Autore: fabio

  • Acqua frizzante e carica batterica, alcuni miti da sfatare

    La carica batterica nell’acqua potabile trattata è un argomento complesso e di grande attenzione nel settore del trattamento acqua. Negli ultimi anni notevole è lo sviluppo del mercato e della tecnologia per impianti sempre più efficienti e performanti.
    La presenza di microganismi nell’acqua destinata al consumo umano è fonte di gravi rischi per la salute umana ed è normato in maniera drastica dalla normativa vigente.

    Gli erogatori d’acqua frizzante generalmente sono dotati di tre vie per l’acqua liscia a temperatura ambiente, fredda e frizzante. Dove il maggiore utilizzo è legato all’acqua fredda e frizzante.

    Il controllo microbiologico degli impianti viene eseguito spesso solo sull’acqua a temperatura ambiente, perchè ritenuta giustamente, quella più a rischio. L’assenza di cloro copertura, lo scarso utilizzo, e la temperatura ambiente sono i fattori che portano ad una potenziale crescita microbica maggiore. Per molti questo è la base di una leggenda metropolitana…

    La leggenda metropolitana dell’acqua frizzante immune alla carica batterica.

    La differenza di proliferazione batterica tra l’acqua frizzante e quella liscia è legata non alla quantità, ma alla velocità di sviluppo delle colonie.  Per essere più precisi e facili da comprendere, a partità di condizioni, ossia temperatura e utilizzo, la crescita microbica è più lenta nell’acqua frizzante (di poco), quindi se nella fase inziale abbiamo una differernza di colonie, dopo un prolungato tempo di inutilizzo, la carica batterica raggiunge lo stesso valore.

    L’influenza del pH non è determinante, in quanto i batteri nella massa, possono essere acidofili o alcalofili senza una preferenza di parte.

    L’acqua frizzante NON è anerobica, ossia la Co2 disciolta ridusce ma non elimina l’ossigeno disciolto in acqua

    Il condotto dell’acqua frizzante presenta minori rischi di crescita microbica, perchè ?

    Il primo punto a favore della pulizia è l’uso frequente e l’azione meccanica detergente dell’acqua frizzante. Il moto turbolento e l’azione delle bolle favoriscono il “lavaggio” dei condotti e la rimozione del biofilm.  La bassa temperatura è un’altro fattore che rallenta la crescita batterica  (stiamo sempre parlado delle famiglie di batteri che possono influenzare il corpo umano) e ben sappiamo che gli erogatori d’acqua frizzantre sfruttano proprio la bassa temperatura per rendere più semplice la soluzione della Co2 in acqua.

    La crescita microbica negli erogatori d’acqua collegati alla rete idrica, siano essi nella ristorazione che in ambito domestico, può essere un rischio, sopratutto quando non valutato e gestito.

    La sanificazione dei condotti d’acqua frizzante, così come accorgimenti costruttivi sono punti importanti per garantire acqua sempre sana

     

  • La misura dell’acqua frizzante, un tema non soggettivo

    La misura dell’acqua frizzante, un tema non soggettivo

    L’acqua frizzante può piacere o meno, e qui siamo nel campo del gusto personale.
    Tralasciando indifferenti ed ostili, per tutti coloro che non sanno resistere al fascino delle bollicine esiste un metodo di misurazione preciso e rigoroso dell’acqua frizzante, grazie al quale è possibile definire tipo di bolla e livello di gasatura, uscendo dall’incerto universo della percezione soggettiva.

    L’approccio numerico di misurazione si basa su un principio semplice: l’acqua frizzante è la soluzione della CO2 (soluto) in acqua (solvente) sotto forma di acido carbonico (H2CO3).

    Questa soluzione dipende da molti fattori, non ultima la presenza di sostanze già disciolte in acqua che possono ostacolare il processo. I parametri che tuttavia si ritengono più importanti sono temperatura e pressione.

    Alla luce di quanto scritto fino ad ora possiamo quindi comprendere che la misurazione dell’acqua frizzante consiste nel calcolo della quantità di CO2 disciolta in acqua.
    Occorre ricordare che la corretta unità di misura di questo valore sono i Volumi Gas e non la massa (Kg) per saturometro, è quindi necessario non confondere la dispersione colloidale con la reale soluzione

    .

    Per inciso aggiungiamo che quando la gasatura dell’acqua di un erogatore non è persistente, ossia svapora subito, molto probabilmente siamo in presenza di una falsa soluzione, una miscelazione fine, che assomiglia all’acqua frizzante in fase iniziale ma che nella realtà è solo una miscelazione

    Tornando alla misurazione dell’acqua frizzante occorre specificare che i Volumi Gas sono direttamente collegati alla massa per unità di volume del soluto, nel nostro caso la CO2.
    Per gli amanti della chimica e della fisica il rimando è alla Legge di Herny, che definisce satura una soluzione ad una determinata pressione quando pressione interna ed esterna si equivalgono.

    Da un punto di vista pratico è possibile effettuare la misurazione di cui abbiamo parlato in questo articolo attraverso l’uso di un saturometro, che permette di leggere la pressione relativa ad una determinata temperatura, da confrontarsi poi con l’apposita tabella di conversione che ci permetterà di determinare il valore in Volumi Gas:

    Pressione (Kg/cm2)


    T(°C)

    0.8 0.9 1 1.1 1.2 1.3 1.4 1.5 1.6
    2 2.8 3 3.1 3.3 3.4 3.6 3.7 3.9 4
    3 2.7 2.8 3 3.1 3.3 3.4 3.6 3.7 3.9
    4 2.6 2.7 2.9 3 3.2 3.3 3.5 3.6 3.7
    5 2.5 2.6 2.8 2.9 3.1 3.2 3.3 3.5 3.6
    6 2.4 2.6 2.7 2.8 2.9 3.1 3.2 3.3 3.5
    7 2.3 2.5 2.6 2.7 2.8 2.9 3.1 3.2 3.4

    All’interno di questa tabella è possibile trovare anche il famoso standard Coca Cola a 3,2 Volumi Gas, un parametro oltre al quale arriveremmo decisamente vicini alla soglia delle lacrime, anche da parte dei più inossidabili amanti delle bollicine.

    La dimensione della bolla è legata a tanti fattori, fra i quali il valore di saturazione, presenza di sali disciolti e governo del flusso in uscita dal contenitore.
    Ottenere una buona gasatura dell’acqua è un procedimento che richiede numerosi accorgimenti, in cima ai quali vi è indubbiamente il valore oggettivo della quantità di CO2 disciolta.

    Nei prossimi articoli del blog GWS ci occuperemo di comprendere quali cause possano celarsi dietro ad un impianto non funzionante o comunque non in grado di fornire adeguata gasatura.

  • Sterilizzatore UVC LED, non le solite pagliacciate

    Nel campo del trattamento acqua, negli anni recenti  e passati abbiamo assistito a diversine “fenomeni” che pur di vendere giochetti con luci colorate, erano capaci di inventarsi nuovi teoremi dell’ottica.  E’ quindi comprensibile che oggi vi sia una certa diffidenza verso i sistemi UVC  LED per il trattamento dell’acqua potabile

    La realtà dei sistemi per la sterilizzazione con luce UV è molto semplice.  Pochi concetti chiari per non farsi prendere in giro.

    La luce UV  ha una lunghezza d’onda nell’intervallo  tra i 400 nm (nanometri)  ei 100 nm, La capacità battericida  è concentrata in uno spettro abbastanza limitato, 300 -250nm.

    Il valore di 254nm preso come valore guida ottimale è  errato.  I 254nm, sono la lunghezza d’onda emessa dalle lampade neon con atmosfera di mercurio. il valore ottimale è circa 280nm.

    L’effetto germicida è dato dalla dose di radiazione assorbita dal corpo.

    La dose è proporzionale alla potenza emessa e al tempo di contatto.

    Non è un caso che i tradizionali debatterizzatori a raggi UV abbiamo  un diametro elevato.  Questo si spiega sem

    plicemente con il fatto che ha diametro maggiore la velocità del fluido diminuisce e quindi il tempo di contatto aumenta.

    Esempio numerico.  Se mettiamo a confronto un tubo con il diametro di 1 cm con uno di 5 cm, la velocità del fluido a parità di portata Q costante, è 25 volte maggiore. Ossia nel tubo piccolo a parità di lunghezza, la dose sarà 25 volte inferiore.

    La trasmittanza della Luce UV nell’acqua è assai elevata, 95% /cm.  ovvio che dopo una penetrazione di 5 cm il valore efficace scende al 77 % sempre che l’acqua non sia torbida. dopo 10 cm scende al 59 % della potenza emessa.

    Uno sterilizzatore  sviluppato in lunghezza e non sul diametro a parità di potenza emessa ha un’efficacia 32 volte inferiore ad uno sviluppato su diametro.

    Ovvio che un punto importante è la potenza emessa dalla sorgente UVC LED,  se nelle lampade tra

    dizionali solo il 10% dell’energia elettrica assorbita viene resa sotto forma di luce UVC, nel nostro caso siamo vicini al 50 %.

    GWS  propone sistemiUVC LED  distinti per applicazione

    UV Spider contro al retrocontaminazione, barriere a led UVC dove il tempo di contatto e quindi dose è sufficiente a garantire che non ci sia risalita all’interno dell’impianto di microrganismi

    UV deBatt per sterlizzare l’acqua al passaggio.  Potenza led e dimensione della camera per garantire una dose sufficiente per sterlizzare l’acqua al passaggio.

  • Il campionamento dell’acqua potabile al punto d’uso, come farlo

    Il campionamento dell’acqua potabile al punto d’uso, come farlo

    Nella precedente newsletter abbiamo analizzato il tema della frequenza dei campionamenti e gli obblighi di legge.  In questo articolo diamo alcune indicazioni pratiche su come eseguire il campionamento microbiologico per evitare rischi ed anomalie di lettura.

    Quando andiamo a fare le analisi chimiche e microbiologiche di un erogatore d’acqua potabile trattata ci interessa monitorare l’efficacia dell’impianto e la qualità dell’acqua erogata.   Sono due concetti leggermente diversi ed solo in parte sovrapponibili.  Può capitare che l’acqua in uscita pur mantenendo un carattere di potabilità abbia una qualità inferiore all’acqua in ingresso, e questo non va bene.

    Controllare l’acqua in ingresso nell’impianto è sempre consigliato, per poter confrontare i valori dell’acqua in uscita e ragionare su possibili devianze.  La legge indica la necessità di un punto di prelievo a monte del sistema di trattamento. Questo obbligo è inteso per tutti gli impianti centralizzati, in cui sarebbe impossibile spillare dell’acqua di rete non trattata.  Nel caso di un Ristorante o di una situazione domestica, infinito sono i punti di prelievo dell’acqua di rete.

    Il campionamento, per essere certo deve rispondere ad una serie di precauzione che andiamo a vedere poco più avanti.  E’ da chiarire che per avere un valore legale, non basta eseguire in maniera corretta tutte le manovre, ma deve essere una persona qualificata con i requisiti di legge a fare sia il prelievo che le analisi.

    Il valore legale è richiesto in caso di contenzioso, mentre nell’opera di monitoraggio dell’impianto, lo scopo e controllare e monitorare l’andamento del trattamento dell’acqua potabile, chiunque può quindi procedere al campionamento (sempre che rispetti le corrette procedure)

    Capita spesso che le analisi microbiologiche presentino valori leggermente divergenti rispetto ai requisiti di potabilità, questo spesso è dovuto ad una cattiva procedura di prelievo.

    La pulizia dei punti di prelievo per un campionamento

    Gli aereatori finali di un impianto così come i beccucci di erogazione e i rubinetti di spillatura sono le parti più esposte agli agenti esterni.  Aria, vapore acqueo, sono i vettori di una contaminazione.  Il contatto accidentale con oggetti non sterili o con la mani sono un altro fattore di inquinamento microbiologico, che può essere ininfluente sulla qualità dell’acqua erogata.

    Il punto di prelievo deve essere quindi tassativamente pulito e sterilizzato. E’ opportuno procedere con disinfezione a mezzo di una soluzione di ipoclorito di sodio al 10%, lasciando agire il disinfettante per qualche minuto, per poi procedere con risciacquo abbonate.  Il procedimento di flambatura, ossia l’utilizzo di una fiamma per sterilizzare, è indicato solo per rubinetti e ugelli metallici e  non sostituisce comunque la disinfezione e sterilizzazione chimica del punto di prelievo che deve essere comunque fatta.

    Il prelievo dell’acqua da analizzare deve essere fatta facendo scorrere  per 1-3 minuti l’acqua con flusso costante prima di procedere al campionamento.

    I contenitori da utilizzare per il prelievo devono essere sterili e manipolati con cura, una volta parti non ci deve essere contatto alcuno tra l’interno (tappo compreso) e il mondo esterno.   Per il campionamento dell’acqua di rete a monte del sistema di filtrazione, se presente un cloro copertura, è necessario l’utilizzo di una sostanza che neutralizzi l’azione battericida del cloro libero e combinato.   Generalmente si utilizza una soluzione di sodio tiosolfato.  La cosa migliore è di utilizzare contenitori sterili già preparati con questa sostanza.

    Come e quanto conservare un campione

    I campioni per le analisi microbiologiche devono essere trasportati al laboratorio di analisi nel più breve tempo possibile, massimo 24 ore, e conservati nel mentre  ad una temperatura compresa tra i 2 e 8 °C . Non devono essere esposti a luce visibile o ultravioletta.  Se si utilizzano contenitori in plastica trasparente è bene proteggerli dalla luce solare.

    L’utilizzo di queste semplici precauzioni porta ad eliminare una quantità non banale di valori falsi-positivi.  Spesso siamo interpellati in merito alla presenza di poche colonie di Psuedomonas, o con la presenza sporadica di Coliformi, valori che non dipendono dalla qualità dell’acqua erogata ma semplicemente da un non corretta procedura di prelievo.

    Per maggiori informazione si può consultare il rapporto Istisan dell’istituto Superiore della Sanita

  • Altroconsumo e i depuratori d’acqua, l’ennesimo scoop inutile

    Altroconsumo e i depuratori d’acqua, l’ennesimo scoop inutile

    Nel mese di luglio il giornale Altroconsumo, pubblica un’ennesima inchiesta sui “depuratori” d’acqua potabile. Come sempre si perde una occasione per fare chiarezza, ma solo scandalismo senza capo ne coda. (vedi vecchio articolo)

    Filtri e depuratori d’acqua di rubinetto. Un lessico che la dice lunga sull’effettiva competenza di Altroconsumo.  I depuratori d’acqua potabile non esistono così come non esiste acqua pura. La legge chiarisce che il termine corretto è Impianti di trattamento dell’acqua potabile. Se Altroconsumo deve fare la morale almeno chiarisca i termini corretti del problema.  No, non lo fa.   Semplicemente perché la confusione aiuta la manipolazione.

    Chiariamo alcuni concetti facili facili sull’acqua

    L’acqua pura è una nozione chimica  semplicemente H2O senza nessuna sostanza disciolta, ne sali e solidi ne altro, acqua demineralizzata

    L’acqua potabile è un giudizio, normato dalla legge italiana, che assicura l’assenza di rischi sanitari per il consumatore

    L’acqua buona è un’acqua potabile e piacevole al consumatore. Non deve essere per forza ricca di sali, ne tanto meno leggera o “estrema” se al supermercato ogni cittadino è libero di scegliere acqua in bottiglia ricche o povere di sali, nella stessa maniera un consumatore è libero di bere acqua potabile trattata come meglio crede, ricca o povera di sali. L’importante che ne sia adeguatamente informato.

    Acqua salubre, una affermazione pubblicitaria tendenziosa, e del tutto sbagliata se messa in contrapposizione all’acqua potabile. Altroconsumo si è dimenticato di far notare l’analogia della vergognosa pratica commerciale con “Uliveto e Rocchetta, le acqua della salute”

    Detto ciò è una verità conosciuta a tutti, che l’acqua potabile ancorché del tutto priva di rischi sanitari, spesso ha caratteristiche organolettiche del tutto sgradevoli, basta pensare al retrogusto di cloro, o alla “freschina”  estiva

    Tecniche di vendita e validità del trattamento dell’acqua potabile, il giochini di scambiare il “cosa”, con il “come”

    Altroconsumo come sempre, batte sulle tecniche di vendita per disprezzare il mondo del trattamento dell’acqua potabile al punto d’uso.  Un metodo sporco quando non si hanno altri argomenti.  Comprare un auto usata è del tutto normale, se poi un venditore disonesto cambia il Km reali, non vuol dire che non si possa più comprare un’auto usata.

    Distinguere da aziende con tecniche di vendita aggressive o truffaldine da azienda che operano nel pieno rispetto della normativa vigente, nel nostro paese esiste una normativa precisa, il DM25-2012 sul trattamento acqua potabile – ALTROCONSUMO SVEGLIA! – ,  sarebbe il minimo per un giornale che non cerca lo scandalo ma vuole informare.

    Sulla questione dei Nitrati

    Altroconsumo ben fa a ribadire che il limite di legge dei 50 mg/litro è del tutto conservativo a tutela della salute dei consumatori. Magari se avesse competenza in materia, potrebbe far notare che per le acqua minerali, se sotto i 10 mg/l possono fregiarsi della dicitura –  indicate per l’infanzia.  Da capire se è sbagliata la legge che permette tale dicitura…..

    La vendita di impianti ad osmosi spacciati come dispositivi medici

    Una pratica sbagliata e truffaldina, sanzionata più volte d’AGCOM. Alcune aziende fanno credere che l’impianto per il trattamento dell’acqua potabile destinata al consumo umano sia un dispositivo medico. Nulla di più vero. Alcuni anni fa alcune aziende accreditarono  impianti di trattamento acqua basati sull’osmosi inversa per il settore della dialisi.  Forti di questo numerino come dispositivo medico, hanno pensato bene di gabbare l’ignaro consumatore.  Qui a seguire, nel link, da pagina 86  in avanti, una delle tante delibere AGCOM  con sanzioni a carico di xx per oltre 45.000 €.  Anche in questo caso, il tema è la vendita truffaldina non la valenza di un impianto per il trattamento dell’acqua potabile.  Se è vero che ogni cittadino è libero di andare al supermercato e scegliersi l’acqua in bottiglia (spesso di plastica) e bere come meglio crede, così è vero che un cittadino ha tutto il diritto di dotarsi di un impianto di trattamento acqua e bere acqua buona e piacevole come meglio desidera.

     

  • Erogatori acqua potabile trattata e analisi di controllo: è obbligatoria?

    Erogatori acqua potabile trattata e analisi di controllo: è obbligatoria?

    Una domanda ricorrente per chi opera nella ristorazione e non solo  con erogatori acqua potabile trattata. Una domanda che così formulata dice ben poco. Proviamo a scriverla in diversi modi per meglio capire il tema.

    Quale frequenza di analisi  impone la normativa vigente per gli erogatori d’acqua potabile trattata?

    Oppure

    Quale è la frequenza di analisi necessaria per monitorare in maniera efficace un impianto di trattamento dell’acqua potabile al punto d’uso?

    Evidentemente si tratta di due questioni diverse che però trovano un punto comune, ossia la tutela del rischio sanitario per il consumatore.

    Analizziamo il primo quesito.

    Cosa dice la legge per gli erogatori d’acqua potabile al punto d’uso

    Il Decreto Legislativo 31/2001  per il nostro settore si esprime in maniera non chiara, lascia un ombra di interpretazione dove afferma che sotto il 100 mc/anno la frequenza deve essere maggiore di zero. Un matematico amante dei numeri naturali N dirà che il valore deve essere necessariamente 1, visto l’impossibilità di fare frazioni di analisi…

    L’allegato I del DL 31/2001 definisce una serie di parametri chimici e biologici da analizzare, per le acqua non confezionate i parametri di riferimento cogenti sono Enterococchi ed Escherichia coli.  Nelle avvertenze del Decreto sono indicati una serie di parametri più estesi che possono essere richiesti a discrezione dell’autorità sanitaria competente. L’allegato II e III sono stati modificati dal DM del 9 giugno 2017 e lo vediamo a seguire, per non perdere l’ordine cronologico.

    Il Regolamento Europeo 852 che rende organico il sistema HACCP ben definisce il tema dell’autocontrollo.  Ossia è l’operatore del settore alimentare OSA  che individua i fattori di rischio, definisce le operazione di monitoraggio del rischio e quindi anche delle azioni correttive. Non è previsto nessun obbligo se non garantire la salubrità degli alimenti, l’acqua destinata al consumo umano è a tutti gli effetti un alimento.

    Il DM25 del 2012 e le successive Linee Guida non danno un valore di riferimento, ma ricordano che il rischio sanitario deve essere tenuto sotto controllo da chi produce vende e installa gli impianti di trattamento dell’acqua potabile al punto d’uso.

    Le aziende che producono, vendono, installano, devono definire un protocollo di installazione manutenzione e controllo tale da non generare rischi sanitari.

    Il DM25 così come il regime di autocontrollo, non entrano nel dettaglio di quante analisi dell’acqua vanno fatte durante l’anno perché ogni dispositivo, ogni installazione, ha una storia a se, e non sarebbe possibile pubblicare un regolamento tecnico per tutti gli impianti e situazioni esistenti. Dicono in maniera semplice: chi meglio di chi produce vende o installa conosce le problematiche ed i possibili rischi ? a loro il compito di definire  frequenze e campionamenti.

    Il Decreto Ministeriale del 14 giugno 2017 recepisce la direttiva Europea 1787, che sostituisce gli allegati II e III del vecchio DL 31/2001.  Anche in questo caso non viene definita una frequenza minima, ma ribadisce in maniera chiara che le ASL hanno facoltà di imporre frequenze di campionamento a seconda dei vari contesti in cui operano i diversi impianti. Nel Decreto vengono definiti i parametri di ricerca nei controlli di routine:  Escherichia coli (E. coli), batteri coliformi, conta delle colonie a 22°C, colore, torbidità, sapore, odore, pH, conduttività;

    Da quanto esposto è chiaro che NON esiste per legge una frequenza minima obbligatoria per analizzare l’acqua erogata dagli impianti di trattamento acqua.

    Ma… ciò non significa che non bisogna farla, anzi sono gli operatori del settore che meglio conoscono le problematiche di installazione e conduzione degli erogatori di acqua potabile trattata che devono studiare e definire come e quando fare campionamenti di verifica della qualità dell’acqua erogata.

    La responsabilità legale dell’acqua potabile trattata degli erogatori al punto d’uso e la necessità di analisi

    La responsabilità legale degli alimenti forniti, compresa l’acqua potabile, è propria del responsabile OSA, dove vige l’HACCP e dove assente del conduttore dei locali in cui è installato l’erogatore (che ha il compito di redigere un Piano della Sicurezza ). Questo dice la legge

    Le aziende che propongono, vendono, installano e fanno manutenzione, hanno il compito di informare in maniera adeguata le figure di riferimento consigliando al meglio la frequenza di campionamenti necessaria.

    Questo per due motivi principali

    • solo chi conoscere realmente il tema del trattamento acqua può consigliare in maniera fattiva l’OSA di riferimento quando farla e la frequenza corretta
    • nel caso di problemi qualitativi dell’acqua erogata, le autorità di vigilanza e controllo, in mancanza di una procedura di monitoraggio, potrebbero procedere con una sanzione al responsabile OSA che potrebbe a sua volta rivalersi verso terzi dimostrando la negligenza di chi ha fornito l’impianto senza informarlo adeguatamente dei rischi.

    Il nostro consiglio è di procedere almeno una volta l’anno all’analisi dell’acqua erogata, meglio non a ridosso della manutenzione appena fatta ma nella parte terminale del ciclo di vita che intercorre tra un cambio filtri e l’altro. Questo perché analizzare a ridosso della manutenzione, evidenzia la correttezza della sanifica eseguita, ma dice poco del periodo reale di lavoro. Nel caso di problematiche insorte, la frequenza ed il numero di analisi può variare decisamente. Esempio, dopo una analisi alcuni parametri non corrispondono a quanto previsto dalla norma, si procede  a sanifica e quindi nuovo campionamento. Che se negativo -ossia nessun parametro fuori norma- permette di archiviare la pratica.

    Le analisi periodiche fatte debbono essere sempre conservate nel registro di impianto, dove sono presenti tra l’altro il registro degli interventi e le dichiarazioni di conformità.

     

  • Il WARNING sulle nuove etichette Everpure: Rischio Cancro e Sterilità

    Il WARNING sulle nuove etichette Everpure: Rischio Cancro e Sterilità

    Molti clienti allarmati ci hanno contattato per chiedere informazioni sulle avvertenze comparse nella nuova etichetta dei filtri Everpure.
    Sulla dorsale della cartuccia è infatti riportato un avviso in più lingue che mette in guardia dal rischio di cancro e sterilità.

    L’inserimento di questo contenuto è da attribuirsi all’adeguamento di Pentair, produttore dei filtri Everpure, alla norma Proprosition65 emanata dall’ente statale della California ovvero l’Office of Environmental Health Hazard Assessment (OEHHA).
    La normativa prevede infatti per una lista di oltre 1.000 sostanze l’obbligo di avviso al consumatore della sua presenza, anche qualora le quantità siano minime e non vi siano evidenze di rischi per la salute umana.
    Per molte sostanze infatti, anche se comprese nella lista, non sono definiti limiti massimi accettabili, ma è soltanto ipotizzato il rischio generico.

    L’apposizione dell’apposito Warning sull’etichetta dei filtri Everpure è dunque obbligatorio ma a scopo cautelativo e come vediamo in seguito  in casi estremi

    Per i filtri Everpure la motivazione è data dal contenuto in polvere sottile di carbone.
    Proprio le polveri sono oggi un tema più che mai al centro dell’attenzione delle autorità di vigilanza, soprattutto quando si parla di traffico e motori a combustibile fossile.
    Nel caso dei filtri Everpure il rischio, del tutto ipotetico, è legato all’eventuale rottura in fase di manipolazione con conseguente fuoriuscita di polvere di carbone nell’aria circostante.

    Va detto per completezza che ad oggi nulla si sa circa i l’effettivo rischio delle polveri di carbone per la salute umana, né si conoscono dosi o tempo di esposizione critici.
    La polvere rilasciata in acqua non rappresenta ALCUN rischio per la salute.

    Il carbone attivo non ha nessun riscontro, neanche ipotetici, di possibili patologie cancerogene. Se fosse vero il contrario, tutto il mondo dell’acqua, compreso le acque potabili di rete sarebbe a rischio.