Categoria: Acqua per il consumo umano

  • Il ruolo del trattamento al punto d’uso (POU) nella gestione del rischio

    Il ruolo del trattamento al punto d’uso (POU) nella gestione del rischio

    L’approccio normativo delle ultime leggi nel settore delle acqua destinate al consumo umano molto spazio è dato al tema della valutazione del rischio, ossia governare la qualità del prodotto/servizio attraverso una attenta analisi dei processi e dei rischi connessi. L’approccio precedente legato alla conformità viene non negato ma superato.

    Quando si parla di trattamento dell’acqua al punto d’uso, è importante chiarire subito un concetto di base:
    il POU non sostituisce la potabilizzazione, ma si inserisce all’interno del sistema di distribuzione, come tale deve essere parte integrante della valutazione dei rischio distributivo.

    Cos’è il rischio nell’acqua destinata al consumo umano

    Nel contesto dell’acqua potabile, il rischio non è determinato dalla sola presenza di un parametro, ma dalla probabilità che una determinata esposizione produca un effetto sulla salute.

    In termini operativi, il rischio dipende dalla combinazione di cinque fattori:

    • concentrazione della sostanza;
    • durata dell’esposizione (nel tempo);
    • frequenza dell’evento (quanto spesso l’esposizione si verifica);
    • modalità di utilizzo dell’acqua (bere, cucinare, uso occasionale);
    • suscettibilità dell’utilizzatore (lattanti, bambini, soggetti sensibili).

    Il POU dentro un sistema, non come elemento isolato

    l POU come dicevamo non servono a “rendere potabile” un’acqua, ma a gestire esigenze diverse, riduzione delle sostanze indesiderate, migliorare le caratteristiche organolettiche o contrastare ciò che accade tra il punto di consegna e il punto di utilizzo, dove ci sono fenomeni di degradazione della qualità dell’acqua.

    Uno degli errori più frequenti è considerare il POU come un elemento autonomo. In realtà, il trattamento al punto d’uso è sempre parte di un sistema più ampio che comprende:

    • rete interna,
    • impianto idrico,
    • modalità di utilizzo,
    • gestione e manutenzione.

    In ambito domestico il compito di valutare il rischio ricade su chi proporne ed installa sistemi di trattamento al punto d’uso, la sua responsabilità è diretta verso il consumatore finale

    Questo aspetto, ossia la valutazione del rischio è ancora più evidente negli edifici prioritari, grandi complessi, dove la normativa prevede la figura del: Responsabile della Gestione Interna della Distribuzione Idrica (GIDI)

    Il GIDI è il soggetto, (introdotto con le recenti nuove leggi), incaricato di:

    • garantire la qualità dell’acqua all’interno della rete interna;
    • valutare e gestire i rischi legati alla distribuzione;
    • coordinare monitoraggi, interventi e manutenzione.

    Definire quindi un piano di sicurezza per la fornitura di acqua idropotabile

    Negli edifici prioritari (ad esempio strutture ricettive come hotel, strutture sanitarie, caserme ), questa figura è obbligatoria così come sono obbligatori i paini di sicurezza. In altri contesti può essere formalmente non prevista, ma resta comunque una figura funzionalmente necessaria.

    Il rapporto tra POU, GIDI e OSA

    Quando il trattamento POU è installato in un contesto dove è presente un GIDI, il professionista del trattamento al punto d’uso non può operare in modo indipendente.

    In particolare:

    • il POU deve essere considerato parte integrante della rete interna;
    • le scelte di trattamento devono essere coerenti con la valutazione del rischio complessiva;
    • ogni intervento deve essere condiviso con il GIDI.

    Nell’ambito della ristorazione, inoltre, entra in gioco la figura obbligatoria dell’OSA (Operatore del Settore Alimentare), responsabile della sicurezza degli alimenti.

    In questi casi: il POU diventa un punto critico condiviso tra OSA e GIDI

    e deve essere gestito in modo coordinato:

    • il GIDI per la qualità della distribuzione idrica;
    • l’OSA per la sicurezza alimentare.

    Un intervento non coordinato può generare:

    • incoerenze nella gestione del rischio;
    • problemi microbiologici;
    • responsabilità non chiaramente attribuite.

    Cosa può fare correttamente un sistema di trattamento al punto d’uso

    Se inserito in modo corretto nel sistema, il POU può:

    • ridurre l’esposizione a sostanze indesiderate;
    • migliorare gusto e odore;
    • adattare l’acqua a esigenze specifiche;
    • compensare effetti della distribuzione interna.

    In questo senso, il POU è uno strumento di ottimizzazione, non di sostituzione.

    Quando il POU diventa un problema

    Se invece viene introdotto senza una visione sistemica, il POU può:

    • aumentare il rischio microbiologico (es. rimozione incontrollata del disinfettante oppure assenza di manutenzione o frequenza degli interventi insufficiente)
    • creare stagnazioni locali;
    • diventare punto di accumulo o rilascio; (cattiva qualità dell’impianto)
    • generare un falso senso di sicurezza.

    Il rischio non è solo tecnologico, ma anche gestionale.

    Il ruolo del professionista

    Il professionista del trattamento dell’acqua non deve limitarsi a scegliere una tecnologia, ma deve anche :

    • capire dove si inserisce il POU nel sistema;
    • verificare la presenza e il ruolo del GIDI e contribuire alla redazione dei piani di sicurezza
    • coordinarsi con l’OSA, quando presente e contribuire alla redazione della scheda HACCP
    • valutare benefici e rischi dell’intervento;
    • garantire gestione e manutenzione nel tempo.
    schema della gestione del rischio dove installato un trattamento al punto d’uso
  • Concetto di sostanza indesiderata: limite di legge e soglia di sicurezza

    Concetto di sostanza indesiderata: limite di legge e soglia di sicurezza

    Utilizziamo volutamente il concetto di sostanze indesiderate in quanto sono la conseguenza della valutazione del rischio, approccio fondamentale della recente normativa, la valutazione complessiva deve portare a scelte ragionate.

    Nel linguaggio tecnico e normativo, la qualità dell’acqua destinata al consumo umano viene spesso descritta attraverso valori di parametro e limiti di legge.
    Questi valori rappresentano uno strumento essenziale per la gestione della conformità, ma non devono essere confusi con il concetto di soglia di sicurezza sanitaria.

    È fondamentale chiarire che:

    il limite di legge non coincide necessariamente con l’assenza di rischio sanitario.

    I valori normativi sono infatti il risultato di un equilibrio tra:

    • conoscenze tossicologiche disponibili;
    • valutazioni epidemiologiche;
    • principio di precauzione;
    • fattibilità tecnica ed economica dei sistemi di controllo e trattamento.

    In molti casi, il limite di legge rappresenta quindi una soglia gestionale e regolatoria, non una soglia biologica al di sotto della quale l’esposizione può essere considerata priva di effetti.

    Dal punto di vista sanitario, per numerose sostanze non è possibile individuare una soglia di esposizione “sicura” in senso assoluto.
    Per questi contaminanti, il rischio è considerato:

    • dose‑dipendente;
    • cumulativo nel tempo;
    • potenzialmente più rilevante per categorie vulnerabili della popolazione.

    Esempi emblematici sono rappresentati da:

    • piombo, per il quale non è riconosciuta una soglia di sicurezza neurologica, nonostante l’esistenza di valori normativi molto bassi;
    • PFAS e contaminanti persistenti, caratterizzati da bioaccumulo e lunga emivita biologica;
    • IPA e sottoprodotti della disinfezione, associati a effetti cronici e cancerogeni;
    • alcuni metalli e microinquinanti organici, per i quali il rischio emergente è legato all’esposizione prolungata più che all’evento acuto.

    Alla luce di ciò, una sostanza indesiderata non è definita unicamente dal superamento del limite normativo, ma dalla sua capacità di:

    • incrementare il rischio sanitario nel tempo;
    • ridurre il margine di sicurezza complessivo dell’acqua;
    • compromettere la tutela delle fasce più sensibili della popolazione.

    Questo approccio è pienamente coerente con il modello di valutazione e gestione del rischio adottato dalla normativa europea più recente, che sposta l’attenzione:

    • dal singolo parametro isolato,
    • alla sicurezza complessiva dell’esposizione lungo l’intero arco della vita.

    Per il professionista del trattamento dell’acqua al punto d’uso, questa distinzione è centrale.
    Essa consente di comprendere perché:

    • un’acqua conforme possa comunque richiedere un intervento mirato;
    • un trattamento non debba essere giustificato solo dalla non conformità;
    • la riduzione dell’esposizione rappresenti, in alcuni casi, un obiettivo sanitario legittimo anche al di sotto dei limiti di legge.
  • Microplastiche, acqua potabile e salute umana

    Microplastiche, acqua potabile e salute umana

    La presenza di microplastiche nell’acqua destinata al consumo umano è un inquinate emergente, e aggiungerei anche inquietante, quanto incide sulla salute umana?

    Le diverse agenzie  internazionali  OMS, EFSA  Unione Europea ed EPA hanno iniziato e tenere sotto controllo il tema.  I primi passi sono stati mossi definendo una metodologia standard per misurarle (Decisione UE 2024/1441)

    Nel dicembre del 2025  il Parlamento Europeo ha incaricato l’ESFA,  (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) per uno studio accurato per avere un parere scientifico sui rischi per la salute umana  legati alla presenza di microplastiche nel cibo, nell’acqua e nell’aria.  Per il 2027 è atteso il parere ufficiale

    La DWD ossia la Drinking Water Directive istituita nel 2020 ,  a breve  introdurrà le microplastiche nella Watch list,  il che obbligherà gli stati membri della comunità europea al monitoraggio di questo inquinante emergente per arrivare in un breve futuro (si spera) a definire soglie limite per l’acqua destinate al consumo umano.

    In attesa delle norme  il tema delle microplastiche è sempre più di interesse pubblico, in un recente convegno nazionale  promosso da GWS  abbiamo avuto modo di ascoltare sia la parte profondamente scientifica che la parte divulgativa

    Cosa sono le microplastiche

    “microplastica: piccolo oggetto distinto, allo stato solido, insolubile in acqua e composto parzialmente o interamente da polimeri sintetici o da polimeri naturali modificati chimicamente”

    In parole più semplici  le microplastiche sono piccole particelle di plastica di dimensioni inferiori a 5 millimetri, presenti nell’ambiente che possono essere il  risultato della degradazione di materiali plastici macro, dette secondarie,  o perché prodotte intenzionalmente in formato micro dette primarie

    La dimensione delle microplastiche

    Si parte da un campo visivo di 5 mm per scendere sino al micron, sotto il quale  diventano poi nanoplastiche  (anche se le chiameremo per comodità sempre microplastiche).  Buona parte delle microplastiche sono dunque invisibili alla vista umana.  Serve una strumentazione scientifica per rilevarle.

    Le piccole dimensioni delle microplastiche, sotto il micron sono potenzialmente le più dannose per la salute umana perché penetrano più facilmente nei tessuti e negli organi umani

    La forma delle microplastiche

    Anche questo è un aspetto importante che incide sulla maggiore o minore pericolosità.  La letteratura scientifica presente associa al materiale fibroso, ossia quello originato dai tessuti la maggiore pericolosità insieme a tutte le microplastiche con forma irregolare

    I diversi polimeri delle microplastiche e la salute umana

    Tabella comparativa dei polimeri microplastici e i loro effetti sulla salute umana

    PolimeroPericolositàEffetti sulla saluteNote
    Polistirene (PS)Elevata penetrazione tissutale; rilascio additiviStress ossidativo, infiammazione, citotossicitàMolto studiato, effetti negativi anche a basse dosi
    Polietilene (PE)Forte capacità di translocazione; ampia diffusioneInfiammazione intestinale; effetti immunitariElevata permeabilità nei tessuti
    Polietilene tereftalato (PET)Attraversamento barriere biologicheStress ossidativo e citotossicitàAlta capacità di translocazione
    Poliestere (fibre)Forma fibrosa inalabile; trasporto contaminantiAccumulo polmonare; infiammazione respiratoriaPolimero più comune nei campioni umani
    Poliammide (Nylon)Microfibre inalabili; alta presenza alimentareInfiammazione respiratoria; accumulo polmonareFrequente nei campioni di acqua e alimenti
    Poliuretano (PU)Possibile rilascio additivi tossiciCitotossicitàPresenza in tessuti e materiali industriali
    tabella sulla pericolosità dei polimeri delle microplastiche per la salute umana

    Come difendersi dalla microplastiche

    In primis produrne meno.  E’ una banalità

    Per quelle presenti nell’acqua, in attesa di una definizione di soglia minima, con parametri  da rispettare per i gestori di acquedotto  serve una barriera meccanica che fermi  le sostanze  in sospensione nell’ordine inferiore al micron.

    Ad esempio le membrane a fibra cava associate a buoni carboni attivi sono un’ottima e anche semplice soluzione per il settore domestico e pubblico. 

    Filtri a baionetta con membrane cave
    filtri a baionetta con Carbone attivo e membrane cave

    Anche i filtri ceramici sono un valido strumento per ridurre la presenza di microplastiche dall’acqua di rete

    filtro ceramico per tazza

    L’osmosi inversa è sicuramente un soluzione drastica e definitiva, ma se utilizzata solo per rimuovere le microplastiche decisamente eccesiva

    membrana 200 GPD
  • Microcistine e acqua di rete, un pericolo da non sottovalutare 

    Microcistine e acqua di rete, un pericolo da non sottovalutare 

    Che cosa sono le microcistine

    I cianobatteri sono microrganismi procarioti fotosintetici, spesso chiamati impropriamente “alghe azzurre o alghe verde-azzurre”, alcuni di questi batteri come la  Microcystis Aeruginosarilascia una tossina  (lo dice il nome) pericolosa per la salute umana la Microcistina

    La formazione di cianobatteri è spesso legata al blooming algale ossia ad una fioritura in un determinato periodo. Un fenomeno che si manifesta in particolari condizioni: la presenza di nutrienti nell’acqua, come fertilizzanti ad esempio, la temperatura, la luce solare acqua stagnate possono dare vita a fenomeni intensi.

    Nelle acque di rete provenienti da invasi, nel periodo tardo primaverile in fenomeno della fioritura algale non è raro. La presenza di Cianobatteri è tenuta sotto controllo in maniera rigorosa

    Le microcistine che sono vere e prorpie tossine, non hanno odore e sapore, a differenza della geosmina un prodotto anch’esso dei cianobatteri, ma non tossico che rilascia anche in concentrazioni molto basse il classico odore di stantio, muffa e terra.

    La presenza di geosmina nell’acqua di rete , con odore di muffa e terra, è indice  di fioritura algale ma non è detto che se presente la geosmina siano presenti anche le microcistine.  Per verificarlo sono necessarie analisi di laboratorio.

    Le microcistine presenti nell’acqua e i rischi per la salute umana

    Anche bassissime concentrazioni di microcistine nell’acqua di rete sono un rischio elevato soprattutto per il fegato dell’uomo  (blocco fosfatasi) ma la letteratura scientifica indica come bersagli anche i reni, l’intestino e il sistema nervoso.  Studi  indicano una relazione tra microcistine ed patologie oncologiche.

    I limiti di legge

    Il recente DL 18 del 2023 ha introdotto come parametro la microcistina L-R fissando il limite ad 1 µgr per litro

    il valore limite delle micorcistine nel dl18-2023
    allegato I Dl 18 2023

    Rapporto Istisan del 2011 n 35

    Come rimuovere le microcistine dall’acqua

    La rimozione delle microcistine L-R  a livello acquedottistico viene fatto con processi di coaugulazione,  adsobimento (Carbone attivo Granulare), ultrafiltrazione quanto presenti all’interno dei cianobatteri, con forte ossidazione e adsorbimento quanto le tossine sono disciolte in acqua. In campo domestico, la rimozione dei Cianobatteri può essere fatta con filtri a carbone attivo associate ad ultrafiltrazione, ad esempio WaterPro HF11, mentre per la rimozione delle Tossine l’osmosi inversa è raccomandata

    Quando preoccuparsi

    Se l’acqua diretta ha un gusto di muffa e terra, anche se fastidioso, sappiamo che c’è un controllo  sistematico e non ci possono essere elementi che pregiudicano la salute pubblica, per migliorare le caratteristiche organolettiche installa un filtro WaterPro HF11,

    Se l’acqua NON è diretta e sono presenti accumuli serbatoi di accumulo, quando si manifesta gusto di geosmina, ci sono fenomeni di crescita algale e quindi il potenziale rischio di formazione di tossine.  Una analisi presso un laboratorio è indicata.

    Se l’acqua non è fornita dall’acquedotto, fare sempre periodicamente analisi di controllo

  • Materiali a contatto con l’acqua potabile, verso un unico mercato europeo

    Materiali a contatto con l’acqua potabile, verso un unico mercato europeo

    LE NOVITÀ DEL Dlgs 102/2025: Materiali a contatto con l’acqua destinata al consumo umano

    Le novità introdotte dal Dlgs 102/2025 sono tante e molto significative per chi opera nel modo del trattamento acqua. Tra queste c’è il nuovo assetto normativo per i materiali a contatto con l’acqua destinata al consumo umano.
    L’obiettivo principale di questo nuovo assetto è quello di creare un’armonizzazione tra le legislazioni dei singoli paesi membri dell’Unione Europea che, ad oggi, sono invece molto differenti tra loro. La mancata armonizzazione comporta infatti che i produttori devono ottenere autorizzazioni al commercio dei propri prodotti con procedure delle singole nazioni che si basano su principi giuridici, e prerogative tecnico-scientifiche, differenti. Questo comporta tempi lunghi, aumento dei costi di produzione e ostacola
    la libera circolazione delle merci, nonostante i requisiti minimi di qualità dell’acqua siano i medesimi in tutti gli stati membri. Il regolamento 371 del 2024 è un esempio dell’approccio convergente

    Qualità dei materiali a contatto con l’acqua potabile

    La natura dei materiali che entrano a contatto con le acque destinate al consumo umano può avere un impatto sulla qualità dell’acqua stessa attraverso la migrazione di sostanze potenzialmente nocive, aumentando la crescita microbica o alterandone il colore, l’odore, il sapore o la torbidità. Inoltre, non devono causare il rilascio nell’acqua di contaminanti in livelli superiori a quelli necessari allo scopo previsto per quel materiale.

    Fattori che influiscono sul contatto tra acqua potabile e materiali

    La contaminazione dell’acqua da parte dei materiali è fortemente legata a:
    – Tempi di contatto per permanenza dell’acqua (aumento delle concentrazioni delle sostanze rilasciate e della crescita microbica);
    – Velocità del flusso dell’acqua (con apporto di ossigeno con innesco di reazioni chimiche);
    – Temperatura dell’acqua (velocità delle reazioni, solubilità dell’ossigeno e di altre sostanze, quali il carbonato di calcio capaci di formare uno strato protettivo sulle
    tubazioni);
    – Caratteristiche chimiche dell’acqua (ad es. acque con bassi livelli di minerali disciolti possono essere corrosive; acque con elevati livelli di durezza possono causare un aumento delle incrostazioni; acque con presenza di disinfettanti che possono reagire con i materiali).

    La strada seguita per armonizzare a livello europeo i materiali a contatto con l’acqua potabile

    Per armonizzare le norme relative ai materiali a contatto con l’acqua è stato necessario fissare un primo elenco positivo di sostanze di partenza, composizioni e componenti, metodi e procedure per l’inserimento delle sostanze di partenza, nonché le procedure e i metodi per testare e accettare i materiali finali utilizzati in un prodotto costituito da combinazioni di sostanze di partenza, composizioni o componenti.

    Rossella Colagrossi Viale Alessandro Magno, n. 251 – 00124 Roma

  • Batteri coliformi e acqua potabile trattata

    Batteri coliformi e acqua potabile trattata

    Il tema delle analisi microbiologiche dell’acqua potabile trattata è da sempre un tema dolente. Sul punto specifico dei generici Coliformi abbiamo negli anni visto accanimenti ingiustificati su chi opera nel trattamento delle acque potabilie

    Non è facile fare correttamente l’analisi delle acqua trattate, non è facile leggere i dati, non è facile far capire ai censori che spesso prendono fischi per fiaschi.

    Nel campionamento dell’acqua da analizzare alta deve essere l’attenzione per evitare che procedure non corrette alterino i risultati. Per maggiori dettagli sull’argmento rimandiamo ad nostro articolo sul blog

    Spesso la lettura dei dati è affidata a ragionieri (rispettabilissima professione ) e non a persone con esperienza e competenza capaci di emettere un giudizio di potabilità frutto di attente valutazioni e ragionamenti. Questo nel passato ha comportato non pochi problemi a chi opera nel settore del trattamento dell’acqua potabile. I laboratori, sul foglio con i risultata delle analisi, alla presenza di qualche decinè di unità formanti colonie emettevano il drastico giudzio di acqua non potabile…

    I batteri coliformi e il DLgs 102 del giugno 2025

    Finalmente dopo decenni, la legge sull’acqua potabile, alla voce batteri coliformi viene scritta in maniera easustiva a prova (speriamo) di ragionere.

    Allegato 1 parte terza parametri inidcatori DLgs 102

    Quindi se qualsiasi ragione nelle analisi fatte presso un laboratorio, ci fossero qualche UFC di coliformi, senza presenza di Escherichia o Enterococchi, l’acqua NON deve essere dichiarata NON POTABILE. Semplicemente si deve dare inidicazione di verificare lo stato dei filtri o aumentare frequenza manutenzione.

    Coliformi e analisi acqua, le vecchie indicazioni nelle precedenti normative

    Non è che a tutto un tratto si è scoperto che i batteri coliformi hanno una valenza sanitaria quasi nulla se rilevati in assenza di altri ceppi batteriologici. I testi delle norme erano e sono totalmente in linea con quanto rivendicato nell’ultima normativa. Quello che mancava è la parte divulgativa chiara e semplice.

    Nell’allegato I del DL 31 del 2001 alla voce parametri indicatori, si leggeva

    Allegato I parte terza Dl 31 2001

    La nota 5 era solo dedicata al volume di campionamento.

    Letta così per chi non conosce la funzione dei parametri indicatori, sembrava una perentoria imposizione del valore zero. (il che ci ha portato a infinite discussione con i “ragionieri”)

    Ancora nell’allegato I del DL 18 del 2023 si poteva leggere

    Il rimando era corretto, ma non è da tutti andare a cercare la circolare, (la potete scaricare dal link) e questo ancora una volta poteva essere di ostacolo alla semplicità, che come sempre è un punto di arrivo.

    Bene speriamo di non dover combattere più con i ragionieri.

  • ACQUA ALCALINA

    ACQUA ALCALINA

    Si sente spesso parlare di “acqua alcalina” e se ne vantano proprietà benefiche per la salute, sia acquistata in bottiglia sia prodotta attraverso l’azione di impianti al punto d’uso chiamati “ionizzatori”. Vediamo di cosa si parla.

    L’alcalinità dell’acqua si misura con il pH, parametro fisico che va da 1 a 14, dove 1 è il massimo grado di acidità e 14 di alcalinità, pH 7 indica la perfetta neutralità. L’acidità è data dalla presenza di ioni idrogeno mentre l’alcalinità dagli ioni ossidrilici. Le sostanze disciolte nell’acqua modificano notevolmente il pH: un limone spremuto in un bicchiere d’acqua può aumentare l’acidità abbassando il pH fino a livello 3, mentre se si scioglie un cucchiaino di bicarbonato di sodio l’alcalinità può salire fino a pH 8-9.

    Cosa dice la normativa sul pH dell’acqua destinata al consumo umano

    La normativa per la qualità dell’acqua destinata al consumo umano (DL 18-2023) indica un ampio range di pH – da 6,5 a 9,5 – mentre per l’acqua erogata da impianti di trattamento al punto d’uso, sia essa gasata o meno, il limite inferiore può essere minore. Questi valori di parametro sono peraltro “indicatori”, senza alcuna valenza sanitaria e ad uso esclusivamente tecnologico. I valori più alti o più bassi, infatti, rendono l’acqua aggressiva nei confronti delle tubazioni, e in generale dei materiali con cui vengono a contatto, con il rischio di rilascio nell’acqua di sostanze indesiderate. Inoltre, un abbassamento o innalzamento anomalo del pH è certamente indicatore di un malfunzionamento dell’impianto.

    In natura il pH delle acque può variare notevolmente. In quelle sotterranee è generalmente compreso tra 6,5 e 8,5 masi trovano molte acque con valori di pH anche inferiori a 5, per esempio nei casi di contatto con terreni vulcanici, dove sono presenti acido carbonico e idrogeno solforato. Anche elevate concentrazioni di anidride carbonica libera determinano caratteristiche acide perché tale gas in acqua genera acido carbonico. Nelleacque fluviali o di sorgente di tipologia prevalentemente bicarbonato-calcica, il pH è generalmente basico e compreso tra 7 e 8.

    Acqua alcalina e corpo umano

    Per quanto riguarda l’organismo umano, ogni distretto ha un suo specifico pH che, in un soggetto sano, rimane costante indipendentemente da cosa mangia o beve. Il sistema tampone che mantiene invariato il pH nei vari ambienti corporei, sangue, plasma, liquidi extra cellulari, singoli organi, ecc., è costituito da un complesso di attività fisiologiche che coinvolgono tutti gli apparati in   quanto tale mantenimento è indispensabile alla sopravvivenza: basti pensare che il pH del sangue è compreso tra 7,35 e 7,45 e un’oscillazione superiore a 0,4 punti porta inevitabilmente alla morte.  

    A differenza del sangue che è leggermente alcalino, lo stomaco è molto acido, con un pH di circa 2,5: l’eventuale acqua alcalina bevuta viene immediatamente neutralizzata e, se in grandi quantità, può solo stimolare le pareti dello stomaco a produrre ulteriore acido per compensarne la carenza.

    Esistono molti studi sugli effetti dell’acqua alcalina su tessuti e cellule umane con risultati, per molti aspetti, interessanti e che potrebbero far sperare in un’efficacia terapeutica per numerose patologie, ma l’impossibilità reale di assorbire e di gestire questa alcalinità rende tutto molto inutile.  

    L’utilizzo dei risultati di questi esperimenti di laboratorio a scopo commerciale è, pertanto, improprio e, finché la scienza ufficiale non ne avrà approvato un uso adeguato resta soltanto la certezza che bere acqua alcalina interferisce con l’assorbimento di numerosi farmaci creando numerosi effetti collaterali indesiderati.

    Rossella Colagrossi Roma Giugno 2025 [email protected]