carica batterica che trova, in filtri di scarsa qualità, una condizione ideale per svilupparsi. Filtri in linea mezzi vuoti, con acqua che ristagna nel carbone, mentre il flusso principale corre negli spazi liberi.
Come rimediare. Drastica pulizia, prima con acido citrico e poi con acqua ossigenata. Sostituzione dei pre filtri – a volte è necessaria la rimozione delle membrane e la loro pulizia in apposita bacinella, lasciandole a bagno nell’acido citrico per alcune ore.