Autore: fabio

  • Membrana osmosi 180 GPD 2012

    Membrana 180 GPD

    Dopo una lunga serie di test, siamo lieti di presentare la nostra nuova membrana a 180 GPD.  E’ della famiglia 2012, ossia lunghe 12 pollici, per un diametro di 2 pollici, nel sistema metrico rispettivamente 30.48 cm e 5.08 cm, trova quindi alloggio nei classici vessel 1812.

     

    Qui a seguire una tabellina con le perfomance, in funzione della pressione e della temperatura:

     

    Come si evince, la produzione di permeato è direttamente proporzionale alla Temperatura e alla Pressione, mentre la reiezione è inversamente proporzionale: maggiore è la portata e minore è la reiezione.

    Abbiamo lavorato sul film della membrana e sugli spazi dove fluisce l’acqua.

    Le prestazioni sono ottime.

    I materiali della  membrana sono certificati secondo il dm 174/2004, ossia per il contatto con l’acqua destinata al consumo umano.

    L’utilizzo consigliato della membrana 180 GPD E-MEM è sugli impianti ad osmosi a produzione diretta, messe in parallelo con ottime performance.  Un impianto che spinge a 8 bar può arrivare a produrre 2 litri al minuto!

    Membraee E-Mem 180 GPD, ottime prestazioni da gestire con cura

    Le ottime prestazioni della membrana 180 GPD hanno il loro punto delicato: devono essere trattate  con cura.  E’ un po’ come per le automobili, posso compare una Alfa Giulia 2,2 cc con 150- 180- 220 cavalli con lo stesso motore ma con centralina diversa e alcuni accessori differenti, avranno prestazioni, consumi e durata differenti.

    Nel nostro caso, la membrana performante E-Mem 180 GPD necessita di uno scarto minimo del 66%, (vedi nostro articolo in merito) quindi dobbiamo fare attenzione a verificare che, dove installiamo gli impianti, ci siano condizioni di portata sufficienti.  Altro aspetto, non secondario sono i pre-filtri. Fare attenzione ad evitare che la polvere di carbone vada sulla membrana, quindi filtri di ottima qualità e un buon flussaggio ad ogni installazione e cambio filtri.  Dove l’acqua è particolarmente gravosa, con durezza elevata, consigliamo l’utilizzo di filtri che impediscano il deposito del calcare, ad esempio i nostri Water Pro IN12C-R

  • Punti di forza e limiti del filtro Pre-Coat

    Il filtro pre-coat per il trattamento dell’acqua potabile fu sviluppato da Everpure oltre 50 anni fa su indicazione del gigante Coca Cola.  La specifica di allora era di un sistema semplice ed efficace che potesse trattare importanti volumi d’acqua.

    Il sistema, semplice nella sua concezione ma non banale nella sua realizzazione, prevede una doppia membrana a tasca e un contenitore con polvere di carbone in continuo movimento nell’acqua, con grande superficie di contatto. Parte della polvere si deposita sulla superficie esterna della membrana, che la trattiene impedendo che vada in circolo. Nello stesso tempo la superficie della membrana carica di polvere di carbone svolge funzione filtrante non solo meccanica, ma anche chimico fisica adsorbendo le sostanze indesiderate.

    Il sistema pre-coat, è stato via via adottato da diverse aziende produttrici proprio per la sua efficacia ed il grande volume d’acqua trattato. I filtri pre-coat hanno una grande superficie filtrante e riescono ad operare per lungo tempo anche dove l’acqua presenta una certa torbidità.

    La portata d’acqua, ossia i litri al minuto, dipendono dalla qualità dell’acqua in ingresso e dalla qualità in uscita. I filtri a carbone attivo sono impegnati sull’acqua già potabile principalmente per la rimozione delle cloro copertura, vale a dire per togliere odore e gusto dei prodotti di disinfezione utilizzati. Quando leggiamo che un filtro ammette una portata massima di 2 litri al minuto significa che la sua capacità adsorbente del cloro è stata calcolata con una efficacia del 98% su di una concentrazione di 2 ppm di cloro libero. Ovvio che se la concentrazione presente nell’acqua di rete è inferiore, la portata, ossia litri al minuto, può essere maggiore. Ecco perché i filtri Everpure, così come i Water Pro AG hanno indicato un valore  di portata conservativo, ma “reggono” portate decisamente maggiori.  In Italia è assai raro trovare una concentrazione superiore ai 0,2 ppm.  Questo significa che i filtri possono lavorare anche con portate maggiori a patto che….

    Fare attenzione all’applicazione del Pre Coat

    Il filtro pre-coat ha una ampia applicazione e presenta qualche punto debole che bisogna conoscere. I filtri hanno una porosità reale, se così non fosse avremmo polvere di carbone in circolo. Quando dichiarano 0,5 micron,  devono essere effettivamente 0.5 micron. Altrimenti non funzionano.  Al contrario i filtri a carbon block possono dichiarare anche valori fantasiosi ( …. e ci fermiamo qua…) senza che il sistema filtrante mostri in maniera evidente il non funzionamento. Questo comporta che per acque particolari, con un carico di materia in sospensione gravoso, o estremamente fine, la membrana del filtro non regge e si occlude, ossia si tappa.

    Questo avviene in alcuni casi noti, ad esempio vecchi addolcitori a monte, o acqua carica di limo, un fango molto fine.. ecc..

    I filtri pre-coat devono necessariamente lavorare in posizione verticale, cosicché il flusso dell’acqua in ingresso crea la turbolenza necessaria per  garantire un’omogenea diffusione del carbone all’interno del filtro.

    Un altro punto critico del filtro pre-coat  riguarda il suo impiego dove vi è carenza d’acqua con una pompa aspirante posta a valle del filtro. Immaginiamo un filtro posto nella ristorazione, come sistema di filtrazione di un erogatore d’acqua frizzante. Se questo impianto ha una grande capacità produttiva avrà sicuramente una pompa robusta (300-400 l/h) che chiama acqua per riempire il saturatore.  In mancanza d’acqua a monte (tante utenze contemporanee, regime estivo con poca acqua etc..)  l’aspirazione a valle determina un schiacciamento della tasca interna del filtro, e quindi ad un blocco momentaneo del flusso. Questo blocco momentaneo cessa con l’azione aspirante (e i tecnici diventano pazzi a cercarne la causa..) In casi estremi abbiamo la rottura della tasca con fuoriuscita della polvere di carbone.

    Questo è uno dei motivi per il quale i filtri pre-coat non possono essere utilizzati come pre-filtrazione negli impianti ad osmosi inversa a produzione diretta. Il grosso volume di acqua richiesto dalla pompa che aspira e spinge sulle membrane osmotiche tende a schiacciare e occludere la tasca del pre-coat.

     

  • Il settore trattamento acqua ripartirà alla grande, perchè:

    Il settore trattamento acqua ripartirà alla grande, perchè:

    La crisi sanitaria del COVID ha messo a nudo un sistema economico mondiale assai fragile ed in crisi da diversi anni.
    Le drastiche misure di contenimento della pandemia hanno colpito ovunque ed interi settori dell’economia sono stati messi in ginocchio.

    Ogni crisi genera dolore e fatica, ma porta con sé anche i presupposti del cambiamento. Non è tutto nero.

    La ristorazione, uno dei settori principali del trattamento acqua al punto d’uso, è sicuramente fra i più colpiti.
    Non è il caso di elencare le norme draconiane (e a volte deliranti) imposte per la riapertura, sembra quasi che ci sia un accanimento voluto. Queste norme legate alla crisi generale imporranno la contrazione dell’offerta, in parole povere molti esercizi saranno portati alla chiusura.

    La crisi taglia e taglierà i rami secchi, improduttivi ed improvvisati del settore. Di questo non gioiamo, anzi sappiamo quanti sacrifici stanno dietro l’avvio di ogni impresa, piccola che sia, ma nello stesso tempo non possiamo che registrare l’abbondanza eccessiva di offerta ristorativa, che negli anni ha imposto a molti di vivvere ai margini della legalità o comunque di una corretta gestione aziendale.
    E’ risaputo e noto per chi lavora nella ristorazione, che il settore è in genere un cattivo pagatore. Troppa concorrenza con prezzi sempre al ribasso.

    Chi ha un impianto di acqua alla spina, non lo dismetterà di certo.
    Oggi più che mai il risperamio e le economie sono fondamentali.  Liquidità per comprare acqua confezionata ce n’è poca, meglio utilizzare un impianto che permette evidenti risparmi, diretti ed indiretti.

    Qui – ci sia concesso un appunto – alla riapertura, dopo mesi di fermo macchina è fondamentale  aver  effettuato una sanificazione ed un cambio filtro.  E’ vero che i ristoratori sono senza soldi, ma il concetto di trattamento, associato alla manutenzione è importantissimo. Su questo non possiamo transigere.
    La nostra iniziativa di prezzi al costo per i filtri AG11  non nasce a caso.
    Insistiamo ed insistiamo ancora con i ristoranti, anche a prezzo di favore, ma facciamo la manutenzione.

    Chiuso l’appunto, riprendiamo il discorso.
    I ristoratori per riprendere il volano  devono fare risparmio, se non l’acquisto, il noleggio è una opportunità  da proporre.
    Pagare nel tempo il servizio e l’acqua consumata, un modo per risparmiare subito.
    Il noleggio presuppone un investimento, ma tutte le imprese devono saper e poter investire.

    Aziende solide e strutturate se lo possono permettere, anche accedendo al credito bancario. Da evitare come la peste tutti coloro che con l’acqua alla gola tenteranno di farsi finanziare dai fornitori…

    La riduzione dell’offerta ristorativa  porterà a concentrare la clientela e gli incassi, e quindi al salute della aziende che saranno state in grado di sopportare il peso della chiusura e la momentanea riduzione della clientela.
    Come tutte le crisi anche questa agirà da selezione naturale a favore dei soggetti più forti.

    Trattamento acqua domestico, gestire il cambiamento

    Nel settore domestico vi è una gran voglia di vivere, di riappropiarsi degli spazi e del tempo libero.
    Le code al supermercato sono e saranno (si spera)  un ricordo antipatico. L’utilizzo di risorse a Km 0  è una necessità sentita.  Non è un caso che alla riapertura delle aziende i primi ordini sono arrivati proprio da qui, il trend è incoraggiante.

    Sempre sul domestico, c’è da ragionare sui costi e sui reali utili aziendali.
    La manutenzione periodica nelle case  ha costi elevati e bassa marginalità. Uno spunto di riflessione è legato ad istruire la propria clientela a gestire in autonomia il cambio filtro, per intervenire solo per interventi straordinari.
    In questo caso è necessario che ci siano filtri personalizzati per evitare il cannibalistmo del mercato online.
    Come GWS abbiamo creato una gamma di prodotti personalizzabili con numeri e lotti di produzione bassi.

    Stessa cosa di può dire per il rifornimento di CO2 per i privati che hanno un impianto di frigogasatura, formarli a cambiarsi la bombola in autonomia e gestire il pieno per vuoto con i corrieri, oppure utilizzare sistemi usa e getta.

    Per gli impianti ad osmosi inversa a produzione diretta, non sarebbe male arrivare a soluzioni tecniche per arrivare a rendere il cleinte autonomo nella manutenzione ordinairia.

    Per il settore degli uffici il tema è più delicato, per evitare assembramenti e utilizzo comune di erogatori al punto d’uso al momento sembrerebbe che il mercato sia decisamente timido.
    Il confronto con i classici boccioni è sicuramente vincente, mentre nei confronti del vending e delle macchine distributrici di bottiglie c’è da risalire la china.

    La crisi economica e l’emergenza sanitaria pongono delle questioni che alla fine si traducono in parole e concetti molto semplici: selezione naturale del mercato, maggiore efficenza e riduzione dei costi.
    Una sfida che in molti  sapranno vincere. Il mondo cambia e devono cambiare gli schemi di lavoro.

  • L’osmosi inversa ferma i Virus ?

    Una leggenda metropolitana dura a morire sostiene che l’impianto ad osmosi inversa sarebbe una barriera meccanica capace di fermare particelle con grandezza nell’ordine di 20 miliardesimo di metro, ossia per  tutte le sostenza,  compresi quindi i microrganismi, con dimensione maggiore della porosità della membrana.

    La membrana dell’impianto ad osmosi in effetti ha la capacità di fermare i microrganismi, dai batteri di dimensione micrometrica, sino ai virus di dimensione nano metrica.  Il prefisso micro  indica una riduzione di un milione di volte più piccolo del metro, mentre il prefisso nano  indica una riduzione nell’ordine del miliardesimo.

    Membrana ed impianto ad osmosi inversa sono però due cose distinte.  Se è vero che la membrana ha la capacità di fermare anche i virus (come l’ultra filtrazione e la nano filtrazione del resto)  non è sempre vero che l’impianto non è una barriera assoluta ed esistono dei punti critici da tener presente.

    Impianto ad osmosi inversa e regime di funzionamento

    Negli impiati idraulici il regime di funzionamento può essere transitorio o permanente. Nel primo caso si tratta di un utilizzo temporaneo o comunque non stabile in cui portata e pressione cambiano nel tempo, mentre il regime permanente presuppone una pressione ed una portata costanti nel tempo.    Il regime permanente è quello più semplice da analizzare nei fattori di rsichio, mentre il regime termporaneo pone diverse questioni.

    In questo schema si vede in maniera chiara come è strutturata una membrana ad osmosi inversa per impiant domestici

    Nella parte cerchiata di verde  sono evidenziati gl OR, ossia le guarnizionidi tenuta, che servono da calzamento della membrana nel suo vessel.

    Se è vero che la membrana ha una tollerranza di 0.00002 mm, nel caso di queste guarnizioni siamo nell’ordine di 0,1 mm.

    Finchè il regime è permanente, con portata abbondante, il fatto che ci sia  un mini falla,  questa ha poca importanza, l’acqua prodotta è del tutto sana.

    Il problema si pone quando il regime è temporaneo e ci sono lunghi fermi macchina. Attraverso questa “falla” passano oltre la membrana eventuali microrganismi presenti.

    Accoppiamento Vessel – Membrana

    Questo è uno dei punti critici, che associato a prefiltri di bassa qualità porta alla proliferazione batterica a valle della-delle membrane.

    Accoppiamento vessel membrana

    Per ridurre questo fattore di rischio, oltre alla buona qualità dei vessel raccomandiamo l’utilizzo di prefiltrazione di buona qualità con adittivi antimicrobici come ad esempio i sali d’argento.

    La mancanza di valvola di non ritorno sullo scarto, pone problemi di retrocontaminazione che se associatio ad un regime transitorio può diventare serio. (abbiamo studiato dei connettori con UV C LED come firewall sullo scarto)

     

     

     

     

     

  • GWS è operativa nel rispetto delle norme igieniche

    GWS è operativa nel rispetto delle norme igieniche

    Nonostante il blocco di queste ultime settimane abbiamo fatto di tutto per riuscire ad effettuare le consegne anche nelle zone più critiche del territorio, con la collaborazione di tutto il nostro team e dei corrieri che lavorano senza sosta.

    Per semplificare il rispetto delle norme igieniche abbiamo limitato il più possibile la presenza di personale negli uffici, organizzando gran parte del lavoro da casa in smart working. Il personale presente in azienda invece lavora a debita distanza, utilizzando guanti usa e getta e mascherine. Per ridurre ancor più i rischi viene anche richiesto un frequente lavaggio dalle mani ad ogni dipendente.

    Tutti gli strumenti di lavoro, spazi e ambienti vengono disinfettati con frequenza, con una particolare attenzione a PC, maniglie delle porte e telefoni. Due volte al giorno vengono inoltre attivati i nostri nuovi sterilizzatori d’aria

    Sebbene tutto il team sia sempre in contatto per via telefonica o in videoconferenza e le spedizioni vengano effettuate regolarmente, non escludiamo piccoli ritardi imputabili a fattori esterni o alla ridotta presenza del personale. La sicurezza prima di tutto!

  • Gli sterilizzatori a raggi UVC per il trattamento dell’aria, appunti tecnici

    Perché scegliere  uno sterilizzatore UV per aria? La risposta ovvia ma incompleta è: per avere aria sana.
    Tuttavia perché scegliere la tecnologia UV anziché altre soluzioni? Entriamo nel dettaglio con qualche dato e ragionamenti tecnici.

    Abbiamo scelto di focalizzarci sul tema di sterilizzare l’aria e non di purificarla, al momento ci si preoccupa di rimuovere dall’aria batteri e microrganismi, virus compresi.  La depurazione comprende aspetti organolettici che spesso rendono i dispositivi “accessori domestici” senza una vera e propria caratteristica di rimozione dei microrganismi dall’aria.
    Gli impianti che abbiamo progettato e dimensionato sono per uso professionale, in quanto la potenza delle sorgenti luminose UVC è elevata.
    Si tratta di sorgenti che operano all’interno della lunghezza d’onda che ha effetto distruttivo verso il DNA, lampade al mercurio in bassa pressione con un picco di emissione di 254 nm.

    I nostri dispositivi non emettono  luce diretta verso l’esterno per il semplice motivo che l’esposizione del corpo umano – e in particolare degli occhi –  alle radiazioni ultraviolette nello spettro C è estremamente pericolosa.
    Per questo motivo quando vediamo apparecchi che diffonderebbero direttamente luce violetta ci vengono immediatamente in mente giocattoli.
    Se quanto emesso dai suddetti apparecchi fosse infatti una reale radiazione UVC essi sarebbero pericolosissimi, potenziale causa di ustioni, distruzione della retina e molto altro.

    Torniamo ai nostri sterilizzatori.
    I nostri apparecchi hanno la capacità di convogliare il flusso all’interno di una camera dove è presente una forte radiazione UVC, con potenza calcolata in funzione della portata d’aria per far sì che la dose sia sufficiente ad inibire la duplicazione del DNA, distruggendo i microrganismi.
    Il dimensionamento è per 30.000 micro Joule/cm2 s.  Al momento non vi è un dato scientifico sulla dose necessaria per inattivare il famigerato COVID19, quello che possiamo dire è che SARS e virus influenzali simili hanno una dose di inattivazione tra gli 8000 e 20000 microJ/cm2S.
    Per maggiori informazioni sulla dose minima di radiazione UV potete consultare un articolo di qualche anno fa sui debatterizzatori UVC per acqua.

    Abbiamo in produzione diversi tipi di impianti da 30, 50, 150 e 600 metri cubi ora. Dunque, posto un nostro WatAir 30 in una stanza di 10 metri quadrati dopo un’ora avremmo la sterilizzazione dell’aria presente.

    La produzione dell’Ozono, opportunità e rischio da gestire

    Forniamo gli impianti di timer temporizzatori  in quanto essi hanno come effetto secondario la produzione di Ozono, che ha effetti benefici di sterilizzazione ma è potenzialmente pericoloso e nocivo per la salute umana oltre determinate soglie di concentrazione ed esposizione.
    Una tabella  in merito per una esposizione di 8 ore consecutive:

    PPB Effetti sulla salute umana
    4 Limite per esposizione prolungata no limit
    20 Limite massimo per esposizione
    40 No effetti avversi riscontrati
    80 Diminuzione della funzionalità polmonare
    120 Aumento più importante dei sintomi respiratori

    La produzione dell’ozono è un effetto secondario utile, ma deve essere gestito in quanto potenzialmente nocivo per la salute umana.
    Non a caso la sterilizzazione degli ambienti con generatori di ozono abbisognano sempre di  un processo di rimozione forzato dell’ozono residuo, con abbattimento catalitico o con ricambio d’aria.  In un ambiente chiuso senza scambio di aria i nostri impianti devono cessare di lavorare 2 ore prima dell’ingresso di persone, in maniera da rimuovere per decadimento naturale l’ozono prodotto.  Esempio: in un ufficio di 20 mq l’impianto funziona come da impostazioni del temporizzatore al mattino dalle 5 alle 6 in maniera continuata.
    L’ingresso del personale sarà possibile a partire dalle ore 8 quando l’aria sarà salubre e sterilizzata, senza presenza dannosa di ozono.
    L’ozono prodotto sarà decaduto e scomparso, dopo aver comunque svolto un effetto benefico sulle superfici a contatto con l’aria sterilizzata

    Punti di forza

    I nostri WatAir sono sterlizzatori e non “purificatori” d’aria, essi lavorano con tecnologia UVC grazie a lampade Philips in bassa pressione.
    La dose di radiazione UVC emessa è calcolata perchè ogni impianto possa sterilizzare l’aria al passaggio.
    La struttura interna è in alluminio per migliorare la riflessione della radiazione UV.
    La radiazione principale è a 254nm, questa lunghezza d’onda è disattiva la duplicazione del DNA di batteri e microrganismi.
    Le lampade emettono un picco secondario con lunghezza a circa 180nm (UV Vacum), il che porta a generare Ozono (O3) con funzioni battericide elevate.
    Le lampade utilizzate nei nostri impianti  hanno un quarzo particolare che ferma buona parte della radiazione a lunghezza d’onda a 180 nm, nonostante ciò si verifica comunque la formazione di ozono, seppur in misura minore.

    In un ambiente chiuso, la saturazione con la produzione di Ozono è funzionale alla dimensione del volume totale.
    Esempio: in una stanza di 20 mq, circa 60 m3 d’aria, una lampada UV da 16 Watt produce circa 200 mg /h, e satura quindi l’ambiente con una concentrazione di  3.2 mg/m3, ossia 1600 PPBV.
    Considerando che la concentrazione si dimezza in aria alla temperatura di 22°C, dopo un’ora di funzionamento la concentrazione finale è di circa 800 PPB ossia 0.8 PPM.
    Questa concentrazione di Ozono è non sufficiente per aver certezza sterilizzare le superficie a contatto con la massa d’aria, ma sicuramente ha un effetto positivo.

    In locali con frequente scambio d’aria con l’ambiente esterno gli impianti possono funzionare di continuo, si veda ad esempio un negozio con frequenti ingressi ed uscite del pubblico.

    Punti deboli

    Ad oggi non esiste un dato certo sulla dose necessaria di radiazione UVC per inattivare il Virus COVID19.  I virus più vicini come tipologia (SARS e influenzali) hanno una dose di inattivazione compresa tra 8000 e 20.000 microJ/cm2s.

    L’utilizzo in locali senza scambio d’aria deve essere effettuato in assenza di persone per un tempo limitato in proporzione a volume del locale,  possibilmente 2 ora prima dell’accesso delle persone oppure arieggiando la struttura (in questo caso si utilizza la capacità battericida dell’ozono sulle superfici).

    Dati tecnici

    Wat Air 50

    Wat Air 150

    Wat Air 600

    Metri cubi ora aria sterilizzata

    50

    150

    600

    Lampada UVC Watt

    16

    48

    220

    Dose UVC

    20.000 microJ/cm2

    Produzione Ozono/oriaria

    0.8 PPM-800PPB

    una gestione non corretta con esposizione prolungata all’ozono presenta  rischi per la salute umana, gli impianti devono sempre essere monitorati e programmati in funzione dei volumi da trattare.

    Come programmare un impianto di sterlizzazione aria

    Esempio di programmazione di un impianto  WAT AIR 150 da installare in un locale di 40 mq:
    Generalmente un ufficio ha una altezza del soffitto di 3 metri, e quindi stimiamo una cubatura di 120 m3.
    Volendo sterlizzare l’ambienente  prima dell’ingresso del personale e facendo lavorare il dispositivo per 1 ora, arrivo ad una saturazione leggermente sotto la soglia  1,o ppm (150/120×0.8 valore A).
    Questo valore di concentrazione di Ozono deve scendere sotto lo 0,08 PPM prima dell’ingresso di personale (Valore B).
    Il calcolo si esegue matematicamente con il logaritmo in base 2 del rapporto tra valore iniziale e valore finale richiesto moltiplicato per 40, e forisce il valore esatto espresso in minuti del tempo ncessario al decadimento.
    In maniera un po’ più semplice si può prendere come riferimento di aspettare il doppio del tempo di lavoro dello sterlizzatore prima di accedere ai locali

    In maniera pratica, con una temperatura ambiente di 20 °C  per ogni ora di funionamente è bene attendere 2 ore. Sempre che l’impianto abbia lavorato su una cubatura adeguata.

     

  • Mineracqua contro Soda Stream, i rischi per il nostro settore

    E’ di questi giorni la notizia che il tribunale di Treviso ha condannato nuovamente la multinazionale Soda Stream, oggi di proprietà della Pepsi Cola, per pubblicità ingannevole intimando la cessazione delle campagne pubblicitarie a mezzo video posti sui circuiti media e sui social media.

    Le ragioni di Mineracqua

    Il tribunale ha quindi dato ragione a Mineracqua che ha intentato la causa dato che si tratta “di pubblicità ingannevole, fuorviante, lesiva della concorrenza e gravemente pregiudizievole all’immagine dell’acqua minerale naturale e delle imprese che la imbottigliano”.

    Le motivazioni della sentenza sono pericolose per il nostro settore, sopratutto per quelle aziende che fanno leva sugli aspetti negativi del confezionamento dell’acqua nelle bottiglie di plastica. Leggiamo:

    l tribunale pur ritenendo che “il sistema di gasatura commercializzato da Sodastream sembra collocarsi in un settore merceologico differente rispetto alla produzione e alla vendita di acqua minerale naturale”, ha ravvisato “un rapporto di concorrenza diretta con i prodotti e le attività delle imprese federate in Mineracqua poiché vi è una sostanziale identità del bisogno del consumatori che essi si prefiggono di soddisfare”. Sussiste, insomma, a parere dei giudici, “un rapporto di concorrenzialità fra prodotti tutte le volte in cui essi siano, agli occhi dei consumatori, dei beni succedanei: sono quindi in concorrenza i beni che possono sostituirsi l’uno all’altro nel consumo, o nella produzione, dando risultati più o meno vicini tra di loro”. Il fatto che non ci siano riferimenti diretti o indiretti ad un marchio non modifica la questione  in quanto:

    “E’ evidente invece l’allusione implicita al bene rappresentato dalle acque minerali imbottigliate, se non altro per le innumerevoli rappresentazioni visive di bottigliette da mezzo litro trasparenti”, ha scritto il tribunale. Nel caso dei tre video abbiano “screditato il mondo delle industrie delle acque minerali, veicolando il messaggio di un nesso inscindibile tra la moltitudine di plastica e l’acquisto di bottiglie di acqua e l’inquinamento indiscriminato di ogni area della Terra”.

    I rischi per il settore del trattamento acqua al punto d’uso

    Le motivazioni sono pesanti e devono far ragionare bene sul tipo di comunicazione che si intende effettuare. La strategia di comunicazione e il posizionamento del nostro prodotto deve essere fatto ragionando su rischi e opportunità.

    Al momento appare ovvio che i colossi delle Acque minerali e la loro associazione non andranno in causa con il piccolo installatore di provincia che gestisce, vende o noleggia qualche centinaio di impianti per il trattamento acqua. Ma… una porta è stata aperta e bisogna fare attenzione a cosa si dice e come lo si dice.

    Di fatto per i giudici di Treviso, il nostro prodotto non è equiparabile all’acqua minerale. Questo già lo sapevamo in maniera chiara conoscendo i fondamenti legislativi completamente diversi e non c’era bisogno di una sentenza di un tribunale per chiarirlo. Il punto è che nella comunicazione non è possibile accostare le due classi merceologiche e metterle in concorrenza tra loro.

    Cosa vuol dire precisamente? Significa che non è possibile accostarle per screditarne una a vantaggio dell’altra. Sono due prodotti totalmente diversi.

    C’è da aspettarsi l’utilizzo strumentale al limite del temerario nei confronti di chi proporne sistemi di trattamento dell’acqua potabile al punto d’uso. Il consiglio è quindi di concentrare le energie nella comunicazione alla propria clientela esaltando le virtù dell’acqua potabile trattata ed evitando il più possibile il confronto tra le due classi merceologiche, soprattutto quando lo scopo è di screditarne una al posto dell’altra.

    Ad esempio la nostra campagna 2019 “non abbandonarmi” potrebbe essere attaccata….ma non basta una sentenza dei Giudici di Treviso per tarpare le ali ad un settore in fortissima espansione.

    Questo è un altro capitolo dell’eterna lotta tra le acque minerali e il nostro settore.